dove sono finite le lucciole?

c’è la naturale propensione
al soliloquio, come stando al buio
sorridersi. ma c’è anche la calma
piatta ottobrina e le lucciole spente.
come le nostre passioni.

filati

piccoli origami

come diapositive

ho creduto alla vita

come a fili sottili

intrecciati di capacità

ora guardo fuori dalla finestra

un autunno strano, tiepido

con aria gelida. guardo

e non vedo quella sarta

che quei fili ha intessuto.

.

a Simon James Terzo

vecchiaia dignitosa

la pensione s’allontana

così una vecchiaia serena

e dignitosa come una porta

l’apro, esce storta:

la testa sotto

tra ombra e ombra

il corpo sopra

a non far storia

nemmeno memoria.

appassionato

son mercimonio d’apparenze

incongruenze: è sicuro humus

più saturo e sapido, ma è lo strepitio

dei cocci che mi fa il sobbalzo.

quindi canto, m’alzo

d’un operaio che sporca le mani

tinge di sudore, col grasso.

oblio

spolvero perchè

mi fa un baffo

l’eterno…

le cose mi sorridono

senza la loro patina

di dimenticanza.

il tempo passa

anche per questo:

ritrarsi dall’oblio ingiusto.

ragioneria di stelle

è che il mattino della domenica
sto già male per il lunedì.
non il venerdì sera, per esempio
carico di promesse. il mantenerle
sarà glaciale imperscrutabile ragioneria di stelle.

scalmane autunnali

senti l’odore

di questa stagione

è passato ardore

nostalgia, stantio

di dolce, rapa,

canna da zucchero

tuberi, sudore.

ottobre

nuovamente

marcescente

vita

che da morte

viene.

.

la coscienza incosciente

l’omicidio di pasolini
è l’evento cardine dell’italia dopo la guerra
uno spartiacque di sangue e violenza
la massima espressione dell’umanità abiurata
del popolo consumatore italiano.

non ci sono dubbi:
la morte dell’artista
è morte dell’innocenza

svelamento estremo dell’ipocrisia
canto del cigno strozzato dal capitale.

illusione è vivere d’arte
prostrandosi al danaro.
illusione è la scelta,
sentirsi liberi con una scolarizzazione
ed una televisione accesa la sera

l’illusione della comunità civile
del patrimonio sociale,

perchè non so vedere bene dentro al buio

m’odio così tanto.
è che tutti siamo in pericolo.

come la cipolla

slancio abbisogna di rincorsa

se hai paura delle altezze

certo non puoi saltando

dimenticarti del grave-

le bassezze son così numerose

che il fiato sfiata, l’ugola si morde.

si vive come la cipolla:

unica efficace finzione

prima dell’estrema unzione

vestirsi rivestirsi avvinghiarsi

per non raffreddarsi, a strati.

in transito

gli anni passano ed alcuni non si fanno
più sentire come un tempo, chi ha avuto un figlio
chi si è sposato, chi non lavora, chi è vegano,
chi ha lasciato il paese, chi è cambiato
e non è più come prima. il tempo livella anche
i contrasti più duri, inventa malattie, perditempo
malinconie, indurimenti. succede come alla plastica
che alla sua creazione si credeva invincibile.
poi ingiallimenti, screpolii, fessurazioni.
è che l’uomo ha la vanità dell’eterno.

visionario

io sento
che la scopata ha preso il sopravvento
che i sentimenti sono giochi per il cinematografo
e che le vecchie la sera
vanno a letto presto
perché la giungla fuori
non è per loro
che hanno visto le lucciole
nelle campagne, gufi e rane bue.

io sento le maree del tempo

il riflusso, la risacca.
non sento la mancanza di figli
perchè conosco il dolore
d’ogni giorno
il peso d’allacciarsi le scarpe
e sorridere,
sento che i bambini
non lo saranno nemmeno

per la durata d’un cartone animato-

hanno già visi stampati d’ansia

cieco furore.
io sento
un’esistenza di impotente partecipazione
sento tutto-

io sento
ma non posso provarlo
né rendervi partecipi
perché ci siamo dentro tutti

sino al collo
nessuno escluso.

.

a P.P.P.

una sera stuzzicando le parole

sono ferme foglie stasera

non un sussulto. magra

consolazione il fremito

della clorofilla nel carcere

del traffico aereo e nel basso

bordone d’automobili. già

scomparsi i passeri

piccioni monotoni.

e i vicini? quelli non servono

vecchi, malandati

(la notte lo sento mille volte

dal letto

chiamare la moglie -malattia

sonno, sordità). è

così che si finisce spesso

da dove si era cominciati.

sonata per violino e pianoforte op.134*

linea aspra, cantilenante

gioca a nascondino

il violino, mentre il pianoforte

scheggia note gravi come colonne

di passacaglia… melos puro

che candeggia l’aria ed il mio umore

in basso si placa, decade

gratta il fondo l’armonia

incespica e costruisce

prende 12 suoni

ne prende 8, struttura -sipario.

sei ancora speranza

melo

dia.

.

.

(*trio per violino e pianoforte di D.D. Shostakovich)

prelazione

sullo spoglio tavolo

ne è testimone il fermacapelli

non ci sei. sarebbe ondata d’astio

se t’amassi davvero. così, in fondo

nulla attendo, solo tempo al tempo

il futuro attento. che portento:

anche il più forte sentimento

vola via col vento.

inerzia debole

amara abitudine la sintesi:
ore ore ad aprir bocca
per non dire
hanno un’utilità
ben maggiore
quando si scopre
che c’è solo un rumore
di vicini nella fredda
aria della casa.
per metà è fatta
l’altra potrà o no
per inerzia, magari.