poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: agosto, 2017

invasione dei rabarbari

aboliamo le barriere
apriamo le frontiere
come spalancare
antidoto fosse
al guerreggiare
soluzione
alla non equità
del progresso sociale.
proprio vero:
la sinistra fa la destra
e la destra fa gli interessi suoi
che i nostri non sono più
son divelti, avvilenti
per gli amministratori nostri
pusillanimi contorti
estorti da una società
che malauguratamente
ne è specchio
nella lente espressione
riducente avvilente.

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le ossa rotte

si vive
ad occhi aperti chiusi
come in autunno gli scuri:
la casa sfrondata di luce
con le funzioni vitali
appena percepibili
come antenati e sibili.
chi morì in questa terra, sepolto
sotto le fondamenta, magari
a venti trenta metri
nel sottosuolo sa
che qui su ora si cucina, si fa l’amore
si urla, si bisbiglia, si canta
si fanno origami, si leggono libri, s’ama?
qualcuno da qualche parte ha un piccolo
insignificante inutile
pensiero futile
per loro? eppure le ossa sono
tornate alla vita
nel colore sgargiante dei fiori
nei fichi polposi, in un filare di grassi, rossi pomidori
nell’uva ordinata, in 9 albicocche croccanti e dolci
nell’odore delle cose prosciugate
dal gran caldo soffocante
di quest’agosto che non finisce mai
(odio il mese di agosto, odio l’estate).
sanno che la morte è un bluff
tutto ritorna, in altra forma
come questa leggerissima brezza
che passa da qui
ora
non mi riconosce
non sa di me
dello ossa, della casa, di tutto il resto.
ecco, a questo resto
m’attacco, m’attacco con forza d’uomo giovane
come la pellicola alla pentola
ne va della mia irrilevante sopravvivenza.

carezza di padre

la rara carezza d’un padre
resta per anni riposta
come nel sottovaso d’agosto
lo scorpione protetto.
io la tiro fuori quando
sono solo o sto per diventarlo:
parole e occhi amici
appaiono subito dopo
come fari nella buia notte.
perchè si ha bisogno
di una luce forte:
la vita si nasconde pure
agli occhi indiscreti.

uno dopo l’altro

i fiori sui rami
il pero già invaso
dalla cocciniglia
il melo forte, virgulto
maschio diretto dal sole.
le prime fragole
pargoli verdi. le api. il pettirosso.
l’abete cresciuto
piantato a natale.
tutti i ricordi qui
come amanti stazionano:
la ciambella della nonna
il coker sotto al letto, spaventato
mio padre che mangia affamato
piatto colmo, fumante.
l’odore potente
del bollito, le chiacchiere,
il telegiornale e il dessert.
il frastuono dei piatti sudici
il caffè
coll’amaro, la grappa, i cioccolatini
mia madre che sparecchia e parla.
tutti ricordi che fanno amare la vita
ma lo sguardo è mutato
tutto trascorso
nel battito di ciglia,
concluso, terminato.
non nella mente
che vive di propria vita
non si placa. l’attesa. l’attesa.
il tempo non lascia scampo.

la classe operaia non ci va in paradiso

ho le mani sozze
so di tanti mestieri
che son pure miei
infermieri: quando
triste appaio
un chiodo pianto
come la chiave
nel bagagliaio
l’apro:
sotto che trovo?
trovo un nodo
un intreccio storto
di cappi, tanti, al collo.
il collo dell’operaio
distorto proletario
nascosto sotto al tappeto
del mondo
schifato oggi peggio
dell’usuraio.

nel mezzo della notte

nel mezzo della notte
rinviene il passato mio.
faccia a faccia i mostri
m’affondano, mano
al cuore, muscolo affranto
delicato come un fiore.
e la gioia è fredda
ed il pur vento caldo
è di tutti brividi scintillante.

non ci sarà ossido

quel silenzio d’oro
che non ricorderemo
perchè non ci sarà
ossido: del tempo
lo schiavo pensa troppo
non agisce, perisce
senza memoria
non c’è storia che tenga
senza che caso intervenga.
munirsi di pala e martello
incominciare con vanga:
terra chiama, istinto risponde.

maschilismo transgenico

quando vieni a casa la sera
alle otto, tutto sei soprattutto
un fascio di nervi e attacchi
urli, ti difendi, offendi, non sembra
ma io lotto: mi dici faccio tutto io,
tu non sei in grado, giornata lunga
stressante di lavoro. anni e anni di ftalati
decenni di femminismo, bombardamento anafettivo
ed il maschio ha perduto l’erezione
che lo faceva creatura d’elezione.

semantica squadrista

nell’azione non tentenno
quanto piuttosto negli arzigogoli
del cervello. quando preme serrata
la luce d’estate ed il torpore.
quel cervello chiamato al raziocinio
alla morale: invece nell’etica sporca
del consumo stretto, ricurvo
attende alla cassa suo scontrino.

in memoria del poeta

il dolore del poeta
è del mondo dolore
quando s’uccide un poeta
la civiltà è più assetata
stralunata e barbara:
si ridesta da un sogno
subito l’incubo: ignari
orde d’uomini
camminano non piú
diritti, in ogni direzione
senza occasione.

esposto uno

piena estate, pochi lettori
tanto sudore, canicola
un sorso d’amor gentile.
mi distraggo con
The good America di Jarrett
le cicale se ne vanno
ed il 15 agosto ne ha 33:
alta gradazione per spiriti
liberi di raccontarlo.

le parole dei poeti

armar le parole
che i lemmi van levigati
ritmati, appuntiti, torniti
come di battaglia detriti
nella guerra perenne
dell’occupazione
dei social nuova alienazione.
farsi incudine resiliente
d’un diabolico martello
che il dilemma
è sempre quello:
comprendersi farsi
a lato, come substrato
d’humus che fa cinguettio
della fantasia al potere.
della casta dover
dei poeti, imbonitori poveri
bistrattati o in cosche
riuniti come poteri
finti, esauriti:
si senton miti poderosi
geni, pluridecorati
élite di guaste colture.

e son umani.

13 agosto 2017

il soffocante caldo
finalmente terminato
adesso posso ricominciar
a pensare prima di parlare:
i lavori di casa, i pannolini
le briciole sotto al tavolo
i giochi col piccolo terremoto
gli scuri da ristrutturare
il menù per stasera
la mosca insistente mi cerca
e mi trova, ne ho la prova:
il tempo arretra quando
sai tutto quello che farai
e non basterà mai
allora non va sprecato
come il cioccolato.

risotto di sotto

alle otto
ti farò il risotto
e di sotto
odoreranno i vicini
pure loro saliranno
col rametto d’alloro
un concerto di Torroba
ed un whisky torbato:
ah, quanto ho desiderato
questo pranzo delicato
di te non mi son dimenticato:
ho solo messo un poco a lato
il tuo rossetto perlato
un gradino sotto il vicinato.

detonare

il dono è un lungo condono
dalla nascita, usciti appena
si piange, lacrime e sangue.
dei peccati capitali il perdono,
smorzare i vizi, detonare le virtù.
per tutti c’è lo spazio
o forse un tempo ci fu: ora
c’è troppa paura, spavento
si procede a rilento

stentato portamento.

civile passeggero

non sono triste
la nostalgia capita
il ripensamento
il lamento, noia:
come elica
d’acido nucleico
mi resta dentro
non coinvolgo
il prossimo
così non appesantisco
questo già pesante traghettamento
chiamatemi
come altri:
civile passeggero.

tuo malgrado

insonne notte di luna forte
e stelle limpide, genitrici
sciolte nell’intollerabile calore
d’un nostrano tropicale inventato,
Africa che cingi, stringi, di gialli
rossi, arancioni, vigorosi colori, infuochi
d’umori e sudori, Africa ti spingi
fino alle nostre antiche paludi
e sudi la cattività del leone
del rinoceronte la grandiosa
possanza, la creanza dei mammiferi
i suoni tribali, riti ancestrali.
notte di città t’abbeveri
del depredato confinante
sei terra sterile di labili confini
al sole, al calore ti scioglierai
flusso ininterrotto ritornerai
di popoli, fiumana di genti
tuo malgrado.

volo acrobatico

nel subitaneo calcolo
è probabile l’ostacolo:
non penso
che tu sia oracolo
piuttosto creatura
d’avanspettacolo
tremebonda in balia
remissiva ed incauta
persa nell’errabondo
incedere che noi
tronfi megalomani
intendiamo incidere.
e ciò fa sorridere.

poesia per gli idealisti e le idealiste

le donne
pensano di essere migliori
degli uomini
gli uomini
pensano di essere migliori
delle donne
quando si saranno
rassegnati
alla mediocrità
alla fine
ne saranno consapevoli
definitivamente
e sapranno
del vacuo nulla
della fine
un nero profondo
addormentato
non letterario
non sognato
indifferente
persino alla media mediocrità
di prima
allora saranno tutti uguali
come lo sono
ora
davanti a Cristo
Maometto
Buddha
Dostoevskij
Mahler
Michelangelo
Borromini
Palladio
davanti a tutto il vuoto
delle parole
e non.

salto con l’asta

prima di scomparire
sopraffatto magari
da un incurabile morbo
permettete che qualcosa
lasci sulla terra altera
cielo statico immoto
dei viali fioriti, delle buone
figure retoriche, delle gloriose fatiche.
lasciate che il silenzio non sia sentenza
che il mare abbia capacità
anche d’insegnare, non solo
di schiumare, sabbia modellando
che la natura non sia matrigna terribile
che sia come la mattina presto
ottusa e temibile, che sappia ascoltare
non troppo irascibile. perchè insegna
il tempo, ma pure bonifica: la cella nostra
temeraria all’asta, che il migliore vinca.

o il peggiore: beati gli ultimi, tali resteranno.

sempre l’uom s’affanna

ad esser più questo, più quello
sempre l’uom s’affanna
tuttavia ogni volta dietro
d’una spanna, s’appanna:
quando ride, piange
e viceversa. ché non ha pace
e quiete non desidera, scuoce
nel tentenno, rabbrividisce
di terrore e gioia, ogni dì
nello spietato, incarnato
presepio: tempo al tempo
verrà immancabilmente il suo
nell’attimo, a stento.

fare il poeta

far il poeta è roba
di muffa, rimpianti
d’aggettivi arcani e distanti
dei lineari diffidate
della moda del racconto
non c`è modello, né rovello
né suono: libero verso senz`eco.

pende la casa

pende la casa nel tetto
ma pur è dritta, sorvolata
d`uccelli e vigilata
cinta di rovi, d’edere filati.
laboriose formiche
nelle fondamenta lievi
e tutte le linee
verticale orizzontali
ed oblique, il perimetro
son dei pianti, delle gioie
delle malinconie, delle diatribe
che non si vive soli mai
nemmeno quando si pretende
solitudine.

Quanto basta...

Riflettere, condividere pensieri. Senza esagerare. Quanto basta...

UNO STRANO POETA

Quando la poesia incontra la vita di un ragazzo

Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

Scrivo per passione e per noia, scrivo per passione annoiata. Lo pseudonimo è uno strumento ed è confusione, è uno strumento per confondersi. ("Sii sempre un poeta, anche facendo prosa.” - C. Baudelaire)

Unterwegs

In cammino

sovrasenso bisbigliato

"quando ti sono postuma ti ritrai negando il nesso tra suono e pensiero pensato." (Anna62)

Brezza d'essenza

Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.

ilcollomozzo

FU ALL'INIZIO UNO STUDIO. SCRIVEVO SILENZI, NOTTI, SEGNAVO L'INESPRIMIBILE. FISSAVO VERTIGINI. A. R.

Parole & Carriole

Poesie D'Amore e Trucioli Di Libertà

amilgaquasino

A.A.A. Cercasi (un modo vecchio come il mondo per mettersi sul mercato)

Sogno Diurno

(la poesia è sogno diurno)

Neobar

"Noi non siamo mai esistiti, la verità sono queste forme nella sommità dei cieli." Pasolini

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

Angela Francia

LA DITTATURA PERFETTA AVRA' LA SEMBIANZA DI UNA DEMOCRAZIA, UNA PRIGIONE SENZA MURI NELLA QUALE I PRIGIONIERI NON SOGNERANNO MAI DI FUGGIRE. UN SISTEMA DI SCHIAVITU' DOVE, GRAZIE AL CONSUMO E AL DIVERTIMENTO, GLI SCHIAVI AMERANNO LA LORO SCHIAVITU.

formavera

rivista di poesia e poetica

Non di questo mondo

Nel mio taschino c'è tutto quello che va conservato per non andar perduto.

Michelangelo Buonarroti è tornato

Non ce la fo' più a star zitto

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Paolo Valesio

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«Se tutti moriamo o ci perdiamo è perché il meccanismo del mondo si basa sull'estinzione e sulla perdita».

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Costringimi, ma lasciami andare. Vieni anche tu, se no faccio da sola!

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