quelle rare sommità

scampati all’aria nera dei tanti
accolti non esitanti
ci siam accampati nella casetta fra i rami
io, te e il bambino più vicini ai raggi
come eterni elementi specchianti
quel sole che muove il suolo
modella pur i fanghi, li sospinge in alto
come nella cattedrale i severi
ma sublimi cigli fra i migliori a cercarsi
traslando nelle più nobili forme
nuovi usuali e meno materiali
migliori li plasma
come nel sangue piastrine, globuli
ferro e vigorose vitamine
li rilancia nei picchi
quando l’equilibrio è già pieno
in un eterno cielo sereno
capita quella volta e soltanto
in quel tempo dato e limitato dal fato.

11 pensieri riguardo “quelle rare sommità

  1. Quanta musica, quante increspature fini, nei suoni e nelle pause! Sei soave, nel senso migliore e non banale del termine. I versi finali sono come un sogno:

    li rilancia nei picchi
    quando l’equilibrio è già pieno
    in un eterno cielo sereno
    capita quella volta e soltanto
    in quel tempo dato e limitato dal fato.

    Ciao, Yok.

    Irene

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