da bambini, chiusi nelle proprie serre

tornavo da dietro, ti evitavo

con la soggezione negli occhi

arrossivo se chiedevi.

così escogitavo, tergiversavo, mancavo

allungando come “gomma del ponte”

la strada di casa -netta linea retta,

in realtà più serene, calmierate. scoprendo

ciò che l’uomo fa per coprirsi d’ombra

impolverando voglie, desideri, allunghi

che s’intorpidiscono poi, irrigidendosi

polimeri timorati, alle intemperie.

t’avrei potuta prendere per mano

sfiorarti il collo ed invece

quei colori, quegli odori

han fatto la fine immeritata o giusta:

ognuno in un vaso di terracotta

col sottovaso di nostalgia soffusa

nella serra umida dei ricordi, radicando.

Parole, parole, parole:

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