tenerezza

di yoklux

a non udirsi giocano

al buio invano splendono.

questi sordi che si chiamano

questi ciechi che gesticolano.

e giù botte da orbi come burlesche

tragiche evasioni.

ed il lutto non è più remoto

un lutto non estremo

ma conflittuale e lucente

come nei polpastrelli paffuti schegge.

materia ch’avanza nel tempo

sfiora la vitalità, implora memoria.

e tu corpo invece in malora.

via, via.

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