nostri poveri figli degeneri

morti stupidamente per strada e in carcere
senza nome, senza età, coi diritti sospesi
poveri figli emaciati e lividi coricati d’asfalto
fuliggine di marmitta, odore di chiuso, miasmi.
glaciali inferriate, cancelli che per sempre la voce
serrano nelle stanze sorde e quadre di cemento disamorato
figli d’una manciata di maria, coca o ubriachi di vino, whisky
vessati, malmenati, straziati, percossi, ultimi e mai arrivati:
figli del mondo di millenaria civiltà, finiti nelle grinfie sorde
opache, del male assurdo e cieco che per sempre v’ha privato.

Parole, parole, parole:

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