scommessa gentil

oggi scommetto, dalle tue arie vanitose,

che hai fiori nelle tue parole e potenti radici

nei tuoi pensieri laici, dimmi ancora di te

incantevoli amoreggiamo nelle calde emozioni.

fasciami d’inconclusioni, voli pindarici, estreme unzioni:

sei così donna che mi fai sentir piccino piccino.

cuore spezzato

ognuno dei vicini di casa ha il cuore spezzato:

il pasticcere all’angolo s’è dimenticato

della torta bianca panna dell’anniversario;

il vecchio col cane, camminando e dondolando,

al saluto non ti guarda mai il viso;

la ragazza bionda in fondo alza al massimo

lo stereo della macchina tedesca, cerca

di dimenticarsi della separazione;

l’ex postino passa malinconico presso

le buchette, sospira. è allora che fa capolino

il sole in mezzo alla strada ancora umida e

che le nostalgie s’asciugano illuminate.

ed io penso ai suoi difetti, ai miei.

così che il latte versato, non lo sia stato

per niente.

cemento fresco

le tue domande sono imperativi

io ti chiedo, tu mi sfidi.

a saperlo mi sarei tolto il cappello-

carità di sentimento e tormento-

per farti sentire l’unica, più e meglio.

nello sfinimento d’una umiliazione

sta il cemento fresco della relazione.

arco e freccia: cupido stupito

molli presa e contratto irretito.

repetita iuvant

mentre la vita continuamente s’incrina
attanaglia la stretta sulle cose e umori,
stretta che non lascia scelta, inchioda
al repetita iuvant. dannata verba volant:
mescolo e scolo i colori: dal grigio topo
al rosso fuoco, nell’infinito il ritorno al noto.

contesti contenuti

a volte la parte
è il tutto. e più importante,
pare. nella realtà è l’inverso
del contesto a sgomitare:
dimmi tu che dobbiamo
e che crediamo o vorremmo.
io ho scalato il lato
e male scivolato.
sempre in viso
col sorriso.
per la parte
tutto diviso.

m’autoassolvo

sei coro di no
sculacciata continua
ma io non so darti via
anche se sei già ora
non più mia.
non sei stata
appartenenza, piuttosto
convivenza,
in contemporanea d’amore
singola mania di sicurezza,
indipendenza,
confusione di ruoli
e gioco di dadi-
che di strada ne hai fatta poi
tra appartamenti,
presunti miraggi,
sogni sfatati…
va bene, va bene
ti lascio libera
così che di libertà pretesa
non saprai che fartene.
ed io capo di me stesso
tra me e me
nuovo vecchio
darmi ordini, lenire.