mongoloide

era un ritardato
figlio di puttana
rompeva i coglioni
ai cinnazzi più piccoli
rubava giocattoli e bighe
li teneva in sospeso contro al muro
come burattini terrorizzati
con le sue manone zozze attorno al collo
puzzava di piscio
aveva una dermatite violenta
e schifosa
che gli faceva sembrare
il cranio la faccia nascosta e scrostrata
della luna-
quella presumibilmente
conquistata dai cinesi.

un giorno
rubò una vespetta arrugginita
e senza casco
ad una folle velocità
senza calcolare bene la traiettoria
si fracassò
contro il culo di una uno turbo
parcheggiata
stampando un lato del duro cranio
ab normal
sul paraurti cromato.

si tirò su
come un robot sprogrammato
e se ne andò blaterando
in un alfabeto extraterrestre.
una domenica periferica
come tante.

lo vidi altre volte
feci finta di non conoscerlo.
col tempo me lo dimenticai
come si dimenticano
le cose futili
o il tubetto del dentifricio
il tappo rotolato
nella tazza del cesso.
anche se a volte le cose futili
sono dei ritornanti
hanno il sapore
d`un passato che non si rifà.

3 pensieri riguardo “mongoloide

  1. Da un po’ di tempo riempi di parolacce i tuoi testi. Calma, ragazzo… (personalmente non trovo niente di poetico nelle parole volgari. Ma questo è un problema mio. Vivo immersa nella volgarità per mezza giornata al giorno nella mia scuola di bestie)
    Quando leggo cerco bellezza, armonia, eleganza, grazia… per rifarmi… 😉

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