lotta disumana

starsene seduti
braccia conserte
ciò mi diverte.
alla natura umana
naturalmente
mi converte.

su un banco
speciali occhiali
luci operatorie
strumenti alla mano…
sentirsi
meno d’un nano.

tempo al tempo non rimane tempo

tempo svuota
cancella al dunque
croste, batoste
giravolte. l’oltre
-mani, cravatta
piani. tutti gli inciampi
i dolori. tempo
castighi memorie
e fandonie, tremori. mi chiami
all’appello, senza nome, giorno
per giorno -mi serve
l’ombrello, so soltanto
quello: ti faccio
da sfondo,
come al camposanto
freddo tufo traforato.
ecco l’immondo:
dimenticarsi
persino di dimenticarmi.

stonatura

quadra il cerchio
dello sgomento
inforca la notte
muta a giorno
diviene forza
contorno.
solfeggio stonato
madre d’avanzo.
dell’occhio la coda
è solamente la parte:
mantenersi distante
a tratti è bastante.

sobrio come il tuono

ed il cielo diviene
un gelato grigio
indistinte nuvole
silenti, perlacee. melassa
involuta -gomitolo avviluppato.
poi cerulea. alla finestra.
quindi stracciatella
stellata, millantata
romanticheria depredata.
col capo reggo tutta
una serra avversa,
un’idea talmente
diversa, che…
vieni al largo
della mia terra
fulmine a cercarmi:
m’ avvincerai tremendo,
io solo, con un diavolo
per capello.

sudditi, capre e cavoli

patetica ignoranza la tua
come degli italici tutti
uni contro altri
a menar vuoti e
favori. ignobile
caccia al feudo buono
alla spintarella
come se tutta una vita
d’individuo non fosse
che solo propria
e non polipo
d’intelligenza collettiva,
aggressione al regresso
ragnatela d’interazione.
sempre il progresso
è comune
come l’opposto,
la spintarella
del fiato padronale
lauta tintarella.
homo italico
così volgo
così caprone.

progetti a lungo termine

problemi di lavoro e il sole
settembrino che pare far l’estate
infinita. ti bacio per quiete e sale.
ci rivedremo dopo. con la calma
dell’avvenuto.

domanda al sole, mangia la carota

domando al sole
di tornar padrone
gli orizzonti belli
degli eroi
le case e le città
dietro noi,
sostituir l’inganno
del capitale barbaro
coi bei visi
sorrisi degli offesi
dei poveri indifesi
che siam così diversi noi dai padroni
nemmeno di un’illusione
depositari sfrattati di un’allusione,
emaciati e venduti
spremuti e contusi
perchè se non abbiam cervello
almeno abbiamo i coglioni.
e se nemmeno quelli ci sono
allora certamente
continuiamo così:
come batteri
diffusa polvere
cipria, levrieri,
mobilio spoglio
d’imperatori stranieri.

algebra infantile

se mi chiami
non rispondo:
rotolo piano
dopo affondo.
il mondo si smonta
senza saperlo.
io ne sono il tarlo
mi basta volerlo.

legge del mercato

crederei d’esser sol mio
eppur non sono, se non
all’innervo della caviglia grossa
al primo strato, quel che non s’avvoltola
è manto soffice, soave balugine,
ciniglia. si crea equivoco che non invoco
che la carne mia sta nel frantoio
senza scopo, se non nell’altro da me-
padrone, che m’acquistò in contratti silenti
e remoti, per così poco.

inchiostro

amletico dubbio:
scriver di che? c’è vuoto
dietro passi, le occhiate
l’orco del nonsense e
le maniche levate
che comporre necessita
sino al gomito; che poi fermo
s’incricca, ritorce, contorce
s’annebbia, scricchiola, cigola.
boomerang il dubbio
che tutto l’inchiostro
sta dentro il pozzo,
senza parola.

viventi e bisbiglianti

nessun uccello ci crede
vivi. mattino. presto. volano via
i propositi. la voglia vola via-
voglia di comunione nel dolce
soffice basso clamore.
evita la vita, il suo
profilo alto. discrezione. se
t’alzassi sempre
sembreresti mai cresciuto.

dormienti e veggenti

m’acceca la luce e le sonore
testimonianze dell’uomo sveglio,
che non sa, m’addormentano.
così rimbalzo tra un’incoscienza
ed un’altra. non so scegliere.
mentendo la coscienza s’allieta.

Mercy

.

…………………………………………a Marvin

.

si chiama Mercy, ha quest’occhi tristi
che la notte è luminosa come la giada
e l’acqua torna alla fonte, sgocciolando.
si chiama Mercy, ha due anime ardenti: con una
ci cuoce gli spaghetti. al dente .con l’altra
semina cuori maltagliati lungo le rive di amanti
svogliati ed assentati, perchè tutto l’impegno
per una donna sola è sprecato -pensano.
Mercy ha allontanato il suo cuore dall’amore
recitando poesie monocrome col solo suo nome.

otium

bordone del traffico
improvvisate d’aerei furenti-
insani traffici troposferici, cala
il sipario nel pomeriggio
della calma agostana bella.
ancora la luce cerca invano
intensa, una pelle
d’ozio buono colorandola.

en plein air

funambolo attraversato dal vento
vieni nei miei sogni come poesia
o il canto della sirena, ah!
che splendido il leggero alito
di un atteso desiderio.

battaglia d’amore

hai ottenuto il merito
(estorto)
della caccia:
mi baciasti per prima
come il morso della vipera
come Cassius Marcellus al primo
round.
ho succhiato il veleno
(poi)
per mesi e mesi
d’accurata insolazione
di scalzo eremitaggio.
sadomasochistica ricerca
del frutto proibito
ed ambito, felici a metà-
cercando quell’altra che
(poi)
non dà mai uno.
ma dà più di quanto.