il tempo a sfavore

ammirami per ciò
che non sono
e costruiscimi come la casa
dell’infanzia.

siamo amati a rate
per compiacere, per vanità
esclusiva ed elusiva.
disamorati in un salto

un millesimo della stretta
al sentire. banali oscurantisti
quando pecchiamo
solari, esplosivi

quando avremmo ragione.

da vendere.

ho 41 anni

ho 41 anni e ho fatto quel che dovevo fare
qualcosa di più, forse -più probabile-
qualcosa di meno -la tara è al netto delle spese
il lordo è perlopiù sano senza pretese-
ma non me ne accorgo ora

se guardo in alto verso l`azzurro lago placido
che chiamano cielo terso atmosferico
e impugno la luce del sole come un saldatore
per piombare le parti del tutto
che padre mi fanno. e uomo.

spread spritz & fiches

a Pompei han trovato un uomo disteso, di traverso
col cranio schiacciato da un grosso ammasso di lava
quando fra duemila anni troveranno il povero scheletro nostro
tasche buche, senza riporto, sarà invece stravolto:
ritorto da uno spread indiavolato e contorto

impichment

mi piace questo fermento
che viene da dentro
tutto torna tutto serve
anche essere messi da parte
il gioco democratico
in una nazione mai nata
i servi escono dalle serre
magari lo fanno sui social
alcuni riescono nel confronto
altri generano sconforto
il pensiero unico giusto
è il loro ed è così sicuro
il paese non è morto
ma non è neppure risorto
è ancora bruco nel bozzolo

fattore democratico

abbiam tagliato
dove potevamo
ottimizzato il rigore umano
contabilizzato il rigor mortis
i poveri son sciocchi
i poeti tristi esistenzialisti
il cittadino confinato nelle periferie
nessuno se n’è lamentato
il debito è aumentato
dai, non è così drammatico
è un rito iniziatico
il fattore democratico.

cool e trendy

le case dei poveri
costano centinaia di migliaia di euro
i piatti dei poveri
sono i prestigiosi manicaretti
nei menù dei ristoranti stellati
la povertà va di moda
nel ventunesimo secolo
e anche senza guerre
tra gli stati fratelli europei
non ci facciamo mancar nulla:
la povertà è sempre sulla cresta dell’onda
la povertà è cool, è trendy
basta che sia d’altri
quelli che fanno la fila per tutto
ed entrano nei centri impiego
con le mani che stringono la vita
come l’unica merce di scambio.

m’affretto la sera

m’affretto la sera
a circondarmi di stelle
cielo sgombro quasi estivo
e mi dirigo lassù
dove conosciuto non c’è
e l’indeterminato
è la libertà
quella che quaggiù
prerogativa del mondo si crede
e in realtà è solo paura.
e m’accontento d’esserci
guardando il nero cielo
m’accontento di voi
che non comprendete
semplici stupiti pluricellulari

e

e non c’è mosso mare
non c’è tempesta
che non s’estingua lesta
come non c’è ritorno
senza un partire. e la luce
prima dell’azione minima
dell’interruttore: il dito
spunto d’assunto
che il futuro disegna

civetta

nebbia a maggio
fenomeno strambo
estate alle porte
si sente di notte:
canta più corta
la civetta nell’orda
tarda selvaggia
della città frettolosa.

bambine arrugginite

le tristi puttane col trucco pesante
tetri e robusti highliner
sotto i cavalcavia anni sessanta
scheletri d’acciaio e cemento pericolanti
le minigonne fluo, i tacchi alti, grassi plateau
pose sinuose, postura da modelle mancate
ammicchi occhiolini selvagge scosciate
le tristi puttane inondano di luce spenta
l`asmatica periferia di cemento
come un caldo agostano vento
si prendono candide per mano
tenere ragazzine ai lati delle strade
faran del bene a chi ne richiede
bambine arrugginite
sgomitano sull’asfalto forno
il prossimo cliente romantico o villano
e i glabri effeminati ragazzini moderni
forti coi deboli, compiacenti coi forti
nei furiosi formativi puttan tour puberosi
le tristi puttane maestre di nulla e di vita
ameranno quel tanto che basta
prima del sopraggiungere
del risolutore divorzio
nemesi d`ogni convenzione e sforzo.

*

il duro ammicco
dei transienti
perchè ci son venti
e venti e picchi ed abissi
che non stringi
ma ti possiedono
come proprietà nuda
alla faccia della religione
della filosofia della politica
lo spicciolo diviene alle volte
moneta corrente
e stato sociale.

io non so

io non so
per certo
quante cose potrei
dire
forse dovrei starmene zitto
e
tollerare
l’azzurro del nostro cielo
le vibrazioni delle foglie
nel torpore
dell’autunno pensato.
ma non ho voglia
di questa poesia scadente
che è la realtà apparente:
datemi sangue
e
quell’odio atavico
che fa sentire giovani
e vivi
come a due anni
di fronte all`intero mondo.

vita scritta

dietro ad una buona scrittura
c’è un costante sotterraneo lavorio
incessante tirar via
focalizzando e dimenticando
e c’è quel lavoro di merda
inscatolare cibo per cani
pulire i cessi degli impiegati
fare il socio di una finta coperativa
fare ore e ore di straordinario
pagato poco off course
è che non sei costretto
ma se non lo fai ogni sabato
quando il caporeparto te lo chiede
con le buone occhi duri imploranti
allora ciao ciao, torna al centro dell’impiego
dove non ti guardano neanche in faccia
perchè anche la loro è sparita
e no, il reddito di cittadinanza è una truffa
non vorrai mica che paghiamo
la gente che non ha voglia di fare un cazzo
dalla mattina alla sera davanti alla tv
o a smanettare le macchinette nelle tabaccherie
gratta e vinci e enalotto
e poi ci sono i morti cementati
carbonizzati, contusi, spappolati
e a qual punto pensi alla pensione
che non avrai mai
ai ciclopici debiti dell’inps
ereditati da uno stato
che non fa il mestiere suo
si dimentica dei figli e dei padri
ed è allora, in quel preciso momento
dopo forse dieci ore di lavoro
stanco affranto sudato incazzato
vorresti scriverle davvero
quelle parole che mancano.

pepata poesia populista apolitica peristaltica

la fine del mondo sta arrivando
il nuovo governo si sta insediando:
vecchi, sinistri neoliberisti, privilegiati
sono a bocca aperta, animati gesticolano
sguainano la protesta indignata sol ora
quando della casa bruciata non è rimasta
oramai neppure una sola pietosa finestra.

quel tratto di felicità incontrato

quel tratto di felicità incontrato
è il mai abbastanza amato. t’ho citato
creatore per non essere solo nel mondo
e non credo assai alla tua risposta:
nella tua assenza, nel pericolo
che contiene il tuo dare
credo. e che forse sei solo domanda
forza d’un libro, non equilibrio.
una costruzione, un cavillo.
ma che bella storia, ma che bel divenire
d’un mondo gentile: dall’anarchia
dal disordine, sangue e conflitto
l’uomo nuovo che al suo simil paga l’affitto.

ho sognato tutto

ho sognato tutto
in memoria di me
delle altezze
delle bassezze
perché coesistono
i letti dei fiumi
c’accarezzano
senza lume.
non sono mai stato
un raggio di sole
più un coriandolo
diretto dal vento
ed il suo colore
va a far parte intero
della strada
come una bozza
che si dimena
nella viscosità del tutto
nel disegno fumoso
del diventare.

solidali e umani

accendi la televisione
e tutti ripetono che bisogna essere solidali, più umani
ma i giovani italiani vanno ai concerti
non alzano più la testa
anche il primo maggio vogliono far festa
godendo sino all’affondamento del Titanic
l’orchestra suona musica rapper
i padri in pensione col cane e la villa al mare
i nonni che han fatto la guerra e hanno patito la fame
nelle trincee e nei campi dei latifondisti son morti
non risorgeranno come un certo personaggio
di un notissimo best seller
la maggioranza è silente
domani mattina si sveglierà nuovamete al buio
si laverà i denti
e i pochi fortunati
saranno prigionieri per otto ore
planeranno su amore stanco, ordini, gossip e pallone
tensioni di caporeparto et similia.
non siamo felici
non farò nulla per farvi credere il contrario

il dolore sarà forte e sarà di parte.

usciamo stasera?

lei vuole divertirsi
lui sta bene in casa
legge un libro in pantofole
guarda un film per gioia
il telegiornale per dolore
su tutto malinconia e comprensione
lei si sente giovane
e lo è a 40 anni
lui ha un anno in più di lei
ma non si sente un giovanotto
non si è mai visto giovane
come pensano dovrebbe essere nella vita
la giovinezza
ogni periodo della vita
ha la sua particolarità
i suoi colori e sapori
così i giorni di festa
lei dice qualcosa d’ambiguo
quasi un sogno
e allora lui sbotta, s’altera, s’incazza
o forse no, s’innervosisce solo un poco
perchè lui è pigro
non ha mai voglia di uscire
vedere gente
ma vi assicuro
è un uomo divertente, persino spassoso
per chi lo conosce bene
quando fa esplodere senza ritegno la sua ironia placida
come un petardo di fronte a sguardi borghesi imbolsiti
a quaranta anni si possono fare tante di quelle cose
vedendo gente
parlando
bisogna farne di casino
perchè siamo ancora giovani
ma lui non vede le cose come lei
non ama la gente, il rumore
la frenesia
la febbre del sabato sera
non saranno mai coincidenti
pensa
uomini e donne sono differenti
per cui questa sera rimaniamo a casa
a leggere un libro
a scrivere una poesia forse
la prossima settimana
andiamo fuori
in qualche locale andato a male
per guardare negli occhi
qualcuno che non si conosce

professori leggiadri

l’altro giorno
in tivvù ho visto incuriosito magrelli
professore professare sul versificarsi
frivolo sciocco sul da farsi
abbronzamenti e divertimenti:
salti di iati, sillabe, rime, assonanze, giochi.
maleducati dittonghi. e marcoaldi farsi i versi d’altri
(ho comprato un suo libro oggi
poiché non ho creduto ai miei occhi)
discettando su saba poeta minore
pasolini meglio come regista
altre memorabili frasi d’effetto per diletto
evidentemente per gli dei poco affetto
e altre verità sul destino della poesia
in italia
a quel punto
l’intestino mio s’è svegliato
dopo minuti di cassaforte
come un derivato
brontolando beffardo
elucubrando poi nel luogo
dove la poesia è bandita
o forse no:
il water è il mio vate
che ci crediate o no
sob! ho spento la tivvù
mica perché sono snob.
leggo ora le ceneri di gramsci
poesie friulane
uccelli
il canzoniere
per depurarmi
son beato, sereno
amato amo
non ci penso più
ho spento la tivvù.

ad una poetessa o ritratto a distanza

dolci tuoi occhi
tinta di rosso
la bocca tuo cuore
color fuoco
come futurista carrozzeria
una pelle disegnata
di simboli colori
la propensione
a scriverti, colorarci
di dirti, sentirci
punti interrogati:
poche risposte
al cielo sgombro
alcune domande
insolute come notte
quando buio fa
resto tutt`intorno
(tu non vedi). e non sai.
placa la giovinezza tua
in sorrisi, cocktail
aperitivi. responsabilmente
fuori dalla mente.
con una dose
q.b. d’impertinente
come la tua giovinezza
estrosa e scontrosa
come pochi anni
voglion giustamente.
e tu continui
a non sapere
perché vivi
semplicemente