fassisti e kommunisti

se non sei con loro
sei contro di loro
se non avalli i loro pensieri
sempre tolleranti, multiculturali
interventisti, perbenisti, sempre seri
sei fascista, populista
nazista, razzista, nazionalista
tutto il peggio degli ista. son quelli
che si autodefiniscono
di sinistra: progressisti, globalisti
animalisti, crudisti, vegetariani,
tatuati occidentalisti europeisti
con la maglia del che
i pugni in aria
sesso in canna libero
con la paghetta della mamma
la banca del babbo
green and easy liberal
son sempre
più a sinistra della sinistra
son sempre d’un partito nuovo
e son sempre gli stessi
da 5000 anni
mano a mano
mano nella mano
segnano la via
diventano ciò che odiano
più fascisti del fascismo
piu populisti del populismo
più ismi dell` ismo
più servili dei servi
cancellano dalla storia
artisti filosofi scrittori interi libri
creano i buoni e costruiscono i cattivi
anche i geni vengono buttati nel cesso
per il partito preso
isolati e dimenticati
bisogna seguire per forza il loro filo rosso e rotto
e si deve essere sempre inclusivi
si deve essere sempre tolleranti
aperti democratici femministi politically correct
empatici e che due coglioni
questi finti comunisti
che hanno ideologizzato
anche il bucio del culo:
non si può nemmeno
più cagare in pace
vai a vedere che la merda
non è ciò che è sempre stata
eh, certo è diventata merda d’artista.

inverno

starsene alla finestra
vedendo che la più gran festa
è di quest’io la ricerca
evanescenza apparenza
riflesso dell’incoscienza
essenza dell’assenza:
mitigare il malaffare
col sogno o son desto
sferrando col destro
d’una vita intera
la luce acuta terminale
dove più non fa male.

datemi del pane

datemi prima il pane
sono l’uomo nuovo
inesorabilmente vecchio
bolso negli istinti
maligno negli esiti
istruitemi alla libertà
ha una portata gigantesca
questa conoscenza
e con la scienza
piegherò carne, spazio
e tempo. ma datemi
prima il pane
sono un uomo
sono carne aggettante d’ossa
non sono dio
sono un piccolo puntino nero
una molecola di carbonio
un debole costrutto d’acqua e pensiero
ed anche se posso
vedermi al microscopio
studiarmi dentro
infierendo su cellule
più intelligenti
non ne so abbastanza
e vi prego
vi scongiuro
non dimenticatemi.

i casi

un disamore il fato
bell’assestato calcio
nelle parti basse
con forti annesse delusioni.
carezze non concesse
anche tenerezze
se volesse.
come illusioni
i casi d’una vita
giunzioni tra cadute
e resurrezioni.

annoiarsi alla finestra

ora c’è la guerra in siria
inimmaginabile situazione
piangono i portatori insani
d’informazione
l’inchiostro dei quali
li fa servi obbedienti
degli speculatori squali
un tempo si parlava
della sola palestina
domani mattina
forse nevicherà
o forse pioverà
chi lo sa
nemmeno il dio
che fa la guerra, non perdona
spadroneggia
fa fuori donne e bambini
anche quelli più piccini
sa per certo
quanto è vario
il tempo
nel dinamico
universo.

*

grigio mosso appena mare d`inverno.
sotto lo sterno un`altra anomala onda
la schiuma che dalla bocca traspira:
è altro sole che per ora non abbonda.

bidet dove sei?

vai a sapere perché
nelle fabbriche pure recenti
non trovi mai
il bidet nei bagni
forse i padroni non tollerano
operai puliti
credono
che l’operaio perda troppo tempo
a farsi bello, cromato e igienizzato
dalla produzione già edulcorato.
vorrei comunicarlo al sindacato
che l’operaio che ha cagato
non è appestato, poi esasperato
deve darsi necessariamente una pulita
recente conquista della civiltà capitalista
carta di giornale di partito, carta ottica
schemi diagrammi
le mutande lo pretendono
il bagno non è solo
una toeletta di dignità
è momento di santità:
potere al popolo
liberi e uguali
battaglieri con bandiere rosse
bella ciao bombe carta
anche nei cessi
conclamati sporchi
fascisti reazionari!

sarò breve

parlami dei fiori
dei campi, degli odori.
dei calanchi, delle trattorie
montane i sapori.
scrivi di tutto ciò
e di quel che non è dato.
shakera, servi
non attendere reazione:
quando il mondo ottiene
ripudia. e odia.

cosa hai capito?

non mi pare sensato
questo morire a lato
dopo 40 anni di lavoro forzato
qualche soldo da parte
se le banche non se lo sono pappato
nel segreto secretato dello stato malato
e allora io son vivo?
al mattino quando è freddo
sveglio per sforzo della professione
mi sembra d’essere perfetto
ed è solo un difetto.

io sono democratico, lo giuro

io sono democratico
non l’ho scelta
me la sono trovata
la democrazia, che bella!
io sono democratico
mio padre lo era
operaio democratico
mia madre anche lei
democratica sino al midollo
con la quinta elementare
mio nonno non son sicuro
ha subito la guerra
l’occupazione, bombardamenti
la propaganda degli opposti
poi la fame, i campi, il riso
la fuga dalle campagne
eran tutti democratici
io che altra possibilità
avevo? eppoi so con certezza
che s’alzo la cresta
qualcuno da lontano
paladino della democrazia
viene a portarmi via
mi porterebbe con la forza
dove c’è la Libertà
quella sincera, quella dei film vera
con le buone o con le cattive
io sono profondamente totalmente
democratico, lo sono, lo ammetto
lo giuro sulla democrazia
ogni tanto corro enfatico al voto
quando lo decidono loro
quelli che ho fatto eleggere
l’ultima volta che mi sono recato
al seggio o forse no
non è proprio così
è difficile da spiegare
ora scusate
mi viene forte il bisogno
d’andare al bagno, defecare.

la felicità è un piatto che va servito freddo

mai vista gente così tanto triste
nei luoghi dove si dovrebbe divertire
il ristorante bollente e saturo
la musica sovrasta ogni stato d’animo
questo la gioiosa frivola sera
e le coppie si guardano attraverso gli smarthphone
educate chattano con l’amante del venerdì
altrettanto gli uomini veri depilati e truccati
con folte barbe (il venerdì le donne lo passano fra loro
libera uscita nella società equa e democratica
paritaria identitaria antifascista liberista)
i visi spenti dal frastuono che delizia
i dialoghi assenti, i pochi essenziali
urlati. ecco perchè tutti parlano ad alta voce
e non ascoltano: c’è troppo rumore di fondo
quando c’è troppo rumore
è necessario amplificare oltre misura il segnale utile
rischiando la saturazione
e proporzionalmente
la distorsione aumenterà
e con essa il rischio dell’incomprensione.

fantasmi

i fantasmi ammucchiamo
nei vicoli, non il rispetto
del passato. negligenti
della storia, dei dialetti
delle antiche virtù
non tutto buono, certo
ma il presente? è la massima
espressione tecnologica
ma dell’animo la delicatezza
smarrita come una carezza
sul cemento grezzo, freddo
ingiurioso monumento.
le ferre geometrie
degli architetti io ricordo
nella dilagante bruttezza.

ricordi gli anni di piombo ed i capelloni?

oggi guardando la tv
(a proposito: era reale, è avvenuto? o era uno starnuto?)
mi sembrava di non vederci più
oppure di rimembrare a distanza
vedevo gli anni settanta
tornare indietro a ritroso
come una stonata banda
il paese alle prese con la crisi lunga
del capitalismo progressivo
che non fa sembrarti vivo
non in diritto, ma in dovere d’acquisto
diritto di recesso e di decesso
conquiste per ribasso d’eccesso
ci stavano i comunisti con la kappa
eskimo, piercing e tatuaggi
che distruggevano e pikkiavano
in nome del komunismo mai letto
mai saputo mai recepito mai digerito
pikkiavano quelli con la divisa
ed un lavoro da mille euro e poco più
gli studenti in incognito, studenti radicali
bombe carta, mazzate chic a campione
combattevano quelli che il lavoro ancora ce l’hanno
e ho visto questa montagna di poveri scannarsi
accanirsi fra loro come in un gioco al massacro
e gente in nero, con simboli echeggianti
fantasmi del passato, ventenni di sofferenze
illusioni e abbruttimenti dolorosi
tenersi tutti per mano senza logica apparente
nel paese vecchio stanco in declino
non si scorge il lumicino da vicino
scorgo tuttavia la macchina al lavoro implacabile
i padroni del formicaio ridersela di gusto, ghignanti.

vivere vivremo: presto popolo al voto, al voto!

i poveri più poveri
la mondializzazione
una nuova invisibile
nazione senza diritti
vantaggi, sangue
che cola e l’ironia
degli opinionisti dei saggi
che san tutto di nulla
in televisione a dar visione
del mondo in rivolta
una volta, sindacalisti finti
venduti sbandati con dati
politici e burocrati
come batteri e virus
chi parlerà con forza
di lotta verrà deriso
chi parlerà di sfruttati
verrà deriso, di caporalato
di cottimo, mentre
un piatto di riso
che poco prima riempiva
ora a mala pena
dà appetito.
un dito del pugno
sarà digiuno, il pugno
ora molle nascosto
nella tasca dei pantaloni
griffati, nella teca impagliati
equità ipotecate.

linea mediana

non azzanno, non armo
non offendo: nella metà sto
con miserevole compostezza.
la battaglia di questo mondo
la più silenziosa, mediocre.
vivo per altrui ricchezze
e la mia civile dignità
sempre più pare
miserevole e scialba.
il mondo scartato
come una caramella
troppo zuccherosa.
si facciano avanti pavidi
ruffiani e furbi, vinceranno.

amore a minuti

quando l’amore si scuoce
l’amore è feroce come una croce
quando l’amore ti percuote
errando per strada, ad un certo punto
troverai uno spunto colorato, dietro un’aiuola
o nella comodità tiepida della macchina
meglio nell’appartamento ammobiliato
d’umido fiato e affezione in comodato d’uso
una donna bella, intelligente che va a minuti come l’orologio
in carica, non ti rifiuti, t’aiuti, finalmente sentirsi appagato
in pace col mondo, col proprio inferno, il proprio status, violento raptus
dopo un lesto pagamento, fresche notizie dallo interno svuotato.
è l’amore che dura il giusto, divaricato: incontro orgasmo saluto:
senza un bellissimo matrimonio non c’è un terribile divorzio o viceversa.

bambini svegli

andavano ad appartarsi
reciproco esplorarsi
risatine e sciocchine
e birichini maialini
io rosicavo col mio coso
poi in mano, solo a casa
pruriginoso minuto
piagnisteo di peccato:
la giovinezza
è una lunga sequela
di masturbazioni
pensando agli altri
non come coglioni
ma desideri
irraggiungibili
sogni inagibili
inseminazioni
non percorribili.

poliamore capitalistico

se accettassimo per buono il poliamore
dovremmo cancellare pure le ore:
quanto tempo per fiori, regali, baci
neppure un attimo per il taci.
già in singolar tenzone
un amore è un pianeta in ebollizione
un sistema solare con una luce polare
un potente magnete che le vittime miete
francamente uno è più che ampiamente sufficiente
anche per il mitomane, l`erotomane ingordo ed efficiente.

un massaggio vi prego, sono uno straccio

oggi o ieri o non ricordo, mi son concesso
un massaggio cinese
avevo un’acuta sfregola e i muscoli d’eternit
son entrato e m’è saltata addosso
occhi mandorlati, bassa statura, gonna scura m’ha percosso
come un osso: sfregato lisciato impastato
si vede pure qui la forza dell`amore
senza domicilio
reddito minimo
godimento garantito
m’avete capito
non sono il tipo
che si tira indietro
romantico all’uso
sono un modello di cittadino
seguo direttive le più innovative
faccio la differenziata
ho il mio conto corrente
distraggo la gente
a tratti coerente
potrei piacere a tanti
se bevo pure divertente
ma quando mi pilota la gola
non mi governo e satiro
cerco con l’etica l’alterco
sono un saltimbanco
senza il banco
senza timoniere
dalle buone maniere

del relax pioniere.

sessualmente laici

quando bimbi eravamo
e colla mano esploravamo
il cazzetto o la fighetta
un foruncolo vibrante
una feritina pruriginosa
i due ego s’incantavano
nel sesso s’espandevano
non per amore o per passione
per reciproca incomprensione.
poi d’adulti, tanti saluti a tutti.