poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: agosto, 2014

shostakovich

dmitrij dmitrievic ha la fronte madida di sudore freddo

muove la mano angolosa ad intermittenza

pare cantare le note

digrigna i denti nella sua maschera triste

tenendo il capo piegato ed una mano secca secca

a sostenerlo per quello che può fare.

nella grande sala dei compositori si tiene

l’ennesimo esame alla sua arte

la musica plana, non toccherebbe terra

se non ci fosse meschinità, livore

quell’enorme invidia ad appesantirla

come quando s’ingrassa fegato d’oca.

tuttavia l’armonia pervade l’aria

il lavorio sui temi si fa incandescente

la perorazione piange, il lirismo è grottesco

fragore, minimo cenno tutt’uno

ogni volta accade:

il genio vince sempre nell’eternità sulla meschinità

morde il creatore, sviscera le sue creature di terra

le inebria di bellezza, senso

vive anche me ora

con la penna in mano, la quindicesima

quel suo finale così tremendamente controllato, legnoso, terso, definitivo

nell’impianto audio (lacrime mie testimoni).

che tutti i politici ed i burocrati

vadano a farsi fottere.

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l’emozione

vien dal minuto

la forza ed il canto

della materia

che s’erge luce, pathos.

dal medesimo

anche la patologia:

ma è stessa fonte

energia

come sollevar il firmamento

con leva, struggersi

puntare al sole

aree ergersi

completi: foglie

radici e tronco.

 

musica splendida per corpi sordi

la musica

esala lapilli ed energia, splende di luce e buio

ansima come una balena, stride e farnetica

come il primo dei non detti
l’ascolto e mi viene la pelle d’oca

la musica
è impalpabile respiro divino
(proprio di dio, quello vero
senza barba capelli triangolo luce

sì, quello che non esiste)

è il massimo col minimo

la musica è la parabola

la morale con l’etica

è il sesso degli angeli

la cravatta nel primo giorno di lavoro

il fiato dell’umanità, esaltazione creanza

comunione di genio e idolatria

la musica

la sconosciuta all’angolo che ti piace

sorrisi e palpatine

triangolo amoroso, corna e leccatine
la musica mi ha salvato la vita più d’una volta
m’ha tirato fuori dal pozzo
a calci in culo

scaravoltato, imbalsamato, irretito
m’ha strappato le vesti
mi ha fatto conoscere veramente mio padre
e lui mi ha presentato in un eccelso autunno nebbioso

vivaldi bach paganini frescobaldi lully berlioz verdi

handel puccini shostakovich corelli schubert mahler

stringendo le mani a tutti questi miracoli
m’è venuta persino voglia di scriverla

scarabocchiarla, inciderla

con le note

tentando l’impossibile, l’inesplicabile.

ed ora la musica è la compagna

nelle veglie, nei sogni

in bagno, in cucina

tra le fette di pane e la maionese

nelle pause, nella frenesia

combustibile e comburente

lei è la compagna più fedele, fuoco e fiamme

nessuno può rimpiangere nessun`altra cosa

dopo aver fatto l’amore

con la musica.

spirito(so)

non è che ci sia sempre bisogno

degli altri, è che la carne sola

non basta, la follia viaggia

oltre le viscere, sale sui capelli

li colora, li anima come erba

plasmata dal vento caldo

o come fragili ballerini

di creta. quindi

scusami se stasera

resto a far compagnia

alla televisione.

sangue freddo

e pazienza.

il tempo non esiste (?)

mi chiedo a che serva
questa inumana resistenza
alla macchina che tutto
sputa, macina
(mai e poi mai si sfugge alla macchina)
il tempo che non esiste per i fisici
ma per i lavoratori sì
denti digrignanti, fauci in tensione
produzione. mi chiedo
se la pulsione arginata dal verso
vita, sia una liaison tra carne e cielo

se povertà sia davvero dignità.

nel mentre il consumo fa

ciò che deve fare e non

ci rende immortali: ci si ritroverà
nel fondo della bottiglia
con la chioma ribaltata

occhi lacrimati:
chi ci guarda ci vede piccini
noi all’opposto sempre Dei cattivi

astrologie

salvatori straordinari,

esequie di ragione

piuttosto illusioni.

alle stelle m’inchino

quei rari momenti di leggerezza

quei rari punti fermi, luminosi appartamenti

nel centro storico veneziano, quei puntini

luminosi accecano, rimbalzano sul cuore

come granella di stelle,

timbri di vetro dolce-

tuttavia la media quella luce

assorbe come un buco nero

l’imperfezione del gesto, del colore

anticipano l’opacità del cristallino:

l’immagine stempia, disidrata

non c’è tempo neppure

per il verso, la poesia.

così cade la lacrima

poi non serve più

anche dopo

nemmeno la superluna

è un aggiustamento.

il moralista riluttante

dannoso l’orgoglio:

da te m’ha tenuto

lontano 33 anni 6 mesi 22 ore

17 minuti ed una manciata.

nel frattempo mi sono buttato

a mare col salvagente

pur non sapendo nuotare

nel frattempo ho cercato

gli errori dei miei prima

di me, rivissuti

con zelante testardaggine.

senza palla di vetro

cerco un anonimato

vorrei un da capo.

senza coda.

affermazione

se i fiori sono così

definitivi

allora questa vita

ha sapore a metà

e le pulsione sgorgano

lente come lumache

la danza non ha fine

il premio è carne e carne

e non mi va di sudare

ed immaginare.

voglio vivere.

che cos’è la poesia

sei alla ricerca dell’armonia, della musicalità, del suono

ma anche del rumore della città, della macchina

allora

scrivi aspro come montale, scrivi tenue e

conciso come penna, scrivi di covoni come bertolucci

scrivi contorto come rosselli e de signoribus

armonioso e lirico come pavese

il verso libero di pasolini

la rima giocosa di scialoja

scrivi d’enigmi e della vita reale

fai il filosofo (non ti debbono comprendere

subito)

l’inconcludente beffardo

l’integralista bastardo

la poesia deve essere così e colà

aggiungi della buona musica

metti una foto significante

un disegno coinvolgente

la poesia è arte

non è arte

è e non è

scrivi, scrivi, scrivi

scrittura creativa

corsi di poesia

devi cercare le cose semplici, parla di cose

banali che tutti possono comprendere

non usare troppi infiniti

perché la poesia non è canzone

(are ere ire amore cuore dolore sudore)

la poesia è un enorme bluff

sono le ali della libellula che sembrano volare sulla tua spalla

a distanza d’anni non comprendo ancora

se i consigli e le verità sono la stessa cosa

se coloro che leggono scrivono pure

se il segreto è dietro gli infissi di casa

o nella biblioteca di quartiere

se la poesia sopravvive nelle semplicità

o la farsa l’ha colta di sorpresa

come girarsi pollici scoreggiando sotto la luna tagliata

se la bruttezza la schiaccia al muro

la poesia si smarca svapora sublima

condensa di nuovo nel senso che disperatamente

cerca. allora non ci sono parole nè musica che tenga

disegno, arte, tecnica, vocabolario

la pagina ti corre incontro

s’apre come un fiore la poesia

nella tasca dei pantaloni

sui coppi, in alto dove non vedi

e anche tu

ne fai

improvvisamente

parte

come petalo

forse anche pistillo

colore forma sapore

di trasversale infinito.

…senza titolo…

il ricordo d’un padre è in una serratura al tramonto

nel temporale estivo (preferendo la montagna fresca)

nelle note della sinfonia di leningrado

nello sguardo del vicino assonnato

nelle riviste d’hi-fi

nel corpo

nelle mani

nell’idea di lavoro

(quant’era orgoglioso del suo lavoro)

in una mini cooper verde e bianca elaborata

nella potenza sportiva della golf gti prima serie

nella casa che abito nata dalla sua vivida intuizione

stamattina al bar col croissant ed il cappuccio

il ricordo del padre mi  rende piccino piccino

grande grande di commozione, struggimento, inazione

perché ultimamente passo così il tempo:

faccio ciò che penso e penso ciò che non posso.

rendersi liberi

il lavoro dovrebbe renderti

libero

la repubblica democratica

è fondata sul lavoro

eppure non ho mai visto tanta divaricante

povertà

come in questa era di consumo

tanta volgarità

scempio della bellezza

eppure non ho mai visto

tanti mendicanti

e

tanta ipocrisia fottuta

vedo pure che continuiamo imperterriti

a farci la guerra

come se ci fosse tanto tempo

zucchero dolce filato per tutti

vedo che il voto non serve e che

soprattutto che non cambia

(mezzo secolo di preti fascisti

ed un ulteriore ventennio

non ci hanno insegnato nulla)

vedo la politica come realmente è

vedo croniche emorragie d’acqua potabile

le suore chiudersi in casa a toccarsi

beneamati principi arrendersi sotto gli ombrelloni stracotti

e alla fine mi vedo cotto a puntino

stamattina (con vivaldi gioioso alla radio

darmi una mano) sulla sedia, con le cicale

io so infine (come pasolini)

d’essere formica:

salverò tutto ciò che mi permetterà d’essere sufficientemente

uomo

felice.

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