lotta sconfitta tra classi straccione

quando mi dicono: lavora! produci!
mi viene prurito alle mani
oltre ai calli del martello e ai tagli
del freddo gelido
perché non m’arricchirò
e non sarò libero
come nella pubblicità
e non sorriderò abbastanza
come negli sceneggiati
non sarò accondiscendente
e maneggevole a sufficienza
non acquisterò desideri indotti
non potrò guardare mio figlio negli occhi
sarò la sradicata afflitta sconfitta
fiumana di genti africane e asiatiche
che mi inducono ad odiare ed emulare
per la rincorsa al reddito di sopravvivenza,
perché mi sarà scambiata
per un tozzo di pane
l’unica cosa di valore che posseggo:
il mio tempo. e se non potranno
abusarne sarò costretto
a perdere la mia identità
in un altro stato civile e capitalista
lontano da tutto quello che conosco
lontano dalle radici
dal mio passato
dal mio individuo.
civiltà nuova, luminosa e buona
della globalizzazione.

esplosione muta

un sorriso mille parole
in rarefatta atmosfera

ione, particella d’energia
che non si spegne

ma che non torna.
come la fantasia

la maestria del canto.
stentato tabulato
del sussurrato:

a me dolcezza vieni
differente fammi percepire.

integro

ho mentito a me stesso
agli altri non interessa.
che l’integrità è cosa sola
per definizione, come casa. propria.
o poesia. o respiro. bugia! bugia.

politicamente belligerante

tanto tanto populista
il popolo che ama
soffre, genera, sgobba
rivoluziona, scoccia
produce, sul piedistallo
poggia, poi abbandona.
l’italico no, blatera
frigna e recalcitra, bisboccia
perché europeo a forza
accogliente
come un sofà lo stivale
sotto al sole
niente ad occidente,
probabile avvenire latente:
tutti la stessa litania ripetono
come se 1984
non fosse romanzo
ma quarto del manzo.
quanto populista
un popolo che spopola
fino allo svenimento,
s’arrotola nella frottola
della classe dirigente
che digerisce lentamente
come il boa la preda sua
fatalmente.
unica ideologia: il mercato
gente.

narcolessia

s’intravede il sentimento
disse un collega virtuale
del momento. ma a me
questo non sembra un portento:
più che altro
agonia, drenare lento.
il sentimento è sonnolento
quanto il pesce all’amo
che perisce affranto nell’intento.

impossibile impassibilità

tra noi
sento tensione
qual’era la previsione
passare il tempo
a singolar tenzone?
occhi lucidi
particolari trucidi?
perchè il tempo poi
farà l’evoluzione:
non ci sarà più
nè discrezione
nè invasione
il campo libero
per novella
generazione.

l’assenza c’è

le gazze vinceranno

infine

contro merli, passeri, pettirossi

e quant’altro.

la propensione

malsana al massacro.

le debolezze

son gemme promettenti

e ossidazioni dolorose.

marciano al sole armato

agostano

come panzer.

ingrati.

espressionista

così poco dormo
perdere tempo
in sbadiglio e farfuglio
non voglio.
ingozzarmi di Celine
Carver e Bukowski
parlando coi morti
vivendo dei morti, voglio.
nostalgia delle notti bevute
dei tempi vuoti.
passione sfrenata
ecco, il mio cavalletto
per il non detto.
ecco il mio lavoro
in aria piena, con tanta lena.

liberi

come son differenti le prospettive
io chiuso qua dentro al lavoro
tu in giro nella capitale
a farmi del male.
ci conosciamo appena
in dieci anni di pena
o dieci minuti d’altalena
importa niente
come al gioco.
ammorbiditi dal trascorso
siamo dello stesso lembo
strappo diverso.
sempre a tempo
a mettersi di traverso.

teologia del non credente

tutto è sacro
anche le foglie secche
sull’asfalto.
la percezione
il colore rosso
di ciò che sento
sotto e sopra gli alberi
dormienti.
abbiate cura
dei sentimenti
persino le azioni
li coinvolgono
pure quando e persino
se non amate.

amarezza d’anni e affanni

capita che l’amore
appaia disvalore
mancanza di pudore
evolvendo in scontro,
derisione. il pianto
viene insinuando
quell’abbraccio
quella stretta di mano
normale pretesa,
affanno. poi disattesa.
quanto contano le parole
dopo il sonno?
prostrazione: questo
un significato
non troppo celato.

a tarallucci e vino

niente da insegnare
poco e nulla di sogno
un quarto di responsabilità
un pizzico di vuoto
tanta tanta sobrietà
come crema spalmabile.
com’è amabile
il terminabile:
gioco a premi
che non prevedi.