refrattario al buon senso

non vorrei
m’accettassi tutto
così come sarei
se non esistessi,
carne debole.
ma accettami
dividendomi a metà
tre quarti buttali.
la prima parte
carne di rima scelta
conservami come voce d’oratorio
dal di dentro
come muscolo infranto
lacrima di gran cuore
mondato.

*

silenzi irti di sguardi
disgiungono ed urtano:
la maratona degli inseguimenti
ci cerchiamo
senza comprenderci:
e via allora a tutte queste paroline di gas rari
e scritture, come fossero medicine
salassi, unguenti. che siam tante stelline
piccoli lumi di scure nubi
schiarite poche, tante diatribe. vive.

*

talmente concentrati
in noi stessi
gl’attori facciamo
senza trucco e parrucco
se non gli zigomi spostati
gl’occhi pagliacci
iridi sfilacciate e non rimpiante.
quante coglionerie
e castronerie: le bellezze
passano come comete
restano echimosi.

presupposti

non ci si crede
non si suppone
niente a favore depone.
credimi e schiaffeggiami
urtami e stuzzicami:
tutta un’allegoria
alla meglio fantasia
ma svegliarmi mai e poi mai.

orchestra

insetti della montagne
soliste voci innumerevoli
nell’orchestra bizzarra
che mai non tace, ripaga.
questa moltitudine ragalia
di sguardi compenetranti
della gioia di riconoscersi
in occhi altri conoscersi.

*

anche la morte abbisogna di sorte
sennò sola pure lei
come assolo esile di noia.
quando ci raggiunge
questa fine che non pare
s’ha timore d’un dolore.
è questa parte
che ci farà vivi realmente
esistiti naturalmente.

carezzevole la vita nostra

non crediamo alle favole
tutto ha prezzo
e non si dedica a te
tutto il logorio
anche se
i muri hanno orecchie
ed il rumore di fondo
può azzoppare un fonometro dolce.
il fondo scala
parla di saturazione
e rimpianto: ma non tutto
il male
giunge al cuor del nuocere.
che la sicurezza miete
e la stagione forse premia.

favole

l’impegno per addormentarsi
tutta quest’aria attorno
il ciuccio che cade, scivola lento
il bimbo d’un anno
ai sogni capitola
s’affanna alla coscienza
quando solo nell’incoscienza
ma ancora non sa:
ciò che vuole può fare
chicchessia essere.

*

cammino
è fatto di tracce piccole.
similitudini
avvicendamenti
scorie, sedimenti.
si procede man mano
mano nella mano
come pascolante nidiata
o formazione in volo.
starsene sul cielo
a ricamar nuvole!

*

se m’ami
non mi odi
se m’odi
magari non mi senti:
gli eccedenti
sono accidenti inerenti
i sentimenti.
e dopo un poco d’anni
ed assieme tanti danni
o cadauno senza il ca
e credersi ancora
indenni. e felici perenni.

mentitori seriali

la vita di coppia
è un azzardo
un quadro in moto
‘na cartolina in cima
all’azionariato, uno screzio
una carezza, un boato.

un’allegoria d’allegria.
non ci si crede
a quei due sconosciuti
che s’amano, così dicono
di volersi bene.

generalità

il cuore si scalda
pensandoti. e la cenere
rossa e nera
più rossa che spenta
più riflesso che amplesso,
ritorna sangue cantando
la vita.

*

partivo piano
per arrivare lontano
non per cruccio
per astuto dettato.
creatività secondo me
e per alcuni, molti
ritrovarsi in mondi altri
partendo dalle stesse scarpe
slacciate: i nodi infatti
non solo al pettine
servono.

*

mi rigiro sulle e nelle
lenzuola umide. è notte
fonda, come impantanato
non sapessi. castrazione serena:
l’auto incensarsi
crea mostri, spinge
alla vanità.

*

ti penso
o no.
ti penso
o non ti penso
ti credo
e ti penso ed ancora ti ripenso

senza scompenso:
di questo passo
tu ne fai quattro
nel mentre io
uno soltanto

(oppure son quattro
anche per me:
magari avanti uno
indietro tre).
è la dialettica
della coppia
che se non scoppia
nel tempo
si copia.

*

che notte la notte scura
umida tetra, la notte silenziosa
cheta. che notte la notte
insonne. una notte così
passa per un giorno speciale
una riunione di vecchi compagni
una striscia bianca ordinata
su un vetro. che notte la notte
che desidera il giorno.
giorno dove cercherai
nel calar dell`oscurità
sarà notte specialissima
quella meravigliosa
rigogliosa di creanza
senza lume
perché pure senza bagliore
c’è vita. è nel mondo
la notte scura
umida e tetra, notte silenziosa
cheta.

*

perduto per sempre
immemore nell’eterno
è quell’attimo sfuggente
che cresce nell’immorale

nel tenebroso scabroso
ingeneroso erodere
del tempo macchiato
di carne, sogno.

occhi tuoi non saranno
mi più fanali
tuoi sensi
non avranno più
da temere.

*

non è ancora finito
già ti chiedi perché al termine
la differenza sarà più della somma.
oggi che il sentiero è stato tracciato
all’ombra e non c’è una costanza
retroattiva
e
milioni si comportano
seguendo uno schema fisso
generico.
e poi se andrà bene
sarà merito
d’uno
solo.