l’ombra e la strada

di yoklux

ho incontrato ancora la mia ombra a mezzodì

camminando con calma e sangue freddo

come al solito, senza pensiero d’altro

giù per la stradina che porta solo a casa

forse alla gentilezza, alla bontà d’animo

e a qualcos’altro che potrebbe…

ho cotto quattro patate sole col sale

il gatto miagolava sotto, a lato,  cercando padrone,

l’amplificatore a valvole autocostruito bofonchiava

chiaramente per portarmi su un altro pianeta,

ma sono sempre io lo sconosciuto

che si scandaglia in altri quattro versi

ed alcuni sospiri, che se ne sta tutto il giorno a casa

senza un pensiero o troppi per metterli sulla bianca pagina:

non c’è nessuna differenza sostanziale tra l’essere qui seduto e tranquillo

ed esserlo là fuori con gli occhiali da sole, la fierezza del confronto, l’approccio

disincantato e diretto, allontanato da pensionati sdentatai ed incattiviti o indifferenti

attendono la svolta sulla panchina vicino al laghetto stipato di carpe abnormi,

senza un nome come non ce l’ho qui nella musica, tra i libri, il mirtillo e le more

nella creanza lucida dell’abitudine… il gatto miagola ancora a lato,

io non calo più dalla stradina, non sono più idea

sono già dietro la porta come un testimone di una religione qualunque

faccio l’occhiolino, immagino… non decido,

non mi conoscete veramente e perciò non mi avrete.

mai.

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