poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Mese: agosto, 2018

erranza

siam gli oggetti
destini di baci
stampi di ceffoni
ma anomali: con tutti
i difetti degli affetti
e nessun margine di riciclo
nel ciclo della restituzione
non v’è neppure più usanza:
la buona creanza.

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marron glacé

scalpita l`acuta maronite*:
cose da fare e da pensare
per altri importanti ai piani alti:
signori, tutti i giorni fotocopia
vorrei una barca bianca come santorini
e nella burrasca secolare
andarmene, cazzare la randa
sul sopito mare.

 

*generico e importante prolasso scrotale = “acuta stanchezza, alienazione”

le belle idee

il paese svenduto
da chi i poveri amava
o l’idea diceva d’amarne:
i partiti di massa una farsa
che c’è rimbalzata male
come la palla magica
giocata immorale: è stata l’illusione
a farci così bambini?
o furono i nuovi giochini
a farci esausti manichini?
la tavola è stata imbandita
per troppo tempo
e l’aggiungi un posto
un vaniloquio per sordidi.

tuttuno

la giovinezza improvvisa
forse non finisce: ancora
come l’insetto frinisce
al tronco rifilato
alla corteccia tutt`uno
che non svela contenuto
vibra d’amore come l’attore
in calore, trema del tremore
che non c’è ultimo
neppure primo, né durante.

esteti anacoreti

questi poeti
son degli esteti:
sol del sentimento
a macchie san cose
ignorano se nella lampadina
la corrente viene e va
dopo la chiusa
svanisce o resta
cos’è una festa?
il diverso è un’eccezione.
il tecnicismo c’infesta!
se la lavatrice
è un’imitazione
d’un’acquazzone.
straparlano d’io e mio
non sanno che dio
è l’acceso tostapane:
si fa la dieta dura
con l’astratta materia
d’una dannata rima.

doppi sensi

digitando il pensiero
come fosse un salvifico siero:
parole parole che fanno storie
non s’ordinano mai realmente
come si vuole. il destino è star fuori
dal confino, con in mano un cerino:
fioca luce, perdita dei sensi, attenti ai doppi.

il tempo arancio e giallo

d’autunno già sentore
temperatura moderata
sul tetto gozzoviglia la gazza.
avverto senza mosso splendore
il tempo trascorrere discreto
delle aspettative il lago
ch’evapora, litiga col tentato
e sangue del proprio avanti
portarsi, discreto splendere
come dello specchio il lucidarsi
in camera da letto colla polvere
grasso della pelle, ombre, l’umanità
sulle parole spente prevale.
tornarsi, tornarsi come su lente
nell’effetto ogni anno della luce
sulla pelle. affrancarsi, affrancarsi
dal tempo, dal nodo nella mente
doppio, stretto, attorcigliato.
perdersi nella stretta degli argini
di guazza testarda malinconia.

i cattivi

non è che siamo cattivi, brutti e sporchi
nemmeno maligni
non siamo al centro del mondo
come gli intellettuali cosiddetti
impreziositi di mainstream e coccole
di telegiornale e talk.
non è che siamo cattivi per biologia
per scuola o lavoro
come certi amministratori
a libro paga. non abbiamo tessere
nemmeno una spintarella in paradiso.
siamo atei, anche un pochetto agnostici.

cinici e burloni usiamo le parole volgari.
non ci frega granché di disperati, migranti
basta che non si vengano a pisciare nel passo carraio
o cagare nell’androne del monolocale a 700 euro al mese.

col bagno cieco e tutte le pareti orbe.
non ci piacciono i sofismi
né le poesie che celano il marcio
sotto una coltre di stelle.
nessun padrone se non quello di fabbrica
nessun guinzaglio
nessuna leccata di culo all’editore
nessun gruppetto di amichetti fighetti
non siamo finocchi né lesbiche né qualcos’altro
siamo uomini: un po’ stronzi teneri poetici
irruenti fetenti dolci impertinenti sarcastici
telepatici ingrati defraudati imperfetti.

trasecolo

meditando passo dopo passo
ti sei fatto il mazzo, ora sei calmo
guardi indietro non troppo lieto
ma nemmeno con troppa sventura.
a far da catena l’estate piena
tra la primavera promessa
ed il quieto raggelato inverno
inquieto peso sotto sterno.

sogno o son destro

dobbiamo poggiarci
una maschera sul viso
tu pulcinella, io arlecchino
far finta che tutto proceda
verso il bene. oggi al lavoro
come del resto ogni giorno.
poi a casa un po’ di tv.
la cena, quattro chiacchiere
innocenti evasioni, stanchezza.
a letto. domani si ricomincia.
la maschera sul comò. sogni d’oro.

non si sfugge

mozart inizia
a tre anni
ma poi muore povero
finisce in una fossa comune
dimenticato
van gogh incomincia tardi
e muore povero
folle o sano senza un orecchio
picasso è quasi sempre ricco
modigliani spende tutto in alcool
e non vende un quadro
bukowski diventa famoso a 40 anni
poi deve comprarsi una bella casa
ed una bmw nera
per le tasse
beve molto prima e dopo
burroughs ha sempre
la scimmia sulla schiena
e spacciatore non solo di sogni
jim uno poeta stronzetto acido
che fa un’ultima gita a Parigi
pergolesi enfant prodige
si paga le rette del conservatorio
col suo enorme talento
napoli capitale della musica
chet drogato marcio senza sordina
e labbro spaccato
carver, dylan Thomas
sempre col bicchiere in mano
celine nazista e genio al termine dei giorni
pound fascista per non essere inghiottito
dal conformismo
artaud squilibrato
campana schizofrenico
electroshoccato sino allo spasismo
all’ultima cena
pavese sexton levi mishima
l’elenco infinito degli esausti
invece noi qui inesausti e determinati
siamo più forti
più ricchi
più creativi
viviamo tutti i giorni
uno alla volta
aggiungendo qualcosa o nulla
non posso illuminarvi
posso tranquillizzarvi
trovate voi un senso
non ho altro da dirvi
ah!

non è utile e dilettevole

sacri gli amici
vengono e vanno
come insetti sulla camicia
macchie di vino rosso
sulla tovaglia buona
molto romantico
molto vero
ogni età
ha la sua amicizia speciale
chi dice d’averne tanti
mente spudoratamente
o sono soldatini virtuali sul comò
piombo rubato all’agricoltura.
ah, cari amici misantropi dove siete?
eppoi ti ritrovi sempre stupido e solo:
vi ho donato la mia solitudine
per non averne in cambio nulla
altro silenzio, maschere, una sbornia
un libro
un ricordo obtorto collo.

canta ancora per me

la cicala viva si rifà
alle 20 e 12 opplà
come appuntamento
al buio e quasi notte
è: tutte le orecchie
anche quelle strette
non sono nell’abbietto
inutile servile tigi
sono volte all’attenzione
dell’insetto, sembra
sotto lenzuola nel letto
per quanto appresso:
l’insetto è più nobile
del veicolato intelletto.

essere e essere

questa è la vita
definita la sola
la più importante
l’attuale fattuale
da non lasciare.
appur viene
il momento
di liberare:
la mente sale
chissà dove
divien neutrale
ed il corpo esala
non sta più male.
l’eternità del mare.

le moderne donne coi coglioni

era una donna forte
non sentimentale né femminea
si chiudeva dietro
tutte le porte.
prevaricatore il maschio
nel ganglio del solito potere gravido
lei usa le cosce, tattoo e voglie
lui in cambio della fama
ha fame, vuol una fetta di carne.
lei donna toro
mostra muscoli
sicura e fatta, guerriera d’apparenza
pugno alzato, alza la voce:
non son stati uomini
non avevano le palle
per starmi accanto
come d`incanto.
ma ragazza frolla non vedi
chiaramente il tuo destino:
sei soltanto un povero pulcino.
che qualcuno realmente forte, sì
se la metta sul palmo senza guanto
le dia per una volta nella vita
un poco d`amore vero
una volta tanto.

supernova

il brillamento della supernova
primitive forze magnetiche scatena
alla vita stanno come una guerra, cataclisma
un incendio: la distruzione produce calore
cenere, degenerazione. ma pure l`insulso
impulso della brillante generazione.
vita inconsulta folle lucente: popolo
non sa ch’è fatto di risulta di stelle.

satiriasi

i sinistrati insistono
dove non delinquono:
i piccioli già li hanno
burocrazia uguale
vogliono il consenso
con la mano sozza di capitale:
la buona famiglia
non si tocca
così come la morale
si scontra col bunga bunga.
così come il vero contenuto
non è l`immagine d`un selfie
nemmeno l`immorale orale.

l’estate scema

ho la moralità del contadino
la rugosità del cemento armato
l’odore del fieno la sera.
son stato tutto e nessuno
e la mia schiena diritta
non è un complimento
nel paese degli aggiustamenti.
le sfumature deboli
i sorsi effeminati e puerili:
bisogna tagliare alla radice
stroncare sul nascere
allora sì uomini dal collo forte
muscolosi e guerrafondai
masticheranno presente e sogni
che furono di bambino aitante
e sognato sognatore.

i partigiani elementari

il fiore vostro
è rosso come lava
idea di questa patria
costruzione e ingegno
stato e nazione
partigiani
e sebbene lontani
abitate qui
all’angolo
in ogni via
anche nell’idea
maldestra e insana
di via almirante
che fa incazzare.
è per questo
che vi battete
per una libertà generica qualunque
spiriti nello spazio tempo
oramai come idea
sola: la carne passa
come una stagione
come il soffione
in primavera,
per la libertà
vi battete, ricordate?
non siate prigionieri
d’una qualsiasi
ideologia
come timidi e inerti
democratici di capitale.
siate eterni
d’una luna piena.

avrei voluto

avrei voluto
per mano prenderti
nell’antica città
sentendo l’odore tuo
nella lettura, nel cuore del mondo
e sotto medievali archi.
ma tu mi farai soffrire
pensavi vicino alla fontana
zampilli d’emozione mascalzona
e la pelle sulla pelle
eppoi ci mettemmo a ridere
con lui duro e puro
sul tuo taglio bagnato latente
stelle sotto e tuoni buoni.

ore 22:00 circa, consapevole dichiaro

non c’è più una cicala
che mi dica che questa è estate
è stato un mare di voci
di calcestruzzo, travi, leve, tiranti aitanti
ma nessuno ha tirato su la testa
anzi nella sabbia le grida scomposte
di gioco, di intrattenimento
e perdizione lenta.
ho lo spento svago nella mani
e la consapevolezza forse
il tempo che passa
e non lascia margine.
e non hai voglia
d’essere libero
e far finta che la democrazia
sia reale, sostanziosa.

pelle liscia pelle di mondo

le vedo per le vie dello shopping
nei centri storici cinici civici ricchi e curati
con quelle bocche di gomma alla joker
gli zigomi come felini di pelle
derma eterna lussuria
quelle superfici levigate e lucidate
quei rossetti da troie di strada
quei dolci profumi da predatrici
bei vestiti eleganti alla moda
le borsette di gucci di cuoio disumano
mi fanno sesso senso, non hanno vergogna
non vogliono invecchiare
cougar & milf arrapate, tatuate
la benzina ha meno ottani
però me le immagino a pecorina
a novanta gradi di lussuria e seduzione
lì nell’angolo a latrare come cagne in calore
avranno tutto il tempo per non essere giovani
in un altro momento della storia umana
ora sono carne della mia carne che gode
invecchieranno finalmente
quando non più desiderate.

padronale

nel lavoro -fare e disfare-
fra loro sconosciuti
collaborano alla bene e meglio
con maschere, per far nababbo

l’uomo solo al comando
fattosi da sé -capitale a rischio-
e per altri gran ammiraglio
che fa bene (sì, splende)
quando costretti i pecoroni
nel pagamento
del conguaglio: tempo

oro vero. l’ignoranza che guaio
e quest’indifferenza:
ognuno per sé
deboli ed insignificanti
giocattoli sul campo
(nemmeno loro), dei grandi.

ai radical sceicchi fritti

(preghiera per l’uomo semplice
immerso suo malgrado
nella civiltà delle immagini
degrado manipolato del subconscio negato)

non dedicate tutto l’odio
ad una persona sola
quella persona non è così importante
non lo merita
e l’odio diviene amore
suo speculare ardore-
l’atomo scomponete
in energia per il proseguimento
e della luce nuova godete, dei colori.
la storia pare si ripete
senza memoria
cieco l’impeto:
non si ama chi non è all’altezza
e viceversa dall’alto
non s’avverte più certezza
ma l’astrattezza dei sentimenti
negativi
del punto di s vista.
non odiate,
complici.

per aspera ad astra

le cose modeste
son necessarie
piccoli ci fanno sentire
smarriti, senza padre
cogli occhi increduli
dilatate pupille
come spilli nella galassia.

pigmei molli a fianco
di supernove
e buchi neri
nane blu
e gialle ipergiganti.
nemmeno l’odore
del cemento caldo
nell’aria di fuoco

bitume come pioggia
rasserena ed incita:
si sgretola il progresso
anche nella convinzione
dell’immutabile.
reca danno lo sviluppo
senza il guanto
dell’umanesimo.
le mani ricostruiranno
nel paese immobile
un utile scorcio
nello spruzzo di bile.

agosto 2018

stanotte mi sono svegliato
non ce la facevo più
non so come ce la facciano gli altri
con questo rumore continuo

penetrante infantile cagnara
rumore dello scarico del cesso
acqua che scroscia e mulina
vorticosa nelle tubature
nel sifone firenze
e in tutta l’autostrada nascosta
che ci mantiene civili primati
rumore d’aerei

rumore di fuga e di permanenza
rumore di carta stampata
telegiornali opinionisti
pseudo intellettuali
cabarettisti ridicoli

auto che sfrecciano al mare
cataclismi e incidenti
motori di condizionatori
e scorregge continue
mi sono dovuto alzare per ascoltare
e ascoltare e ascoltare
poi non ho sentito nulla.

entità

ci si ridesta
a volte dall’incubo
la notte muti come anfratti
disfatti nel copioso sudore.
e non c’è parola che libra
né intento d’aureola
ma cane che latra
e pulsione di vacuo.
alle 5 e 30 svaniscono
esauste pur le stelle
e c’erano sol quelle
ad indurre un tenue
sorriso su viso.

nuvole

d’estate sei morto
il mese delle notturne cicale
del mare costretto
del sudore sul letto.
hai conciato per le feste mute
mia madre e me
senza potere
senza volere:
è quella legge che costringe
che ritira nelle lenzuola
la furia delle cose
il non sentirti
il non vederti
nel timore sfiorarti.
il ciel sereno
è nuvola più grande.

*

c’è una ragione per il silenzio
ma le cicale sono dodecafoniche
in un mondo tonale e cacofonico
o meglio minimaliste nel mondo
ossessivo e compulsivo. abbandona
i tuoi ardori e le lontananze: tutto
vicino e raggiungibile, il perimetro
è il tuo lavoro, la tua casa, il bagno.
chi s’infervora è perduto, chi s’accalora
resterà senza bocca, muto come un mutuo.

vien sera

vien sera e tu
che non perdi le gocce del sorriso
su una tavola ancora d`apparecchiare
ora io sono tutto un sudore
tuttavia la mano mia cerca il tuoi biondi peli
su quella schiena curva e ci vuole guidare sopra
ascoltando il battito del motore
quando s`ingolfa e fa quel sapido rumore.
vien sera e tu mi ricordi ed io so non troppo.

ancora cicale

tutte le cicale cercano
d’ombra un poco
e la scoperta del silenzio
sarà della parabola la fine.
il canto si zittisce ed il paesaggio
cambia: c’è stato un momento
in cui s’è creduto all’utopia
d’una strana armonia:
dialoga il solista
sul manto armonico del mondo
e l’orchestra è triade perfetta.
ma l’esattezza illusione
solidarietà intrusione.

Quanto basta...

Riflettere, condividere pensieri. Senza esagerare. Quanto basta...

UNO STRANO POETA

Quando la poesia incontra la vita di un ragazzo

Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

Scrivo per passione e per noia, scrivo per passione annoiata. Lo pseudonimo è uno strumento ed è confusione, è uno strumento per confondersi. ("Sii sempre un poeta, anche facendo prosa.” - C. Baudelaire)

Unterwegs

In cammino

sovrasenso bisbigliato

"quando ti sono postuma ti ritrai negando il nesso tra suono e pensiero pensato." (Anna62)

Brezza d'essenza

Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.

ilcollomozzo

FU ALL'INIZIO UNO STUDIO. SCRIVEVO SILENZI, NOTTI, SEGNAVO L'INESPRIMIBILE. FISSAVO VERTIGINI. A. R.

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A.A.A. Cercasi (un modo vecchio come il mondo per mettersi sul mercato)

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"Noi non siamo mai esistiti, la verità sono queste forme nella sommità dei cieli." Pasolini

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Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

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LA DITTATURA PERFETTA AVRA' LA SEMBIANZA DI UNA DEMOCRAZIA, UNA PRIGIONE SENZA MURI NELLA QUALE I PRIGIONIERI NON SOGNERANNO MAI DI FUGGIRE. UN SISTEMA DI SCHIAVITU' DOVE, GRAZIE AL CONSUMO E AL DIVERTIMENTO, GLI SCHIAVI AMERANNO LA LORO SCHIAVITU.

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