vespri

ammetto che la noia

è sempre in allerta

col suono del mestolo

a restringer l’angolo

e mi chiedo se c’è tutto

il tempo per l’erba

che il sottobosco annaspa

e la furia infiamma.

non c’è mai dolce notte

il chiodo affonda

il giorno tenebra.

se fosse la fine

un profondo silenzio

come d’assenzio.

in do minore

la raucedine del tenore

squassa l’ore

immemore resetta

l’orme.

 

Parole, parole, parole:

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