poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: maggio, 2018

il tempo a sfavore

ammirami per ciò
che non sono
e costruiscimi come la casa
dell’infanzia.

siamo amati a rate
per compiacere, per vanità
esclusiva ed elusiva.
disamorati in un salto

un millesimo della stretta
al sentire. banali oscurantisti
quando pecchiamo
solari, esplosivi

quando avremmo ragione.

da vendere.

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ho 41 anni

ho 41 anni e ho fatto quel che dovevo fare
qualcosa di più, forse -più probabile-
qualcosa di meno -la tara è al netto delle spese
il lordo è perlopiù sano senza pretese-
ma non me ne accorgo ora

se guardo in alto verso l`azzurro lago placido
che chiamano cielo terso atmosferico
e impugno la luce del sole come un saldatore
per piombare le parti del tutto
che padre mi fanno. e uomo.

spread spritz & fiches

a Pompei han trovato un uomo disteso, di traverso
col cranio schiacciato da un grosso ammasso di lava
quando fra duemila anni troveranno il povero scheletro nostro
tasche buche, senza riporto, sarà invece stravolto:
ritorto da uno spread indiavolato e contorto

impichment

mi piace questo fermento
che viene da dentro
tutto torna tutto serve
anche essere messi da parte
il gioco democratico
in una nazione mai nata
i servi escono dalle serre
magari lo fanno sui social
alcuni riescono nel confronto
altri generano sconforto
il pensiero unico giusto
è il loro ed è così sicuro
il paese non è morto
ma non è neppure risorto
è ancora bruco nel bozzolo

fattore democratico

abbiam tagliato
dove potevamo
ottimizzato il rigore umano
contabilizzato il rigor mortis
i poveri son sciocchi
i poeti tristi esistenzialisti
il cittadino confinato nelle periferie
nessuno se n’è lamentato
il debito è aumentato
dai, non è così drammatico
è un rito iniziatico
il fattore democratico.

cool e trendy

le case dei poveri
costano centinaia di migliaia di euro
i piatti dei poveri
sono i prestigiosi manicaretti
nei menù dei ristoranti stellati
la povertà va di moda
nel ventunesimo secolo
e anche senza guerre
tra gli stati fratelli europei
non ci facciamo mancar nulla:
la povertà è sempre sulla cresta dell’onda
la povertà è cool, è trendy
basta che sia d’altri
quelli che fanno la fila per tutto
ed entrano nei centri impiego
con le mani che stringono la vita
come l’unica merce di scambio.

m’affretto la sera

m’affretto la sera
a circondarmi di stelle
cielo sgombro quasi estivo
e mi dirigo lassù
dove conosciuto non c’è
e l’indeterminato
è la libertà
quella che quaggiù
prerogativa del mondo si crede
e in realtà è solo paura.
e m’accontento d’esserci
guardando il nero cielo
m’accontento di voi
che non comprendete
semplici stupiti pluricellulari

e

e non c’è mosso mare
non c’è tempesta
che non s’estingua lesta
come non c’è ritorno
senza un partire. e la luce
prima dell’azione minima
dell’interruttore: il dito
spunto d’assunto
che il futuro disegna

civetta

nebbia a maggio
fenomeno strambo
estate alle porte
si sente di notte:
canta più corta
la civetta nell’orda
tarda selvaggia
della città frettolosa.

bambine arrugginite

le tristi puttane col trucco pesante
tetri e robusti highliner
sotto i cavalcavia anni sessanta
scheletri d’acciaio e cemento pericolanti
le minigonne fluo, i tacchi alti, grassi plateau
pose sinuose, postura da modelle mancate
ammicchi occhiolini selvagge scosciate
le tristi puttane inondano di luce spenta
l`asmatica periferia di cemento
come un caldo agostano vento
si prendono candide per mano
tenere ragazzine ai lati delle strade
faran del bene a chi ne richiede
bambine arrugginite
sgomitano sull’asfalto forno
il prossimo cliente romantico o villano
e i glabri effeminati ragazzini moderni
forti coi deboli, compiacenti coi forti
nei furiosi formativi puttan tour puberosi
le tristi puttane maestre di nulla e di vita
ameranno quel tanto che basta
prima del sopraggiungere
del risolutore divorzio
nemesi d`ogni convenzione e sforzo.

*

il duro ammicco
dei transienti
perchè ci son venti
e venti e picchi ed abissi
che non stringi
ma ti possiedono
come proprietà nuda
alla faccia della religione
della filosofia della politica
lo spicciolo diviene alle volte
moneta corrente
e stato sociale.

io non so

io non so
per certo
quante cose potrei
dire
forse dovrei starmene zitto
e
tollerare
l’azzurro del nostro cielo
le vibrazioni delle foglie
nel torpore
dell’autunno pensato.
ma non ho voglia
di questa poesia scadente
che è la realtà apparente:
datemi sangue
e
quell’odio atavico
che fa sentire giovani
e vivi
come a due anni
di fronte all`intero mondo.

vita scritta

dietro ad una buona scrittura
c’è un costante sotterraneo lavorio
incessante tirar via
focalizzando e dimenticando
e c’è quel lavoro di merda
inscatolare cibo per cani
pulire i cessi degli impiegati
fare il socio di una finta coperativa
fare ore e ore di straordinario
pagato poco off course
è che non sei costretto
ma se non lo fai ogni sabato
quando il caporeparto te lo chiede
con le buone occhi duri imploranti
allora ciao ciao, torna al centro dell’impiego
dove non ti guardano neanche in faccia
perchè anche la loro è sparita
e no, il reddito di cittadinanza è una truffa
non vorrai mica che paghiamo
la gente che non ha voglia di fare un cazzo
dalla mattina alla sera davanti alla tv
o a smanettare le macchinette nelle tabaccherie
gratta e vinci e enalotto
e poi ci sono i morti cementati
carbonizzati, contusi, spappolati
e a qual punto pensi alla pensione
che non avrai mai
ai ciclopici debiti dell’inps
ereditati da uno stato
che non fa il mestiere suo
si dimentica dei figli e dei padri
ed è allora, in quel preciso momento
dopo forse dieci ore di lavoro
stanco affranto sudato incazzato
vorresti scriverle davvero
quelle parole che mancano.

pepata poesia populista apolitica peristaltica

la fine del mondo sta arrivando
il nuovo governo si sta insediando:
vecchi, sinistri neoliberisti, privilegiati
sono a bocca aperta, animati gesticolano
sguainano la protesta indignata sol ora
quando della casa bruciata non è rimasta
oramai neppure una sola pietosa finestra.

quel tratto di felicità incontrato

quel tratto di felicità incontrato
è il mai abbastanza amato. t’ho citato
creatore per non essere solo nel mondo
e non credo assai alla tua risposta:
nella tua assenza, nel pericolo
che contiene il tuo dare
credo. e che forse sei solo domanda
forza d’un libro, non equilibrio.
una costruzione, un cavillo.
ma che bella storia, ma che bel divenire
d’un mondo gentile: dall’anarchia
dal disordine, sangue e conflitto
l’uomo nuovo che al suo simil paga l’affitto.

ho sognato tutto

ho sognato tutto
in memoria di me
delle altezze
delle bassezze
perché coesistono
i letti dei fiumi
c’accarezzano
senza lume.
non sono mai stato
un raggio di sole
più un coriandolo
diretto dal vento
ed il suo colore
va a far parte intero
della strada
come una bozza
che si dimena
nella viscosità del tutto
nel disegno fumoso
del diventare.

solidali e umani

accendi la televisione
e tutti ripetono che bisogna essere solidali, più umani
ma i giovani italiani vanno ai concerti
non alzano più la testa
anche il primo maggio vogliono far festa
godendo sino all’affondamento del Titanic
l’orchestra suona musica rapper
i padri in pensione col cane e la villa al mare
i nonni che han fatto la guerra e hanno patito la fame
nelle trincee e nei campi dei latifondisti son morti
non risorgeranno come un certo personaggio
di un notissimo best seller
la maggioranza è silente
domani mattina si sveglierà nuovamete al buio
si laverà i denti
e i pochi fortunati
saranno prigionieri per otto ore
planeranno su amore stanco, ordini, gossip e pallone
tensioni di caporeparto et similia.
non siamo felici
non farò nulla per farvi credere il contrario

il dolore sarà forte e sarà di parte.

usciamo stasera?

lei vuole divertirsi
lui sta bene in casa
legge un libro in pantofole
guarda un film per gioia
il telegiornale per dolore
su tutto malinconia e comprensione
lei si sente giovane
e lo è a 40 anni
lui ha un anno in più di lei
ma non si sente un giovanotto
non si è mai visto giovane
come pensano dovrebbe essere nella vita
la giovinezza
ogni periodo della vita
ha la sua particolarità
i suoi colori e sapori
così i giorni di festa
lei dice qualcosa d’ambiguo
quasi un sogno
e allora lui sbotta, s’altera, s’incazza
o forse no, s’innervosisce solo un poco
perchè lui è pigro
non ha mai voglia di uscire
vedere gente
ma vi assicuro
è un uomo divertente, persino spassoso
per chi lo conosce bene
quando fa esplodere senza ritegno la sua ironia placida
come un petardo di fronte a sguardi borghesi imbolsiti
a quaranta anni si possono fare tante di quelle cose
vedendo gente
parlando
bisogna farne di casino
perchè siamo ancora giovani
ma lui non vede le cose come lei
non ama la gente, il rumore
la frenesia
la febbre del sabato sera
non saranno mai coincidenti
pensa
uomini e donne sono differenti
per cui questa sera rimaniamo a casa
a leggere un libro
a scrivere una poesia forse
la prossima settimana
andiamo fuori
in qualche locale andato a male
per guardare negli occhi
qualcuno che non si conosce

professori leggiadri

l’altro giorno
in tivvù ho visto incuriosito magrelli
professore professare sul versificarsi
frivolo sciocco sul da farsi
abbronzamenti e divertimenti:
salti di iati, sillabe, rime, assonanze, giochi.
maleducati dittonghi. e marcoaldi farsi i versi d’altri
(ho comprato un suo libro oggi
poiché non ho creduto ai miei occhi)
discettando su saba poeta minore
pasolini meglio come regista
altre memorabili frasi d’effetto per diletto
evidentemente per gli dei poco affetto
e altre verità sul destino della poesia
in italia
a quel punto
l’intestino mio s’è svegliato
dopo minuti di cassaforte
come un derivato
brontolando beffardo
elucubrando poi nel luogo
dove la poesia è bandita
o forse no:
il water è il mio vate
che ci crediate o no
sob! ho spento la tivvù
mica perché sono snob.
leggo ora le ceneri di gramsci
poesie friulane
uccelli
il canzoniere
per depurarmi
son beato, sereno
amato amo
non ci penso più
ho spento la tivvù.

ad una poetessa o ritratto a distanza

dolci tuoi occhi
tinta di rosso
la bocca tuo cuore
color fuoco
come futurista carrozzeria
una pelle disegnata
di simboli colori
la propensione
a scriverti, colorarci
di dirti, sentirci
punti interrogati:
poche risposte
al cielo sgombro
alcune domande
insolute come notte
quando buio fa
resto tutt`intorno
(tu non vedi). e non sai.
placa la giovinezza tua
in sorrisi, cocktail
aperitivi. responsabilmente
fuori dalla mente.
con una dose
q.b. d’impertinente
come la tua giovinezza
estrosa e scontrosa
come pochi anni
voglion giustamente.
e tu continui
a non sapere
perché vivi
semplicemente

pub

al pub irlandese
si beve birra per dimenticare
chi è cornuto
chi s’è lasciato
chi è sbandato
si beve birra
perché la serenità
si compra a pinta.
il pub è una chiesa
c’è corpo e sangue
birra doppio malto
hamburger e sidro
persino cola
se sei banderuola
di bocca buona.
nel tardo pomeriggio
dopo le partite di campionato
avvelenati i fegati d’alcool
il mondo pare anche bello
d’esser vissuto non indegno.
l’alcool è il migliore farmaco
distribuitelo porta a porta
sembreremo più forti
più aerodinamici
più simpatici

lungo inverno

non tutto so
e quel poco
non basta
perchè grandi e grossi
siam fragili
e scomposti.
perchè la domenica
come il creatore
necessitiamo di quiete
come l’acqua del mare
dopo il ruscello.
come il bocciolo
dopo il lungo inverno.

foglia e ramo

la signora dell’appartamento vicino
ha mille o duemila anni
forse anche più
non ricordo d’averla mai vista nascere
non riesce a camminare da sola
sulla sedia a rotelle
si fuma marlboro rosse lunghe
tossisce ed inveisce
come una diciottenne in calore
che la sera prima ha fatto le ore piccole
lei non è uscita ultimamente
anzi è caduta rovinosamente
il ginocchio è un poco ballerino
ha estese ecchimosi sull’anca e sul braccio
paiono spenti continenti in un mare d’anni
i pompieri le hanno fatto visita
sfondato una finestra
le hanno portato i loro saluti rossi e la sirena
con la lunga scala
le divise ed i sorrisi dell’aiuto.
quando si diventa vecchi
e i figli non ci sono
perché pure loro s’ammalano di terribili mali
quando si diventa vecchi dicevo
non si dimentica quando
si poteva camminare senza acciacchi ed impedimenti
soltanto il ricordo mantiene vivi
quando si diventa vecchi
si diventa pesanti come metalli extraterrestri
ma il cervello è leggero
anche la vita è leggera
come la foglia che si stacca dal ramo

ode al vinile

il vinile scrocchia, strepita
come un boschio vecchio
il vinile antico gioiello hi-fi
non tramonta: il vinile non logora
chi ce l’ha e gongola di dolcezza
propria come un storia lieta, senza
fine. acconsente e ringrazia
i melomani infantili bimbi
giocattolosi. il disco il suo amor concede
semplice a sparuti nostalgici romantici.
vinile antico che gracidi crepiti scricchioli
non t’arrendi ed affascini come la prima volta
lunga florida splendente vita

terzo reich

adolf s’è ucciso
sparandosi nella tempia
colla solita efficienza
è entrato nel mito
nel mito negativo
un uomo volitivo
un certo portamento
un tremore
un cane pastore
fu migliore come pittore
settanta milioni di morti
campi di concentramento
le sue ossa
nella scatola russa dei sigari
per esser sicuri
che non faccia epigoni.

è ora di partire

la sera sta arrivando
col suo umanesimo a comando:
mi dice all’orecchio mi raccomando
il giorno potrà esser stato
un filino stretto congestionato
ma con questo?
i marinai marineranno
il preregrinare nell’alcool
i razzi convoleranno
con nuvole e danno
scie chimiche e lazzo
i contadini suderanno
in frustrazione di terra
tutta la nave pronta sarà a salpare
nel prossimo diluvio universale.

tempio

c’è stata la notte
te ne sei accorta?
ti sei preparata
la mattina
io ancora sul letto
hai raccolto le cose
che i baci e quei due piedi
si son toccati sotto coperte
non te li puoi portare
solo tuoi -buoi e paesi.
hai ragione quando sostieni
che lavorare la domenica
è uno scempio: il tempio
resterà vuoto.

*

immobile spazio
il senso cercato non trovato.
immobile la lingua
che giustificazione cerca
al caos, della ragione
lo svenimento.
immobile il giorno
che senza il suo contorno
si morde la coda
come l’anatra nel forno.
e la sera? la sera
più straziante ancora:
domani è altro giorno.

i miei e i tuoi

i miei occhi
sono i tuoi occhi
le mie labbra
le mie mani.
diseguali, terminati
d’inganni e differenti sogni
di quell’abilità singola intelligenti
che fondendosi è diversa, migliore, peggiore.
l’opera incalcolabile rasenta la poesia
è il mischiarsi che dà il da farsi
che il disfarsi è facile assai, dimenticabile
il farsi invece è in più quel motivo
per vedere insieme colori sgargianti.

a che serve il poeta?

il poeta esteta
non si chiama fuori
è un rubacuori
un operaio che a volte
deve stare al mortaio
è un malandrino
privo di destino:
lo scriverà bene o male
sarà sulla strada
andrà all’ospedale.
il poeta esistenziale
venderà poesie in fiale
i capelli tuttavia
non ricresceranno
fortuna mia
le ore mi vinceranno
non sono professore
non farò tanto orrore.

partigiani

i partigiani son così lontani
per questa libertà di sentirci villani
sacrifichiamo tutti i fiori rossi
son ombre di rugiada
o polvere di caldo
son quel riflesso bizzarro
d’un tempo trapassato:
riferimenti son i padri
ci vengon tolti come ricordi
di fraterni scontri rancori.
e venne subito sera
priva di consapevolezza
traguardi, notte repubblicana.

scalzi sulla sabbia

accadevano cose
perché dovevano
capitare. non sostando
nei forse, farò.
capimmo tardi o
troppo presto
il virar della banderuola:
è l’apprender
che non termina
sui banchi di scuola.

vederti non vederti

non amo vederti diversa
t`ho conosciuta come roccia
e la roccia resta ferma
attorno il fiume
il mondo abbraccia il fiume:
come una filastrocca
ci si spezza cautamente
si giunge al buio con luce
si giunge alla luce
dopo tutti i tornanti delle notti
che la vetta giace:
è l`eroe che manca
sulla vetta la bandiera.

primato della politica

per un sorso di petrolio
un tocco di uranio
qualche metallo raro
l’uomo si trasforma in baro
e si metta una lunga fila di bare
nel salotto buono d’una lunga fila di servi.

quella specie

quale specie divora, smembra
butta via, rammenda e poi
distrugge? qual è in cerca
di rigeneratrice luce
ed invece nel buio rintrona
quella che combatte con miriadi
d’artificiali notturne luci, desideri traslucidi?
si combatte autoimmune, si boicotta
e crea attimi rari d’incantevole bellezza?
quella specie cancella i dati della storia
nel tentativo di farla e disfarla
di tesserla ed esserla. ed è
una luce ancora e sempre nuova
come il migrare o del domani
lo stesso discreto albeggiare
ripetitivo spettacolo senza spettatori.

tesa la sera

tesa la sera
non s’avvera
la notizia certa
che par vera:
è una sera non sincera
non annuisce
non spera.
è un’accozzaglia la sera
di gentaglia sotto la finestra
lesta nel dimenticarsi.
domani dopo gli schiamazzi
avremo tutto il silenzio
del mattino di primavera.
eppoi l’improvviso
luccicar dei passeri
dei merli, memori dei drastici
rigidi inverni.

superiore intelligenza

l’umano non avrà il coraggio
di dirsi basta e terminare
cosí come incominciato:
l’umano s’è inventato
più nobile e bello del creato
l’umano da pedina
è pedinato e s’insegue profugo
nell’insensato: tutta questo bello
nel cosmo dove l’ha trovato?

come si scrive una poesia oggi (senza foto sexy)

Ho la sigaretta in mano
oggi ci siamo lasciati
per ricominciare. Eppure
il giorno era luminoso
eppoi tu hai il mio sorriso
che col buio non si vede.
Io ricomincerei anche senza te
ma attorno al mio ombelico
non hai importanza
se non tieni i miei sogni
a bagno come una pianta
avrò bisogno dei tuoi nei.
Se son rose fioriranno
salice piangente, una all’anno.

il profeta

il poeta è un profeta
che non ha patria
inganna le parole
col suo tenue sospiro
è l’ultima presa in giro
prima del decesso
un lungo processo
che nulla inventa
per chi nulla diventa.

la semplicità

appaga l’infinito
la semplicità
dono celebra
accuisce l’immortalità

doti concentra
accalora. le spende
con una cavata sobria
leggera. si celebra, s’ama.

si dimentica, come sciarpa
appesa, dopo il pasto pingue.

nel vicoletto

nel vicoletto dietro
intriso di vomito, piscio
tappezzato di stronzi
si fanno le spade
in posizione fetale.
capita nel mentre
di merda si colorino
i pantaloni, nell’orgasmo
pieno della sostanza
quando i muscoli
non si controllano
la vita è splendida
basica e fetida.
dei poveri cristi vedo
all’ultimo stadio o giù di lì
sudano freddo e disperazione
mi fanno schifo
vorrei che potessero redimersi
bruciando nella benzina verde
almeno un’oretta buona
d’una traccia qualunque
indegni. son sereno:
so che stanno già facendo
da soli come han vissuto.

quartieri operai

dietro al catrame dei tetti piatti
terrazzoni d’estate come tizzoni
ci sono pensieri omicidi dei vicini
ma ho visto diverse persone buttarsi
da appartamenti con tende verdi
non salvarsi, schiantarsi sui ben tenuti
piani terra di questo pianeta di merda.
ogni quotidiano ha la sua eterna guerra.

CONCORSO NAZIONALE UN MONTE DI POESIA

CONCORSO NAZIONALE UN MONTE DI POESIA - poesia in terra d'Amiata -notizie sul bando e archivi poesie premiate

Francesca Dono ilgrovigliodeirampicanti

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