portento della ragione

mi concentro nel centro
non nel bivio, nel declivio
m’apparto nel tornante
disparo nell’errante
che poi rifà, uguale
fotocopia della noia
uguale, altalenante.
giurar che son umano
perché m’appare mano.
mano a mano, disumano.

tango lento

c’è questo continuo scambio d’energia

per esempio tra i fiori e la carne

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sconti stagionali

ora renditi conto
che non c’è sconto:
l’idraulico non vuole
la fattura e nel tentenno
c’è sicuramente
iattura, calunnia, onore
vilipeso, impulso arreso.
nel mio viso giovane
ci sta la volata, ci sta il peso:
l’ossimoro non è voler
cose diverse
ma volerle entrambe.

a tutti i padri

la risacca sorda dei tuoi nomi, eco

pazienza ancestrale dei tuoi prossimi

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primordiali non liberi

lo sguardo fioco dell’operaio

la stragrande maggioranza silenziosa

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i sassi nella testa

ma nella testa che c’hai, i sassi?!
così gli urlava ad un centimetro dal naso,
sputacchiando, l’amichetto. poi si ricominciava
colle bugie, i finti baci, le sciocchezze stupidine
a pochi passi, per le ragazzine -candide,
fresche come neve, vita nuova, promessa.
la gioventù l’ho vissuta anch’io così a tratti,
sincopi: ceffoni, cadute, spintoni, ginocchia sbucciate,
sanguinanti torrenti ed ematomi silenti.
lacrime di coccodrillo, urla pungenti, esagerate
roventi, pandemoni massacranti e silenzi
avvolgenti. quel bambino non aveva un intelligenza
brillante quasi certamente, non si meritava
per nulla al mondo quel trattamento infame-
così simile a noi, agli altri prima:
non eccelleva, mediamente a galla come la pulce
sull’acqua, ma la pulce sull’acqua danza ed io
ho scritto questo per fare ugualmente
ricamo di gioia, senza rimpianto.

*

sciapi su alberi
stanno nostri mali
vengon giù
come nebbie
secchi rami
appaiono nel giorno nuovo
senza uno sfogo
o altro segno
seno coseno
baleno.
e viene nel sogno
la mano che leva il cappello:
buongiorno, buonasera
la convenienza è una scienza
un senso l’orpello
ampia magrezza
doccia fredda.

occuparsi degli affari degli altri

c’è dolore

nelle strette scarpe

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