"poesia" yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: febbraio, 2018

fassisti e kommunisti

se non sei con loro
sei contro di loro
se non avalli i loro pensieri
sempre tolleranti, multiculturali
interventisti, perbenisti, sempre seri
sei fascista, populista
nazista, razzista, nazionalista
tutto il peggio degli ista. son quelli
che si autodefiniscono
di sinistra: progressisti, globalisti
animalisti, crudisti, vegetariani,
tatuati occidentalisti europeisti
con la maglia del che
i pugni in aria
sesso in canna libero
con la paghetta della mamma
la banca del babbo
green and easy liberal
son sempre
più a sinistra della sinistra
son sempre d’un partito nuovo
e son sempre gli stessi
da 5000 anni
mano a mano
mano nella mano
segnano la via
diventano ciò che odiano
più fascisti del fascismo
piu populisti del populismo
più ismi dell` ismo
più servili dei servi
cancellano dalla storia
artisti filosofi scrittori interi libri
creano i buoni e costruiscono i cattivi
anche i geni vengono buttati nel cesso
per il partito preso
isolati e dimenticati
bisogna seguire per forza il loro filo rosso e rotto
e si deve essere sempre inclusivi
si deve essere sempre tolleranti
aperti democratici femministi politically correct
empatici e che due coglioni
questi finti comunisti
che hanno ideologizzato
anche il bucio del culo:
non si può nemmeno
più cagare in pace
vai a vedere che la merda
non è ciò che è sempre stata
eh, certo è diventata merda d’artista.

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inverno

starsene alla finestra
vedendo che la più gran festa
è di quest’io la ricerca
evanescenza apparenza
riflesso dell’incoscienza
essenza dell’assenza:
mitigare il malaffare
col sogno o son desto
sferrando col destro
d’una vita intera
la luce acuta terminale
dove più non fa male.

datemi del pane

datemi prima il pane
sono l’uomo nuovo
inesorabilmente vecchio
bolso negli istinti
maligno negli esiti
istruitemi alla libertà
ha una portata gigantesca
questa conoscenza
e con la scienza
piegherò carne, spazio
e tempo. ma datemi
prima il pane
sono un uomo
sono carne aggettante d’ossa
non sono dio
sono un piccolo puntino nero
una molecola di carbonio
un debole costrutto d’acqua e pensiero
ed anche se posso
vedermi al microscopio
studiarmi dentro
infierendo su cellule
più intelligenti
non ne so abbastanza
e vi prego
vi scongiuro
non dimenticatemi.

i casi

un disamore il fato
bell’assestato calcio
nelle parti basse
con forti annesse delusioni.
carezze non concesse
anche tenerezze
se volesse.
come illusioni
i casi d’una vita
giunzioni tra cadute
e resurrezioni.

annoiarsi alla finestra

ora c’è la guerra in siria
inimmaginabile situazione
piangono i portatori insani
d’informazione
l’inchiostro dei quali
li fa servi obbedienti
degli speculatori squali
un tempo si parlava
della sola palestina
domani mattina
forse nevicherà
o forse pioverà
chi lo sa
nemmeno il dio
che fa la guerra, non perdona
spadroneggia
fa fuori donne e bambini
anche quelli più piccini
sa per certo
quanto è vario
il tempo
nel dinamico
universo.

*

grigio mosso appena mare d`inverno.
sotto lo sterno un`altra anomala onda
la schiuma che dalla bocca traspira:
è altro sole che per ora non abbonda.

bidet dove sei?

vai a sapere perché
nelle fabbriche pure recenti
non trovi mai
il bidet nei bagni
forse i padroni non tollerano
operai puliti
credono
che l’operaio perda troppo tempo
a farsi bello, cromato e igienizzato
dalla produzione già edulcorato.
vorrei comunicarlo al sindacato
che l’operaio che ha cagato
non è appestato, poi esasperato
deve darsi necessariamente una pulita
recente conquista della civiltà capitalista
carta di giornale di partito, carta ottica
schemi diagrammi
le mutande lo pretendono
il bagno non è solo
una toeletta di dignità
è momento di santità:
potere al popolo
liberi e uguali
battaglieri con bandiere rosse
bella ciao bombe carta
anche nei cessi
conclamati sporchi
fascisti reazionari!

sarò breve

parlami dei fiori
dei campi, degli odori.
dei calanchi, delle trattorie
montane i sapori.
scrivi di tutto ciò
e di quel che non è dato.
shakera, servi
non attendere reazione:
quando il mondo ottiene
ripudia. e odia.

cosa hai capito?

non mi pare sensato
questo morire a lato
dopo 40 anni di lavoro forzato
qualche soldo da parte
se le banche non se lo sono pappato
nel segreto secretato dello stato malato
e allora io son vivo?
al mattino quando è freddo
sveglio per sforzo della professione
mi sembra d’essere perfetto
ed è solo un difetto.

io sono democratico, lo giuro

io sono democratico
non l’ho scelta
me la sono trovata
la democrazia, che bella!
io sono democratico
mio padre lo era
operaio democratico
mia madre anche lei
democratica sino al midollo
con la quinta elementare
mio nonno non son sicuro
ha subito la guerra
l’occupazione, bombardamenti
la propaganda degli opposti
poi la fame, i campi, il riso
la fuga dalle campagne
eran tutti democratici
io che altra possibilità
avevo? eppoi so con certezza
che s’alzo la cresta
qualcuno da lontano
paladino della democrazia
viene a portarmi via
mi porterebbe con la forza
dove c’è la Libertà
quella sincera, quella dei film vera
con le buone o con le cattive
io sono profondamente totalmente
democratico, lo sono, lo ammetto
lo giuro sulla democrazia
ogni tanto corro enfatico al voto
quando lo decidono loro
quelli che ho fatto eleggere
l’ultima volta che mi sono recato
al seggio o forse no
non è proprio così
è difficile da spiegare
ora scusate
mi viene forte il bisogno
d’andare al bagno, defecare.

la felicità è un piatto che va servito freddo

mai vista gente così tanto triste
nei luoghi dove si dovrebbe divertire
il ristorante bollente e saturo
la musica sovrasta ogni stato d’animo
questo la gioiosa frivola sera
e le coppie si guardano attraverso gli smarthphone
educate chattano con l’amante del venerdì
altrettanto gli uomini veri depilati e truccati
con folte barbe (il venerdì le donne lo passano fra loro
libera uscita nella società equa e democratica
paritaria identitaria antifascista liberista)
i visi spenti dal frastuono che delizia
i dialoghi assenti, i pochi essenziali
urlati. ecco perchè tutti parlano ad alta voce
e non ascoltano: c’è troppo rumore di fondo
quando c’è troppo rumore
è necessario amplificare oltre misura il segnale utile
rischiando la saturazione
e proporzionalmente
la distorsione aumenterà
e con essa il rischio dell’incomprensione.

fantasmi

i fantasmi ammucchiamo
nei vicoli, non il rispetto
del passato. negligenti
della storia, dei dialetti
delle antiche virtù
non tutto buono, certo
ma il presente? è la massima
espressione tecnologica
ma dell’animo la delicatezza
smarrita come una carezza
sul cemento grezzo, freddo
ingiurioso monumento.
le ferre geometrie
degli architetti io ricordo
nella dilagante bruttezza.

ricordi gli anni di piombo ed i capelloni?

oggi guardando la tv
(a proposito: era reale, è avvenuto? o era uno starnuto?)
mi sembrava di non vederci più
oppure di rimembrare a distanza
vedevo gli anni settanta
tornare indietro a ritroso
come una stonata banda
il paese alle prese con la crisi lunga
del capitalismo progressivo
che non fa sembrarti vivo
non in diritto, ma in dovere d’acquisto
diritto di recesso e di decesso
conquiste per ribasso d’eccesso
ci stavano i comunisti con la kappa
eskimo, piercing e tatuaggi
che distruggevano e pikkiavano
in nome del komunismo mai letto
mai saputo mai recepito mai digerito
pikkiavano quelli con la divisa
ed un lavoro da mille euro e poco più
gli studenti in incognito, studenti radicali
bombe carta, mazzate chic a campione
combattevano quelli che il lavoro ancora ce l’hanno
e ho visto questa montagna di poveri scannarsi
accanirsi fra loro come in un gioco al massacro
e gente in nero, con simboli echeggianti
fantasmi del passato, ventenni di sofferenze
illusioni e abbruttimenti dolorosi
tenersi tutti per mano senza logica apparente
nel paese vecchio stanco in declino
non si scorge il lumicino da vicino
scorgo tuttavia la macchina al lavoro implacabile
i padroni del formicaio ridersela di gusto, ghignanti.

vivere vivremo: presto popolo al voto, al voto!

i poveri più poveri
la mondializzazione
una nuova invisibile
nazione senza diritti
vantaggi, sangue
che cola e l’ironia
degli opinionisti dei saggi
che san tutto di nulla
in televisione a dar visione
del mondo in rivolta
una volta, sindacalisti finti
venduti sbandati con dati
politici e burocrati
come batteri e virus
chi parlerà con forza
di lotta verrà deriso
chi parlerà di sfruttati
verrà deriso, di caporalato
di cottimo, mentre
un piatto di riso
che poco prima riempiva
ora a mala pena
dà appetito.
un dito del pugno
sarà digiuno, il pugno
ora molle nascosto
nella tasca dei pantaloni
griffati, nella teca impagliati
equità ipotecate.

linea mediana

non azzanno, non armo
non offendo: nella metà sto
con miserevole compostezza.
la battaglia di questo mondo
la più silenziosa, mediocre.
vivo per altrui ricchezze
e la mia civile dignità
sempre più pare
miserevole e scialba.
il mondo scartato
come una caramella
troppo zuccherosa.
si facciano avanti pavidi
ruffiani e furbi, vinceranno.

amore a minuti

quando l’amore si scuoce
l’amore è feroce come una croce
quando l’amore ti percuote
errando per strada, ad un certo punto
troverai uno spunto colorato, dietro un’aiuola
o nella comodità tiepida della macchina
meglio nell’appartamento ammobiliato
d’umido fiato e affezione in comodato d’uso
una donna bella, intelligente che va a minuti come l’orologio
in carica, non ti rifiuti, t’aiuti, finalmente sentirsi appagato
in pace col mondo, col proprio inferno, il proprio status, violento raptus
dopo un lesto pagamento, fresche notizie dallo interno svuotato.
è l’amore che dura il giusto, divaricato: incontro orgasmo saluto:
senza un bellissimo matrimonio non c’è un terribile divorzio o viceversa.

bambini svegli

andavano ad appartarsi
reciproco esplorarsi
risatine e sciocchine
e birichini maialini
io rosicavo col mio coso
poi in mano, solo a casa
pruriginoso minuto
piagnisteo di peccato:
la giovinezza
è una lunga sequela
di masturbazioni
pensando agli altri
non come coglioni
ma desideri
irraggiungibili
sogni inagibili
inseminazioni
non percorribili.

poliamore capitalistico

se accettassimo per buono il poliamore
dovremmo cancellare pure le ore:
quanto tempo per fiori, regali, baci
neppure un attimo per il taci.
già in singolar tenzone
un amore è un pianeta in ebollizione
un sistema solare con una luce polare
un potente magnete che le vittime miete
francamente uno è più che ampiamente sufficiente
anche per il mitomane, l`erotomane ingordo ed efficiente.

un massaggio vi prego, sono uno straccio

oggi o ieri o non ricordo, mi son concesso
un massaggio cinese
avevo un’acuta sfregola e i muscoli d’eternit
son entrato e m’è saltata addosso
occhi mandorlati, bassa statura, gonna scura m’ha percosso
come un osso: sfregato lisciato impastato
si vede pure qui la forza dell`amore
senza domicilio
reddito minimo
godimento garantito
m’avete capito
non sono il tipo
che si tira indietro
romantico all’uso
sono un modello di cittadino
seguo direttive le più innovative
faccio la differenziata
ho il mio conto corrente
distraggo la gente
a tratti coerente
potrei piacere a tanti
se bevo pure divertente
ma quando mi pilota la gola
non mi governo e satiro
cerco con l’etica l’alterco
sono un saltimbanco
senza il banco
senza timoniere
dalle buone maniere

del relax pioniere.

sessualmente laici

quando bimbi eravamo
e colla mano esploravamo
il cazzetto o la fighetta
un foruncolo vibrante
una feritina pruriginosa
i due ego s’incantavano
nel sesso s’espandevano
non per amore o per passione
per reciproca incomprensione.
poi d’adulti, tanti saluti a tutti.

ma sei malato!

sono affetto da grafomania
scrivo dappertutto
sui bus sul tram al lavoro a casa
sui muri sulla carta
sui fazzoletti nel pub
sulla cartaigienica
sul telefono, sul pc, sono malato?
la sera, la mattina
il pomeriggio nei vespri
all`alba al tramonto
dell`alba del tramonto
senza posa senza sposa
dei solitari dei single
degli stronzi dei poeti
(i poeti son strani
mi colpiscono al cuore
come i poveri in Furore)
dei politici dei corrotti
della merda del cielo sereno
ieri ai controllori incarogniti del bus
ho dato il cartoccio sfatto
d`una bozza al posto
del biglietto obliterato
son malato?
scrivo colla biro
col calamaio
con il punteruolo
col touch dello screen
col sangue (se l`Avis lo sapesse)
stanotte ho sognato
che stavo scrivendo qualcosa
di immortale
ma io sono mortale
forse immorale
e tutta questa carta
queste parole dove finiranno?
l`ancestrale proposta
dell`eterno ritorno senza contorno?
nello scarico del water
dopo una sibilante penetrante
immonda sublime flatulenza
non sarà un danno, né affanno.

elettricamente carichi

s’annoda la storia
si ripete ci compete
il conflitto
allora io ti ho dato
tempo, danaro
e tu polemizzi, recrimini
ma io non ho commesso
crimini, ora ascolto
tu non parli, scrivi
lunghi messaggi
così non mi devi guardare
negli occhi
è la tattica tua
per tenermi sulle spine
ma io non ho punte
sono solo un fiore
che cerca nel sottobosco
un poco di sole.

radicale e scic

ci sono i radical chic
non saranno mai entrati in un bus
alle 19 di un sabato sera
il radical chic
è tollerante sempre
anche se gli sbattono in faccia una torta
come Stanlio and Ollio
come Charlot
senza merlot
al radical nulla può andar male
il radical è come il peperoncino
è come il ciuccio del bambino
è chic
come Armani
è elegante ben vestito
non viene mai alle mani
vive in una villetta appartata
è educato
e appartato
mai maleducato
è educato
(ripeto per convinzione)
fa la bella vita
coca allanpandata
lusso in val Padana
beato lui
che può
io non può
mi fa il dito medio
sta leggendo il Manifesto del partito
democratico mai fascista
mai sfascista
è un progressivo progressivo
non crede all’invasione
ma solo all’evasione controllata
bella vita
bella vita
radicale
e chic
chirichì.

ego

adorabile onorabile
ego, grande capita
come una balena
grassa e solitaria
a volte piccino, meschino
come dinoccolato burattino
esterrefatto anticipatore
del grande affamato dittatore:
piccola fiamma nel cervello
che serve sempre quello
perché non finisca nella mattanza
del macello, calore improvviso
luce minuta e arrendevole
fammi forte, non arrogante
deciso, non decisivo.
umano rendimi
sereno, complesso, semplice
del cielo complice, della terra
senza strafare
senza esagerare

senza degenerare.

vivi e morti

più morti che vivi
i nativi son vecchi
i giovani mai nati
i morti non rinasceranno
lasciateli dove stanno
colla tessera di partito
la luna senza il dito
i vecchi coriacei
ancora al lavoro
la gioventù svogliata
dalla bella vita
dalle comodità abbagliata
nulla e gratis
nulla è gratis
tutto ad un prezzo
che sa di saldo
nel vuoto salto.

il mio amore

il mio amore
sta al balcone
quanti sogni
quanti bagliori
si libra nel vuoto
d’un mondo immoto
l’amore mio come farà
sta lì come niente
è venuto, andrà.

ululando

salutami vento caldo, accarezzami
che abbandonarti vorrei
ai mesi intermedi, mesi bonari
placidi, miti. salutami, consolami
che passa tutto e deve
e la morbidezza delle cose semplici
così evidenti da non risultare
che l’animo è sordo e la pena non vale
per comprensivi darsi: lasciamo qualcosa
alla resa, all’incomprensione
non tutto è scienza, raziocinio
come il mio alla luna ululare
senza motivo.

tutto per tutto

il razzismo è la foglia di fico
dello stupido
il razzismo
fa vendere milioni di copie
in realtà è l’infelicità
l’impulso
la disgregazione del cielo
dello skyline dei desideri
la realtà è che la torta è troppo piccola
ci stiamo scannando per le briciole
per una dignità minima
consentita.
il capitale necessita di scontro
il migliore deve prevalere sempre:
il dogma è servito
il grasso brucia
evviva
questo il mondo.
rivolta posticipata
dal pranzo.

tu m’accusi

ti scusi m’accusi
d’abusi che rifiuti
pure tu come me
alt all’alterigia
che ci pigia
l’un l’altro
nel giardino
non più verde
l’erba è male
vince il sintetico
d’un alterco.

la felicità costa poco (questa è scritta di getto…

…come andare in bagno senza cartaigienica

e poi sono anche un pochino brillo, lo ammetto)

 

oggi sono l’uomo più felice del mondo
ieri ho bruciato una splendida caffettiera
d’acciaio made in Spain
non l’ho fatto apposta
mi è venuto così
come dimenticarsi le chiavi in casa
e chiudere l’uscio
così ho vestito il mio bimbo
sciarpa, calze pesanti
scarpe bianche
cappotto nero di pelle
da vero duro
e siamo usciti per conquistare il mondo
anche se nessuno lo sapeva
persone ridevano assentivano annoiati fumando
seguendo il copione scritto
di una repubblica fondata sul lavoro
sono l’uomo
più felice sulla terra
scrivo
mangio una coda di rospo perfetta
un piatto di riso bianco
alla thailandese
un vino rosso siciliano
la tavola è imbandita
il mio bimbo mangia riso e sugo di carne alla napoletana (salsiccia e costoline di maiale)
si ubriaca di acqua minerale naturale
io guardo poi fuori dalla finestra
mentre la caffettiera del noto marchio
(un poeta non fa pubblicità occulta)
brontola come un mostro educato
al consumo dolce,
buon appetito.

la vita che abbiamo

le parole sono approssimative
grossolane
arrendevoli
lo scopri in situazioni particolari
per esempio
quando una tua vicina di casa
muore di cancro a 40 anni
dopo 3 mesi di cure
chemioterapia radioterapia e illusioni
e ricordi, l’avevi vista un mese prima
con una sorta di busto
sorridente
il carrello della spesa
ti aveva salutato con delicatezza
e tu sapevi già della sua malattia
ma non sapevi cosa dirle
ti ricordi di tuo padre
che ha fatto la stessa fine
più vecchio (non tanto)
piccola consolazione.
le parole sono stanche
e non sai cosa dire al figlio
di quella donna (altre parole su altre parole, come una montagna)
le parole servono per sapere
dove e a che ora ci sarà il funerale
spera di vedermi lì
accetta le mie condoglianze
esco fuori in giardino
il pettirosso ha fatto il nido nella casetta di legno
l’edera sull’albero si è seccata
devo stendere i panni
mutande pantaloni calzini fazzoletti
oggi è una splendida giornata di sole accecante
pare primavera ma è ancora inverno.

astrolabio

contestami, aspettami,
sposami con gli origami
del viso abrasivo
quando t’ascolto
ti ricami nel solco
di tutti i passati
ti stringo e abuso
del mio potere sulle carni
tue:
non t’incazzare
arrabbiati soltanto
strizza l’occhio
e ingoia il sangue mio.
che sia funzione
l’altezza del sole
x sta ad y come.

averne

venerdì sera
non c’è l’aperitivo
solitario va
il nome mio
senza patatine
e salsine.
Averna di giorni
spogli così

senza bollicine.

antidoto naturale

degli altri il dolore
non dimentico, anche
se non conosco
e approssimo come neofita
e spesso blatero al sole
alle stelle alla luna:
i corpi indifferenti
all’intelligenza
alla sofferenza.
e mi chiudo in casa
non parlo non rido
accenno e tremo
come foglia alla brezza
che non v’è certezza
ed anche il gran sole
ha il suo controvalore.

davanti al terminale dietro il mondo

son davanti al terminale
son giunto forse al finale
non ho nessuna voglia di lavorare
per far arricchire
quell’uomo capita sorridente
che ogni tanto si scorge
senza accorgersene
nei corridoi bianchi spogli
son davanti al terminale
vedo il mio viso specchiato pallido
assente senza evidenti pensamenti
non mi piace, non è il mio è patente
me l’hanno trapiantato
per sembrare tra uomini beato.

l’irato appetito

al ristorante tavolo appartato
non soddisfatto il mio appetito
in attesa dell’ospite ritardato
mi vien fame al solo maledirlo
al cameriere non posso dirlo.

SUSSUKANDOM

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