preventivo di gioia

di yoklux

ci toccammo quel giorno

era un bel giorno caldo estivo

come tanti pomeriggi

era un bel gioco

al riparo d’occhi indiscreti

sotto una collinetta verde, fiorita

in un parco condominiale

lei sfacciata, affamata di scoperta

io un po’ ingenuo ma non troppo

io la preda perfetta: lei conduceva, io attendevo

ogni singolo movimento

fremente

e mi lasciavo andare

ai nuovi ammalianti profumi carnosi

io vittima sacrificale, ah!

l’indomani ero pieno di sensi di colpa

credevo ad una fustigazione veloce contro il peccato

l’espiazione m’avrebbe colto d’un momento all’altro

rimuginavo e rimuginavo la mia colpa:

se i miei genitori avessero saputo?

cosa avrebbero pensato di me, della mia educazione esemplare?

ed il prete quante ave maria e pater

m’avrebbe costretto a recitare?

quell’uomo invisibile lassù

che tutto vede e controlla

m’avrebbe tirato per i piedi la notte?

ma qual’era poi quella colpa che m’incendiava il cuore?

non ci crederà nessuno

ma alla fine non è successo proprio nulla.

la religione degli altri m’aveva sopraffatto,

mi chiedeva d’essere

altro da me

eppure ero un bimbo intelligente sveglio.

evidentemente non basta.

ripenso con tenerezza a quella bimba virtuosa

alla nostra appetitosa curiosità istintiva e medito

su un’errata colonizzazione culturale deformante

che allontana i corpi caldi, sudati

li rattrappisce in limitate meschine menti claustrofobiche

capaci di morte.

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