"poesia" yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: agosto, 2018

erranza

siam gli oggetti
destini di baci
stampi di ceffoni
ma anomali: con tutti
i difetti degli affetti
e nessun margine di riciclo
nel ciclo della restituzione
non v’è neppure più usanza:
la buona creanza.

Annunci

marron glacé

scalpita l`acuta maronite*:
cose da fare e da pensare
per altri importanti ai piani alti:
signori, tutti i giorni fotocopia
vorrei una barca bianca come santorini
e nella burrasca secolare
andarmene, cazzare la randa
sul sopito mare.

 

*generico e importante prolasso scrotale = “acuta stanchezza, alienazione”

le belle idee

il paese svenduto
da chi i poveri amava
o l’idea diceva d’amarne:
i partiti di massa una farsa
che c’è rimbalzata male
come la palla magica
giocata immorale: è stata l’illusione
a farci così bambini?
o furono i nuovi giochini
a farci esausti manichini?
la tavola è stata imbandita
per troppo tempo
e l’aggiungi un posto
un vaniloquio per sordidi.

tuttuno

la giovinezza improvvisa
forse non finisce: ancora
come l’insetto frinisce
al tronco rifilato
alla corteccia tutt`uno
che non svela contenuto
vibra d’amore come l’attore
in calore, trema del tremore
che non c’è ultimo
neppure primo, né durante.

esteti anacoreti

questi poeti
son degli esteti:
sol del sentimento
a macchie san cose
ignorano se nella lampadina
la corrente viene e va
dopo la chiusa
svanisce o resta
cos’è una festa?
il diverso è un’eccezione.
il tecnicismo c’infesta!
se la lavatrice
è un’imitazione
d’un’acquazzone.
straparlano d’io e mio
non sanno che dio
è l’acceso tostapane:
si fa la dieta dura
con l’astratta materia
d’una dannata rima.

doppi sensi

digitando il pensiero
come fosse un salvifico siero:
parole parole che fanno storie
non s’ordinano mai realmente
come si vuole. il destino è star fuori
dal confino, con in mano un cerino:
fioca luce, perdita dei sensi, attenti ai doppi.

il tempo arancio e giallo

d’autunno già sentore
temperatura moderata
sul tetto gozzoviglia la gazza.
avverto senza mosso splendore
il tempo trascorrere discreto
delle aspettative il lago
ch’evapora, litiga col tentato
e sangue del proprio avanti
portarsi, discreto splendere
come dello specchio il lucidarsi
in camera da letto colla polvere
grasso della pelle, ombre, l’umanità
sulle parole spente prevale.
tornarsi, tornarsi come su lente
nell’effetto ogni anno della luce
sulla pelle. affrancarsi, affrancarsi
dal tempo, dal nodo nella mente
doppio, stretto, attorcigliato.
perdersi nella stretta degli argini
di guazza testarda malinconia.

i cattivi

non è che siamo cattivi, brutti e sporchi
nemmeno maligni
non siamo al centro del mondo
come gli intellettuali cosiddetti
impreziositi di mainstream e coccole
di telegiornale e talk.
non è che siamo cattivi per biologia
per scuola o lavoro
come certi amministratori
a libro paga. non abbiamo tessere
nemmeno una spintarella in paradiso.
siamo atei, anche un pochetto agnostici.

cinici e burloni usiamo le parole volgari.
non ci frega granché di disperati, migranti
basta che non si vengano a pisciare nel passo carraio
o cagare nell’androne del monolocale a 700 euro al mese.

col bagno cieco e tutte le pareti orbe.
non ci piacciono i sofismi
né le poesie che celano il marcio
sotto una coltre di stelle.
nessun padrone se non quello di fabbrica
nessun guinzaglio
nessuna leccata di culo all’editore
nessun gruppetto di amichetti fighetti
non siamo finocchi né lesbiche né qualcos’altro
siamo uomini: un po’ stronzi teneri poetici
irruenti fetenti dolci impertinenti sarcastici
telepatici ingrati defraudati imperfetti.

trasecolo

meditando passo dopo passo
ti sei fatto il mazzo, ora sei calmo
guardi indietro non troppo lieto
ma nemmeno con troppa sventura.
a far da catena l’estate piena
tra la primavera promessa
ed il quieto raggelato inverno
inquieto peso sotto sterno.

sogno o son destro

dobbiamo poggiarci
una maschera sul viso
tu pulcinella, io arlecchino
far finta che tutto proceda
verso il bene. oggi al lavoro
come del resto ogni giorno.
poi a casa un po’ di tv.
la cena, quattro chiacchiere
innocenti evasioni, stanchezza.
a letto. domani si ricomincia.
la maschera sul comò. sogni d’oro.

non si sfugge

mozart inizia
a tre anni
ma poi muore povero
finisce in una fossa comune
dimenticato
van gogh incomincia tardi
e muore povero
folle o sano senza un orecchio
picasso è quasi sempre ricco
modigliani spende tutto in alcool
e non vende un quadro
bukowski diventa famoso a 40 anni
poi deve comprarsi una bella casa
ed una bmw nera
per le tasse
beve molto prima e dopo
burroughs ha sempre
la scimmia sulla schiena
e spacciatore non solo di sogni
jim uno poeta stronzetto acido
che fa un’ultima gita a Parigi
pergolesi enfant prodige
si paga le rette del conservatorio
col suo enorme talento
napoli capitale della musica
chet drogato marcio senza sordina
e labbro spaccato
carver, dylan Thomas
sempre col bicchiere in mano
celine nazista e genio al termine dei giorni
pound fascista per non essere inghiottito
dal conformismo
artaud squilibrato
campana schizofrenico
electroshoccato sino allo spasismo
all’ultima cena
pavese sexton levi mishima
l’elenco infinito degli esausti
invece noi qui inesausti e determinati
siamo più forti
più ricchi
più creativi
viviamo tutti i giorni
uno alla volta
aggiungendo qualcosa o nulla
non posso illuminarvi
posso tranquillizzarvi
trovate voi un senso
non ho altro da dirvi
ah!

non è utile e dilettevole

sacri gli amici
vengono e vanno
come insetti sulla camicia
macchie di vino rosso
sulla tovaglia buona
molto romantico
molto vero
ogni età
ha la sua amicizia speciale
chi dice d’averne tanti
mente spudoratamente
o sono soldatini virtuali sul comò
piombo rubato all’agricoltura.
ah, cari amici misantropi dove siete?
eppoi ti ritrovi sempre stupido e solo:
vi ho donato la mia solitudine
per non averne in cambio nulla
altro silenzio, maschere, una sbornia
un libro
un ricordo obtorto collo.

canta ancora per me

la cicala viva si rifà
alle 20 e 12 opplà
come appuntamento
al buio e quasi notte
è: tutte le orecchie
anche quelle strette
non sono nell’abbietto
inutile servile tigi
sono volte all’attenzione
dell’insetto, sembra
sotto lenzuola nel letto
per quanto appresso:
l’insetto è più nobile
del veicolato intelletto.

essere e essere

questa è la vita
definita la sola
la più importante
l’attuale fattuale
da non lasciare.
appur viene
il momento
di liberare:
la mente sale
chissà dove
divien neutrale
ed il corpo esala
non sta più male.
l’eternità del mare.

le moderne donne coi coglioni

era una donna forte
non sentimentale né femminea
si chiudeva dietro
tutte le porte.
prevaricatore il maschio
nel ganglio del solito potere gravido
lei usa le cosce, tattoo e voglie
lui in cambio della fama
ha fame, vuol una fetta di carne.
lei donna toro
mostra muscoli
sicura e fatta, guerriera d’apparenza
pugno alzato, alza la voce:
non son stati uomini
non avevano le palle
per starmi accanto
come d`incanto.
ma ragazza frolla non vedi
chiaramente il tuo destino:
sei soltanto un povero pulcino.
che qualcuno realmente forte, sì
se la metta sul palmo senza guanto
le dia per una volta nella vita
un poco d`amore vero
una volta tanto.

supernova

il brillamento della supernova
primitive forze magnetiche scatena
alla vita stanno come una guerra, cataclisma
un incendio: la distruzione produce calore
cenere, degenerazione. ma pure l`insulso
impulso della brillante generazione.
vita inconsulta folle lucente: popolo
non sa ch’è fatto di risulta di stelle.

satiriasi

i sinistrati insistono
dove non delinquono:
i piccioli già li hanno
burocrazia uguale
vogliono il consenso
con la mano sozza di capitale:
la buona famiglia
non si tocca
così come la morale
si scontra col bunga bunga.
così come il vero contenuto
non è l`immagine d`un selfie
nemmeno l`immorale orale.

l’estate scema

ho la moralità del contadino
la rugosità del cemento armato
l’odore del fieno la sera.
son stato tutto e nessuno
e la mia schiena diritta
non è un complimento
nel paese degli aggiustamenti.
le sfumature deboli
i sorsi effeminati e puerili:
bisogna tagliare alla radice
stroncare sul nascere
allora sì uomini dal collo forte
muscolosi e guerrafondai
masticheranno presente e sogni
che furono di bambino aitante
e sognato sognatore.

i partigiani elementari

il fiore vostro
è rosso come lava
idea di questa patria
costruzione e ingegno
stato e nazione
partigiani
e sebbene lontani
abitate qui
all’angolo
in ogni via
anche nell’idea
maldestra e insana
di via almirante
che fa incazzare.
è per questo
che vi battete
per una libertà generica qualunque
spiriti nello spazio tempo
oramai come idea
sola: la carne passa
come una stagione
come il soffione
in primavera,
per la libertà
vi battete, ricordate?
non siate prigionieri
d’una qualsiasi
ideologia
come timidi e inerti
democratici di capitale.
siate eterni
d’una luna piena.

avrei voluto

avrei voluto
per mano prenderti
nell’antica città
sentendo l’odore tuo
nella lettura, nel cuore del mondo
e sotto medievali archi.
ma tu mi farai soffrire
pensavi vicino alla fontana
zampilli d’emozione mascalzona
e la pelle sulla pelle
eppoi ci mettemmo a ridere
con lui duro e puro
sul tuo taglio bagnato latente
stelle sotto e tuoni buoni.

ore 22:00 circa, consapevole dichiaro

non c’è più una cicala
che mi dica che questa è estate
è stato un mare di voci
di calcestruzzo, travi, leve, tiranti aitanti
ma nessuno ha tirato su la testa
anzi nella sabbia le grida scomposte
di gioco, di intrattenimento
e perdizione lenta.
ho lo spento svago nella mani
e la consapevolezza forse
il tempo che passa
e non lascia margine.
e non hai voglia
d’essere libero
e far finta che la democrazia
sia reale, sostanziosa.

pelle liscia pelle di mondo

le vedo per le vie dello shopping
nei centri storici cinici civici ricchi e curati
con quelle bocche di gomma alla joker
gli zigomi come felini di pelle
derma eterna lussuria
quelle superfici levigate e lucidate
quei rossetti da troie di strada
quei dolci profumi da predatrici
bei vestiti eleganti alla moda
le borsette di gucci di cuoio disumano
mi fanno sesso senso, non hanno vergogna
non vogliono invecchiare
cougar & milf arrapate, tatuate
la benzina ha meno ottani
però me le immagino a pecorina
a novanta gradi di lussuria e seduzione
lì nell’angolo a latrare come cagne in calore
avranno tutto il tempo per non essere giovani
in un altro momento della storia umana
ora sono carne della mia carne che gode
invecchieranno finalmente
quando non più desiderate.

padronale

nel lavoro -fare e disfare-
fra loro sconosciuti
collaborano alla bene e meglio
con maschere, per far nababbo

l’uomo solo al comando
fattosi da sé -capitale a rischio-
e per altri gran ammiraglio
che fa bene (sì, splende)
quando costretti i pecoroni
nel pagamento
del conguaglio: tempo

oro vero. l’ignoranza che guaio
e quest’indifferenza:
ognuno per sé
deboli ed insignificanti
giocattoli sul campo
(nemmeno loro), dei grandi.

ai radical sceicchi fritti

(preghiera per l’uomo semplice
immerso suo malgrado
nella civiltà delle immagini
degrado manipolato del subconscio negato)

non dedicate tutto l’odio
ad una persona sola
quella persona non è così importante
non lo merita
e l’odio diviene amore
suo speculare ardore-
l’atomo scomponete
in energia per il proseguimento
e della luce nuova godete, dei colori.
la storia pare si ripete
senza memoria
cieco l’impeto:
non si ama chi non è all’altezza
e viceversa dall’alto
non s’avverte più certezza
ma l’astrattezza dei sentimenti
negativi
del punto di s vista.
non odiate,
complici.

per aspera ad astra

le cose modeste
son necessarie
piccoli ci fanno sentire
smarriti, senza padre
cogli occhi increduli
dilatate pupille
come spilli nella galassia.

pigmei molli a fianco
di supernove
e buchi neri
nane blu
e gialle ipergiganti.
nemmeno l’odore
del cemento caldo
nell’aria di fuoco

bitume come pioggia
rasserena ed incita:
si sgretola il progresso
anche nella convinzione
dell’immutabile.
reca danno lo sviluppo
senza il guanto
dell’umanesimo.
le mani ricostruiranno
nel paese immobile
un utile scorcio
nello spruzzo di bile.

agosto 2018

stanotte mi sono svegliato
non ce la facevo più
non so come ce la facciano gli altri
con questo rumore continuo

penetrante infantile cagnara
rumore dello scarico del cesso
acqua che scroscia e mulina
vorticosa nelle tubature
nel sifone firenze
e in tutta l’autostrada nascosta
che ci mantiene civili primati
rumore d’aerei

rumore di fuga e di permanenza
rumore di carta stampata
telegiornali opinionisti
pseudo intellettuali
cabarettisti ridicoli

auto che sfrecciano al mare
cataclismi e incidenti
motori di condizionatori
e scorregge continue
mi sono dovuto alzare per ascoltare
e ascoltare e ascoltare
poi non ho sentito nulla.

entità

ci si ridesta
a volte dall’incubo
la notte muti come anfratti
disfatti nel copioso sudore.
e non c’è parola che libra
né intento d’aureola
ma cane che latra
e pulsione di vacuo.
alle 5 e 30 svaniscono
esauste pur le stelle
e c’erano sol quelle
ad indurre un tenue
sorriso su viso.

nuvole

d’estate sei morto
il mese delle notturne cicale
del mare costretto
del sudore sul letto.
hai conciato per le feste mute
mia madre e me
senza potere
senza volere:
è quella legge che costringe
che ritira nelle lenzuola
la furia delle cose
il non sentirti
il non vederti
nel timore sfiorarti.
il ciel sereno
è nuvola più grande.

*

c’è una ragione per il silenzio
ma le cicale sono dodecafoniche
in un mondo tonale e cacofonico
o meglio minimaliste nel mondo
ossessivo e compulsivo. abbandona
i tuoi ardori e le lontananze: tutto
vicino e raggiungibile, il perimetro
è il tuo lavoro, la tua casa, il bagno.
chi s’infervora è perduto, chi s’accalora
resterà senza bocca, muto come un mutuo.

vien sera

vien sera e tu
che non perdi le gocce del sorriso
su una tavola ancora d`apparecchiare
ora io sono tutto un sudore
tuttavia la mano mia cerca il tuoi biondi peli
su quella schiena curva e ci vuole guidare sopra
ascoltando il battito del motore
quando s`ingolfa e fa quel sapido rumore.
vien sera e tu mi ricordi ed io so non troppo.

ancora cicale

tutte le cicale cercano
d’ombra un poco
e la scoperta del silenzio
sarà della parabola la fine.
il canto si zittisce ed il paesaggio
cambia: c’è stato un momento
in cui s’è creduto all’utopia
d’una strana armonia:
dialoga il solista
sul manto armonico del mondo
e l’orchestra è triade perfetta.
ma l’esattezza illusione
solidarietà intrusione.

criticamente tuo e suo e mio, vostro

s’augurano vita
morte e miracoli
della poesia: la poesia
non esiste più

la poesia è in salute
la poesia qua
la poesia là
li vedo nei talk
col tank della Kultura
un bollettino ogni anno
un libro ogni anno
per dimostrarlo
con l’infallibile mira
del critico poeta
delle arcane parole
sprona talenti
come agrumi
e mentre s’affannano
c’è qualcuno là

a lume di led
nella sua camera oscura
liquidi e sostanze
tenacia e costanza
altruismo e voglia di non morire
ed illuminare
l’aldiquà.

beghe di pianerottolo

quando mio padre
s’ammalò
m’ammalai
anch’io
come specchio della carne:
s’infetta il corpo
del dolore a distanza
come un modellino
radiocontrollato privo di costrutto.
erano giorni
caldi come questi
distaccati, precisi, puntuali: iniziavano
e finivano
totalmente indifferenti
alle nostre piccole
beghe.

l’orologio

la malattia
è orrida testimonianza
del margine finito
dall’usura tempo
macerato, dalla falla
nello scafo che affonda
dal pelo che la radice
abbandona: corpo chiede
dignitoso termine?
ha sua intelligenza
o è solo carne da macello
materia ch’ingrigisce
ma non prova?
e il cervello sceglie
come morire?
nemmeno i pensieri
son stati suoi,
algoritmi d’una sovrastruttura
figuriamoci
del rimanente.

genitali

ingannevoli in tutto i sensi
incompiute le parole
e i sensi anche nel dissenso.
e viene dicitura nova
come genitore uno e genitore due
no, io t`odio come padre
come madre ti prenderò
con violenza e contro la natura
e ipocrisie non voglio
e più desidero
uomo nuovo e fanciullino.

entumiasmi

che bluff l`entusiasmo
il chiasmo dei suoi derivati
di Stato e la salvezza
della speranza nel mondo
che brutte parole
orribili financo.
e le preghiere serali
il mattino celeste
la fame di verità
il Significato per il significante
e quelle puttane delle parole:
ne vedo tutti i giorni
sui muri dei cessi
e negli elaborati decessi
come coccodrilli scemi.
ma dai, dove andremo a finire
tutti là tutti là
in fila indiana
col resto di due
ma-ra-mao per-ché sei mor-to.

i desideri son illusioni

la vita non è mia
è dei social
della televisione
del mainstream.
l’illusione è il mio trucco
la mia immagine di nulla-
sono solo, ma assieme
a tanti altri. discutiamone
prima possibile,
le grandi opere cialtrone
e il mio modello di vita
sciocco, frivolo, di consumo.
processiamo il potere
prima che la vita svanisca breve
come quando fu instillata
da madre e padre
nel silenzio orgoglioso
dei geni contadini
il valore del lavoro
dell’arato suolo.

dequalificato

tu morivi
noi ancora testimoni
equidistanti non bastanti
vivi ma non sembrava
i maschi oramai inutili
vasi futili di Morandi
generatori di reddito soltanto
e la specie ridotta a pece
un passo ritroso all’altro
un futuro da calpestare
solo, io senza te
a fare il padre
e il ricordo d’un figlio
abbassato d’un rango
vicino al fango.
e le femmine folli
mai così forti.

natura crea

la natura matura
delle cose
è la morte
e la confisca della polvere
il tuono del furore
la contumacia delle follia
il colore scostumato dei fiori rampicanti.
accostiamoci al filo del discorso
con la parola non muta
regina che confisca l’infinito
nel vocabolario
come il bambino non sa
del suo raffreddore.
eppoi la chiamano
e non ha nome
fantasia non serve
se non per certi schiavi.
e parlate alto parlate piano
che non s’aggiusta il destino
al primo che capita caso.

podio

ho l`andamento stanco
del caldo affranto
micidiale affondo
del globo inquinato.
pigro e fiacco: agosto
l`odio, metto settembre
sul personale podio.

sete

un mojito mi serve
per sentirmi completo
ho la sete atavica
d`una mente italica
che viene dal buio
del tempo: il portento
d`un ménage violento.

ferie a mezzanotte

quando mio padre
era un tronchetto
steso sul letto
itterico ed esausto
la vita nel mese di luglio
mi sembrò ingiusta
una merda in sintesi.

poi quando fu insaccato
e spedito all’obitorio
mi sentii uomo libero
ma libero di fare cosa?
una giornata calda estiva
resta calda
e la gente pensa alle vacanze
anche se c’è un morto nei paraggi

c’è troppo sole, troppa vita.

lui si era liberato
del dolore, del suo corpo
malandato
io della colpa
del martirio dei sopravvissuti
perché tocca poi a loro
ritrovarsi imperfetti e viscidi
su quel letto
in cui la storia si ripete
e nessuno vince
il senso
la luce in fondo al tunnel.

trattengo

nascosto hai il dito
versato la luna nel pozzo
e col colore nuove stelle
lassù colorate di pelle
novità nell’apparirsi
uguali sempre differenti
e di respiro: l’attimo
del fiato, congelato
nell’istante d’un ghiaccio:
per sempre è quel vento.

giovani

forti i giovani
rivoluzionari, belli
tatuati, scontrosi
un po’ sciocchi.
intemperante, volitivo
come loro, futile:
verrà d’improvviso
la maturità nel viso
vera aitante
rivoluzione ingombrante.
ti vedo energico
ramificare, germogli
ogni giorno di vita
non far troppo
lo scontroso
lo stesso t’amo
e se non pronuncio
non vorrà dire
il contrario.

generazione tenera

mai stato eroe
la vita marca stretta
non per vendetta
per natura interiore
come la favola
della rana
e dello scorpione.
più molle dei nonni
in guerra, nella steppa, nei campi
non troppo propenso
al sacrificio dei corpi:
pigro, non sognatore
a terra coi piedi
forse troppo
però le radici
son necessarie
per non esser
spazzati via
dal vento.

minimal et moralia

vien sera
con contraerea
tu e la tua
selvaggia marea:
l`idea che non sia tu
mi deteriora
come onda imponente
sulla prora:
la violenza delle idee
a volte indietreggia
la bellezza. a volte
le amplifica.

1980 e poi

due case
nella vita mia.
poche
ti dico la verità
dalla prima all’ultima
se vuoi
sono un polmone grondante
oggi
come una mareggiata spumeggiante.
ti mentirei
se ti dicessi
ho mal vissuto:
impossibile
anche dopo la polvere da sparo
di quel maledetto
1980 strategico della tensione.
perché c’è stato il lusso
del latte ogni mattina
tortellini e carne in brodo
la lussuria del barocco e dell’arte
la curiosità cinefila e culturale
i libri letti sul mobilio curato
il 45 giri della quinta di Mahler
nel mangiadischi plasticoso
la nonna che non ha mai vacillato
se non negli ultimi anni di letto
con le sponde e il dito piegato sul labbro
un padre salesiano e comunista
detto sarcasticamente il colonnello
(Grecia 1967
che fu Odissea e tormento)
ironico, buono, metodico e falegname
una madre laboriosa e forte
come un tempo che fu
dalle campagne in eco.
ti dico che son cresciuto
come ho voluto
mi son fatto i cazzi miei alla grande
ma son cresciuto anche
come han voluto loro
forse meno forte di loro
nel ghiotto privilegio non preteso
ma avuto come miele
e c’è poco altro
da dirsi
se non il tempo.

visi picassiani

vedo Picasso
che fino all’ultimo giorno
si fa il mazzo:
pittura scultura
litografia e magia.
migliaia d’opere
per non dimenticarsi
del genio
che il tempo
vuol perdere nel tedio.
ma lui non era operaio
nemmeno usuraio:
fu ricco e vegeto
quelle facce sghembe
mi rendono inquieto
una bugia da milioni
che l’han reso
immorale immortale.

devia

devia la vita
per isolani rinfreschi
e sacche d’avversioni
per tagli, incisioni.
devia per cornici
come perimetri chiusi
e allarghi brutali
come per respiro
sul cenno acuto dei monti.
devia per insolazione
delle ampie fissili stagioni
e pugni d’ombre
delle cantine.
devia per punti
come scale a chiocciola
di pioli nervosi e sincopi
o lineare la vita
s’infila lubrificata nella spirale
che dà la fine decisa
robusta e forte.

Cantiere poesia

Scusateci per il disagio, stiamo sognando per voi

DISTRATTA

pensieri astratti in una mente distratta

words and music and stories

Let's recollect our emotions in tranquillity

Le Poesie di ADA (arte di ascoltare)

Tra Arte, Ascolto e (Pari) Opportunità per Tutti

L'emergente Autori in vetrina

Solo libri di autori emergenti.

Compensazioni equoree

prove di scrittura, poesia, racconti e altro

Poetella's Blog

"questo sol m'arde e questo m'innamora"- Michelangelo

parole e basta

d'amore, sesso, vita e poesia

SUSSUKANDOM

Punk blog: situazioni ed altre porcherie contro ignoti senza spirito

CONCORSO INTERNAZIONALE UN MONTE DI POESIA

CONCORSO INTERNAZIONALE UN MONTE DI POESIA - poesia in terra d'Amiata -notizie sul bando e archivi poesie premiate

Francesca Dono ilgrovigliodeirampicanti

al poeta l'ignoto e un'ombra nascosta in ogni stanza

LIMBRANAUTA

Il Funerale della Letteratura!

Pino Soprano

La neutralità favorisce sempre l'oppressore, non la vittima. Il silenzio incoraggia sempre il torturatore, non il torturato.

CRITICA IMPURA

LETTERATURA, FILOSOFIA, ARTE E CRITICA GLOBALE

"...e poi Letteratura e Politica"

La specie si odia. E mi permetto di aggiungere: "A volte di coppie non si può parlare, ma d'amore sì; altre volte di coppie sì, ma non d'amore, e è il caso un po' più ordinario". R. Musil, 'L'uomo senza qualità', Ed. Einaudi, 1996, p. 1386. Ah, a proposito di 'relazioni': SE APRI IL TUO CUORE SI TRATTA DI AMICIZIA. SE APRI LE GAMBE SI TRATTA DI SESSO. SE APRI ENTRAMBI E' AMORE

bogpan - блог за авторска поезия

блог за авторска поезия

Marco G. Maggi - Nuova Itaca

Se dall’onda del pensiero riaffiora qualche indizio riportami voce nei luoghi immemori dove nacque l'idea

Quanto basta...

Riflettere, condividere pensieri. Senza esagerare. Quanto basta...

UNO STRANO POETA

Quando la poesia incontra la vita di un ragazzo

Alexandra Bastari

19 anni, studentessa - alexandrabastari@gmail.com

Unterwegs

In cammino

Intermittenze. Scritture di Anna Leone

"Ti lascio una cosa, una prosa, una tentazione, un'occasione, uno scampo di dolore, un ammutinamento,, un'eutanasia preventiva non ancora necessaria "

Brezza d'essenza

(Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.)

ilcollomozzo

FU ALL'INIZIO UNO STUDIO. SCRIVEVO SILENZI, NOTTI, SEGNAVO L'INESPRIMIBILE. FISSAVO VERTIGINI. A. R.

Parole & Carriole

Poesie D'Amore e Trucioli Di Libertà

amilgaquasino

A.A.A. Cercasi (un modo vecchio come il mondo per mettersi sul mercato)

Sogno Diurno

(la poesia è sogno diurno)

Neobar

"Noi non siamo mai esistiti, la verità sono queste forme nella sommità dei cieli." Pasolini

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

Angela Francia

LA DITTATURA PERFETTA AVRA' LA SEMBIANZA DI UNA DEMOCRAZIA, UNA PRIGIONE SENZA MURI NELLA QUALE I PRIGIONIERI NON SOGNERANNO MAI DI FUGGIRE. UN SISTEMA DI SCHIAVITU' DOVE, GRAZIE AL CONSUMO E AL DIVERTIMENTO, GLI SCHIAVI AMERANNO LA LORO SCHIAVITU.

formavera

rivista di poesia e poetica

Non di questo mondo

Nel mio taschino c'è tutto quello che va conservato per non andar perduto.

Michelangelo Buonarroti è tornato

Non ce la fo' più a star zitto

Un cielo vispo di stelle

tentativi di prosa e di poesia

LaPoetessaRossa

I like who I am and that is so fucking attractive

Memorabilia

Mille sono i modi di viaggiare, altrettanti quelli di raccontare.

sibillla5

forse poesia

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: