"poesia" yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: dicembre, 2016

tesi

son di passaggio gli amici.
come alcuni amori, delusioni.
ci ammacca lentamente
come il quieto rotolare.
non c’è urlo, eclatante ribellione.
più una serena invasione:
ci si abbandona all’anonimato pudore.

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cinema

questo 8 dicembre mi piace.
mi piace per umori e sapori
per temperatura e odori.
ascolto Hisaishi:
ricordi quel film
del poliziotto con la moglie
gravemente malata?
certo che sì, che emozioni!
bastano poche ore
per ricredersi sul significato della vita
persino sull’utilità
dell’uomo.
con occhi bagnati.

trovare il bello

non c’è il cielo stamattina
è grigio tutto, mio umore anche.
lei è già uscita, i lavori nuovi
non seguono le divine indicazioni.
la domenica per alcuni è mite
per altri è sempre produzione
e sudori. le ho lasciato un cornetto
con la glassa, vedo divorato senza pietà,
bene: dolce fa rima con amore.
pensandola laboriosa il grigio scolora.
viene un bianco che è tutto
e nulla, che da quell’impulso
che manca all’insulso.

transfugo

l’euforia impazzita
è scheggia mia. muovono rami
casuali come coscienza.
e la mano cerca motivazione
a tutto lo scuro che non solo
è nebbia. e mi pare finita
anche la noia a suppurare,
che malinconia l’attenzione
al pettirosso, non uscendo
indenne dal fosso. e come
è sopravvalutata l’astinenza
che non pare così saggezza
soprattutto di calore mancanza
come mano senza carne scheletrare.

nessun escluso

m`innamoro quando son letto
ma a sufficenza il mondo non conosco
per sentirmi grande. maturo sì
col lavoro, prole e moglie
e non domandatemi, non pensiate
ch`io scelga: tutto regalato
nell`eleganza terrena mostrato
prostratevi e incoronatevi come migliori
tutti, nel tempo illuso nessun escluso .

mai abbastanza ammansito

con un click

cancello le tue frasi

infelici. l’era digitale

invita. nelle dita

il potere tutto

bit moribondi scatti

e scaltri

testamentari a mezzo.

ciechi stolti:

delegare alla tecnologia

cuore e mansione.

accecante freddura

la giornata limpida fredda di sole
spariglia visioni ed opinioni:
troppo freddo per gioire, troppo sole
per intristirsi e perdere.
cammino per arrivare al lavoro
col passo solito, stessa ora, stessi visi.
son qua per difetto, rappresentazione.
non ne ho voglia, per abitudine.
per necessità e virtù? copia a carbone
di un’ora che l’altra tira
già rassegnato
come non nato.

il taglio della vita

il giardiniere energicamente
taglia l’erba, come s’è allungata
in una stagione, così tanto
che pare un’illusione. io
non son bravo coi tagli
ho sempre lasciato un filo
una speranza in un capello,
come il cordone d’un amore
una treccia sul balcone.
preferirei fotografo, non biografo.
così si fa, così si deve
mi ripeto, come coro greco.
peccato sia pure debole
mi racconti delle frottole
sia fioco sospiro di loto
nei cinguettii delle allodole.

il degenere

sorrido al genere:
la sindaca come l’amaca
una camicia senza manica
uomo senza costola
uoma senza spina
rosa senza sesso
parole senza nesso
sono maschilista
nella mischia
le basse parti
difendo.
che incantevole disputa:
lo sputo mi sputa
futile e dilettevole
sarcastico, ma sempre
amorevole, distico.

disperazione

ricordo sempre il tuo dolore
era anche nostro. il tuo di più
perché carnale. e non ho parole
che non bastano mai. non ho pietà
che i fatti a destra l’han superata e assai.
né lacrime che il tempo dissangua.
solo so che resto, chiamarti non posso.
e vederti di là dal cancello.

fammi male

Bologna di sabato è una megalopoli
senza popoli. la scoperta della gente
è un respiro largo di compra vendita
sparita l’abilità di accenderla l’anima
con una pulsione del cuore, solo svendita.
hai creduto in qualcosa senza vederla
ora odori l’illusione d’una crescita
e non c’è. sotto la nebbia, sotto il ciotolo
schivo m’arrotolo. non son tutti, mai potrei:
me stesso in tutti gli occhi e
nessuno. certezza mi basta.

tirare la somma sottraendo

non sono cattivo
a volte indifferente, comunque umano.
cinico, ma buono.
ho la stoffa del medio
nel lungo termine.
m’arrabatto
non sono male.
il lavoro non manca
per ora.
qualcuno mi legge
poche anime di cuore.
anche questo
conta, come il verso libero
una moda certo
e la semplicità
non ostentata.
ho fatto una famiglia
non mi devo vergognare di niente
e ciò è più di tanto
quasi cento, novantanove
arrotondando per difetti, penso.

Cantiere poesia

Scusateci per il disagio, stiamo sognando per voi

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"...e poi Letteratura e Politica"

La specie si odia. E mi permetto di aggiungere: "A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì; altre volte di coppie sì, ma non d'amore, e è il caso un po' più ordinario". R. Musil, 'L'uomo senza qualità', Ed. Einaudi, 1996, p. 1386. Ah, a proposito di 'relazioni': SE APRI IL TUO CUORE SI TRATTA DI AMICIZIA. SE APRI LE GAMBE SI TRATTA DI SESSO. SE APRI ENTRAMBI E' AMORE

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