al gatto senza topo

il gatto gioca col bandolo e non trova

che la coda schizofrenica della lucertola

in anfratti e ghetti d’erba confinata.

i passeri e i merletti giovani caciaroni

nell’aria son alti: gatto hai fame, lo so

ma porgi ancora l’altra guancia

fai come coll’uva la volpe:

digiuno si ragiona a metà.

campagna ognindì

pioggia così abbondante

abusivi laghi di campagna crea

gatti infreddoliti affamati di lucertole

che fan da bagnini a bagnati calzini

nella promessa d’un tepore maggiore stesi.

soleggiata paglia di covone

tensione e possanza d’aratro

ah, splendida pacifica campagna

ogni dove tue spore di sacro rilasci

e non menti mai, è che ti siamo debitori.

passaggio a goccia

s’asciuga l’umido non tace più il sole

arriva la primavera? così pare ed è

naturalmente, imbrigliata vitalità

nel cuore di goccia. s’appare allora

più chiari, quasi ialini, ch’ io

possa allacciarti come nodo

finalmente e non al pettine.

ma non farmi innervosire, ti prego.

 

imbonitori da quattro soldi

esaurita passione e virtù

tra un monsone ed una tv

scontiamo il vuoto

uno ad uno

in diversa postura

con la sola conosciuta andatura

sconosciuta armatura:

come bambini

della puntura

abbiamo una fottuta

bestiale paura.

diversificando la materia amata

le piace la salsa, il reggaeton

io star fermo, birra, quiete

sorridente d’un amico

un senso spiovente

anche impertinente.

si confida col riso, sue mani

piroette, i suoi ricci

lieti capricci, nel buio della notte

per lei è terremoto e moto più smosso.

io schivo

come un secolare ulivo-

la tua mania dei contenitori

gli impicci decorativi

io per la musica, l’hi-fi, i libri.

noia nel mio uguale

gioia nel non esserlo

ed il gioco che si fa duro

e i duri che iniziano a giocare.

borghesi piccoli piccoli

mi leggi nel pensiero,

tu sorridente,

nei vuoi trarre il siero

tra mentite spoglie

ed il faceto, io serio serio

maniacodepressivo

come un cero.

chiamarti ingegno

senza sdegno

tra i panni sbucati

lindi e gli scranni

invertiti, sul tavolo

candeline, puliti.

raggiungerti

col palmo congiungermi a te, le dita

non col cuore non pensiero

ma guerriero, che calca la mano

giunge al porto, sporco. felice,

tentativo il raggiungerti schivo

e morirne come uno solo

che la felicità si può toccare

ed il tuo dolce sorriso.

prati

affilar l’erba l’inchiostro colorando:

ciò sconvolge, ammalia

per non esser più balia

ma di luce esosa regalia.

così abbaglia tanto l’amor nell’aria.

cuore sconsiderato

luglio. ho l’impressione

che sarà una giornata fredda.

racchiuso nel freezer il cuore mio

sconsiderato.

ménage a deux

troppo silenzio tra il sapone per i piatti

la spesa, i tuoi capelli ricci castani.

è faticoso pensare per due

ascoltando. ed io metto puntini sulle i

che tu neppure vedi. i piatti

laviamoli assieme, allora.