poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: marzo, 2015

mondo robotico

non guardi più dalla finestra

origli, spii

solo piatti d’asporto

tanta tanta televisione

calma piatta, rassicurante

fai l’autolettura, i bonifici con internet banca

muri, intercapedini, isole di dietrologie

dai qualche indicazione dietro la cancellata

sempre fioca voce citofonica

relazioni via cavo

guardi gli aerei passare

scie chimiche restano fuori da casa, pensi

qui sei al sicuro, niente ti turberà

niente t’impressionerà

sembrerai quei cartelli ammaccati lungo le strade

piegati ed arrugginiti

quelle poche cabine telefoniche

e uomini ingobbiti e sporchi

con le tutacce arancioni, gl’occhi stretti come fessure:

indicazioni e inversioni continue

per arrivare nello stesso posto di sempre

senza ammaccature, graffi, battibecchi

piacevolezza, spiacevolezza, ambizione

qualsiasi.

 

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economia distillata

lei è in cucina

ha le mani in pasta

lui sul divano

in ascolto

di che precisamente

solo lui può saperlo

ma

la vita è stata buona

l’ha reso pensieroso

di bocca buona

semplice.

devo rifarmi il colore alle unghie

pensa lei

e devo ricordarmi

di dire alla vicina che alla domenica

alle 8:00 generalmente si dorme

e i fiori bianchi

sì, quelli mi piacciono

non ho il pollice verde

d’accordo

però mi piacciono, molto.

la giornata è stata come al solito:

lavoro, attesa, lavoro

tutto si è riproposto

e si è assolto nel sonno.

le mani sono più ruvide di ieri

ma va bene lo stesso

tutto cambia

tutto resta uguale.

però se avesse saputo

come sarebbe andata

bè, avrebbe fatto un’altra scelta.

e tutto cambia, non resta.

ordine disordine e caos

permeati di caos come nuvole folli spazzate dal vento freddo
tra questo subbuglio ed un irrefrenabile razionalismo da parata
una marcia costellata di cadute più o meno rumorose, cacofonia
un precipitato insolubile nell’umor vitreo scosceso, scivoloso
battiamo denti come eschimesi privati dell’iglù
come lumache nel giorno dell’eclissi parziale
con antenne allungate, tumefatte, cercando l’inesprimibile
che voremmo metter su carta da aereoplanini sghembi.
ed io so che gli aquiloni non so far volare.

neoplasia spirituale

nell’ora di punta
escon tutti. poi
silenzio, vuoto

di sé svuotalo
il silenzio assecondalo
fatti vivo quando non c’è anima
quando il crepitio dei cuori
insegna a vivere sviando
con discrezione estrema, pudore

ed il sudore sacro del lavorio

e da lì sorriso.

.

.

ad Emilia.

insolenza del sole

non è andata come doveva

perché il mattino ha virato al grigio

i vicini hanno deciso di svegliarmi,

sveglia a mia insaputa

perché gli uccelli hanno mancato

all’appuntamento col pane raffermo in giardino.

la colazione frettolosa anche nel giorno di festa

l’occhio stretto del pugile

che verrà massacrato usato abusato.

mai, non va mai come si vorrebbe

o è un’illusione che ci scalda il cuore

eppure non va ugualmente

e dai, dai dai dai

l’insistenza porta i suoi frutti

cocciutaggine d’un fiore

all’inseguimento del sole.

e auguri, auguri, auguri.

giro giro tondo casca il mondo

ci rigiriamo le dita

è che manca una meta,

tutti gli esploratori

hanno una finalità

terrena. c’atteggiamo

ci scontriamo per un annullamento

ed ogni sisma è meritato.

quando ci muoviamo tanto

convulsamente

schizofrenici avventori

allora penetriamo in noi stessi

come chilotoni ammazza cristiani

e incontriamo simili

per cancellarli.

non c’è tanto spazio al mondo

per tutta la violenza, l’arroganza.

beviamo una pinta

l’unica consolazione

ed una sciarpa, là attaccata, dimenticata

qualcuno si deve essere dimenticato del gelo

per una volta.

incongruenze glicemiche

era bello il mattino

quando arrivavi con croissant cremosi

era bello sino all’ultimo boccone

sin quando non ti spacciavi per altro.

una volta conosciuto l’altro

sarebbe stato meglio una separazione di beni.

c’era già quella delle idee.

copia

la mattina è iniziata come sempre

caffè, biscotti, l’angoscia della radio.

amiamo rivestirci uguali, come copie.

a volte incontrare i lacci delle scarpe

è pure un’impresa ed io oggi non vorrei

incontrarti. se solo sapessi tutta la fatica

ed il sudore. manchi di gioia e piove melancolia..

tuttavia l’uccello fuori attende le mie

briciole ed il mio umore impenna

come olio sulla padella bollente:

un’altra impresa si farà.

acidità di stomaco

ci sono giornate che sfuggono

all’operosità, non succede nulla per centinaia

di minuti eterni. non che ami l’imprevisto

tuttavia capitola e scema la creatività del creato

e svampa la fiamma. e viene il singulto

il nemico alle porte, l’immagine riflessa.

Quanto basta...

Riflettere, condividere pensieri. Senza esagerare. Quanto basta...

UNO STRANO POETA

Quando la poesia incontra la vita di un ragazzo

Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

Scrivo per passione e per noia, scrivo per passione annoiata. Lo pseudonimo è uno strumento ed è confusione, è uno strumento per confondersi. ("Sii sempre un poeta, anche facendo prosa.” - C. Baudelaire)

Unterwegs

In cammino

sovrasenso bisbigliato

"quando ti sono postuma ti ritrai negando il nesso tra suono e pensiero pensato." (Anna62)

Brezza d'essenza

Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.

ilcollomozzo

FU ALL'INIZIO UNO STUDIO. SCRIVEVO SILENZI, NOTTI, SEGNAVO L'INESPRIMIBILE. FISSAVO VERTIGINI. A. R.

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Poesie D'Amore e Trucioli Di Libertà

amilgaquasino

A.A.A. Cercasi (un modo vecchio come il mondo per mettersi sul mercato)

Sogno Diurno

(la poesia è sogno diurno)

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"Noi non siamo mai esistiti, la verità sono queste forme nella sommità dei cieli." Pasolini

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Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

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LA DITTATURA PERFETTA AVRA' LA SEMBIANZA DI UNA DEMOCRAZIA, UNA PRIGIONE SENZA MURI NELLA QUALE I PRIGIONIERI NON SOGNERANNO MAI DI FUGGIRE. UN SISTEMA DI SCHIAVITU' DOVE, GRAZIE AL CONSUMO E AL DIVERTIMENTO, GLI SCHIAVI AMERANNO LA LORO SCHIAVITU.

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