diabaram (da “Padre e figlio”*)

notte nel rumore sordo lontano
ombroso del concerto pop o rock o nulla di niente,
cielo stellato caldo sopra
dentro nessuna morale
la televisione accesa
ma il cervello spento,
è imbarazzante. Diabaram
di Sakamoto e N’Dour
cesella l’indicibile
e s’illumina il buio
non di luce di lampione led
-nuovi, appena installati
dai politici
illuminati-
ma di terrena sacralità
atea, operaia. quanto cuore immane
nelle frasi più piccine:
l’insignificante
farà vivere ancora
e di più dirò:
ci farà
sopravvivere
un minuto ancora
sol ciò che serve, appunto.
.
.
.
.
*regia di Pasquale Pozzessere

Parole, parole, parole:

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