shostakovich

di yoklux

dmitrij dmitrievic ha la fronte madida di sudore freddo

muove la mano angolosa ad intermittenza

pare cantare le note

digrigna i denti nella sua maschera triste

tenendo il capo piegato ed una mano secca secca

a sostenerlo per quello che può fare.

nella grande sala dei compositori si tiene

l’ennesimo esame alla sua arte

la musica plana, non toccherebbe terra

se non ci fosse meschinità, livore

quell’enorme invidia ad appesantirla

come quando s’ingrassa fegato d’oca.

tuttavia l’armonia pervade l’aria

il lavorio sui temi si fa incandescente

la perorazione piange, il lirismo è grottesco

fragore, minimo cenno tutt’uno

ogni volta accade:

il genio vince sempre nell’eternità sulla meschinità

morde il creatore, sviscera le sue creature di terra

le inebria di bellezza, senso

vive anche me ora

con la penna in mano, la quindicesima

quel suo finale così tremendamente controllato, legnoso, terso, definitivo

nell’impianto audio (lacrime mie testimoni).

che tutti i politici ed i burocrati

vadano a farsi fottere.

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