una bella bugia

ti racconto una bella bugia
che non c`è dolore
né disarmonia.
non c`è urlo
né bestemmia.
che tutti gli uomini meritano
e non schiacciano il prossimo.
ti racconto dei bei tramonti
delle albe sospiranti.
ti racconto che ogni giorno
è una promessa
che il rosa e l`emozione tenue
stringono le fila
fanno venire le lacrime
toccano il cuore
che i muri non servono
che la bontà prima o poi
prevarrà sul destino il caso
che i ponti non crollano
che il potere non deturpa.
ti racconto delle periferie belle
l`armonia tra i popoli
il buongusto dei ricchi
e dei poveri.
che la cultura rende buoni.
e l`intelligenza non si compra.

*

potrei credere
all’imposizione delle mani
come ardenti sciamani
sanno del corpo
della mente nel corpo.
potrei illudermi del potere
delle parole
quando scemano le verità
e tu ti trascini nel mondo
coi lacci e le curve
dei saggi. credetti
alle piccole verità di comodo
del catechismo e in certi
pensierini di cioccolato
su carte veline.
sono scombinato nel salto logico
e nella poesia delle parole
nel fumo del saldatore
e nell’aria quasi pura
dell’alba.

ti potresti sciogliere

ti potresti sciogliere
in un ricordo lontano
come un gelato abbandonato
su una panchina del parco
legno maltrattato ed imbrattato.
tutto il mondo pare essere
è passato di lì per delinquere.
eppoi lasciarti un segno
come un coltellino di un bandito.
e tu c’eri? sì, sono acido
sono cattivo. e realista.
la malinconia mi riceve tra poco.

eroici fiori silenziosi

giacciono in giardino
fiori silenziosi.
pochi eroici
a dir la verità
quando non hai soggetti
da ritrarre il tempo non passa,
come quando potresti
far di tutto ma alla fine
non fai. come un fiore
reciso. in stand-by.

pieno d’amore

sferragliante cuore in amore
che baccano il tuo rotolio
palpitante. muscolo padre
sei il nodo d’un mondo creato
da zero, la fantasia umana
che umanizza l’inerte
colora l’indifferente.
pulsi d’amore e sangue
e ci ricordi dove dobbiamo
volgere lo sguardo, sempre
ogni giorno, ogni attimo.
quando vige la legge del più forte
ed ognuno dove può morde.
s’incaglia la pietas ed il rispetto
ma il cuore no, batte d’effetto
l’amore, l’amore. è pieno d’amore.

preda predata

ognuno ha la sua preda
ognuno è predatore
l’amore è violento
anche se non si viene
alle mani. belli i tempi
delle lettere del calamaio
del romantico passamano.

programmi delicati

come si fa solo ad accarezzarla
l’idea di farla finita, non poter più
andarsene al lavoro tutti i giorni
uno poi più splendido dell’altro
col cielo di smog, le tasse, le guerre
la fatica, l`odio, le indifferenze.
i poeti son creature tanto delicate
che a volte non si sopportano
dedidono d’interrompere il cammino
col fucile più vicino, o buttandosi
dal cornicione per giungere lesti
alla conclusione. ci lascian libri
pieni zeppi di prove che la vita
fa schifo al porco, ma noi sappiano
manovrabili infettati equilibristi
che del porco non si butta via niente
neppure il loro inconveniente.

sei sei sei

sei un corpo sfaccettato
una forma poliedrica
ami e odi, sei fedele
e tradisci, sei fango e polvere
sei luce e ombra
marmo e plastilina.
sei goffo e dolce
interdetto e loquace
servo e padrone
anarchico e lecchino
te ne renderai conto
la prossima volta
che col tuo schiacciasassi
involontario scatenerai
una guerra sanguinaria.
o farai sbocciare il fiore
scatenando la fiamma pilota.

*

è il canto del mattino
che mi fa tornar bambino
il passero non sa del lavoro
questa candida naturalezza
eterno suo dono.

*

nel sonno il desiderio
viene a trovarmi
vuole scovarmi
annullandomi in servo
sguarnito io di difesa
pur accettazione.
non sai cosa farne
del sogno: a dormire
torna che la stanchezza
purtroppo non si storna.

gambe gigie

il vecchio vicino
non sta bene
l’han messo in una struttura
in attesa di nessuna ulteriore
sorpresa.
s’è rotto due costole
cadendo come un peso morto
gambe deboli, gambe gigie
volevano una badante
ma con settecento euro al mese
24h24 poi non trovi nessuno
pensa vogliono persino riposare
far la spesa, vivere sereni
guadagnare il giusto
guadagnare bene.
venderanno le casa
per rientrar delle spese
(“ci dobbiamo parare il culo
ci serviranno tanti soldi”).
nessun parente prossimo
una vita poco più che solitaria.
gli ultimi tempi col girello
gli avevan pure sfilato il portafogli.
alla fine del circo l’usato sicuro
ed esausto va direttamente archiviato
in attesa di nessun sviluppo
ulteriore, se non il già universale noto
programmata obsolescenza
della tecnologia analogica
che pensa di governare il mondo.
eppure lui dice che a casa
tornerà a primavera.
tutti i malati prima o poi
pensano di guarire.

ore liete

par bella la vita ancora
nell’ore liete, quando le fronde
soggiacciono al vento dolce
e nuvole d’insetti mulinano
come innamorati del paesaggio.
e a sera tu sei stata
a dirmi quelle parole che ora
non voglio ricordare, per te e per me
lo faccio. per la discrezione
del contratto e la macchinazione
lieve – le leve che avanti e indietro
lavorano dietro le quinte
dello spettacolo. le pieghe
del vestito tuo quando
stringendoti t’abbracciai
eri crema chantilly, soffice
amabile, indimenticabile, non
addomesticabile. eri mia
dalla testa ai pedi.

milf poetesse green

poetesse social
milf coi tacchi a spillo
calde fashion
han l’aria delle teen
milf dal gran prurito
il terzo ginocchio
vuol essere munto
chi s’offre?
progressisti feticisti
armatevi di cazzi mosci!
fatevi avanti
porci con le ali!
pippate fumate
radical dei miei coglioni
una rosa una cena
una pena!
avanti un altro
filtrate piallate liftate
poetesse social
fanno stragi di cuori
procurdi progreta
propropocopro
propro propro
propropropro
copro copro
hanno dalla loro
la gran forza del pelo
del verso non osceno:
attempate amano
i giovani cuori
i tramonti allori
e le manipolazioni
soft: donne moderne
che vorrebbe esser
pure eterne. social
poetesse. aman
i giochi di mani.
immorali
irroranti immortali
bleah slurp.

silloge della tradizione confutabile

…un gruppo di sopravvissute che vorrebbero nutrirsi del sol mondo passato, ma che tendono a stridere degli umor neri e luminosi del presente saturo urbano, buona lettura…

(…)
la mano che porge, che tutti
possano afferrarla, e camminare
liberi e salvarsi. (…)
-C. Betocchi-

(…)
C’è quell’amore nascosto, in me,
quanto più miserevole pudico,
quel sentore di terra, che resiste,
come nei campi spogli (…)
-C. Betocchi-

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non son nulla

non son nulla io
non so dare
spegazione
nemmeno azione:
l’azione è statica
ed un poco di grammatica
per certi critici
che stanno in bilico
tra professione
e inazione
tra il sofismo
e l’imperialismo
della cattedra.
non so nulla
ma leggo assai
ogni giorno
quando fa buio
i fantasmi sorgono
e mi domandano
ma io già l’ho detto
forse l`ho pensato
vento fra le fronde
non son nulla io
non ho neppure un dio.

cuore batticuore

il mio cuore batte più forte
non lo tengono a bada dieta
quiete né un cicinin di sedentario
un lavoro di testa non dovrebbe
affrettarne il battito, eppure
balla il twist, la postura sincopata
d`un muscolo schizzato, anima mia.
il mio cuore demoralizzato d`operaio
indiavolato come una macchina a vapore
un motore brusheless, un pistone
a iniezione. cuore sei stato contagiato
dalla stramba nevrosi che ci fa alieni sulla terra.
cuore non lasciarmi solo. cuore martellato.
cuore rincuorato. cuore batticuore.

A Miles

Magnifica tromba
richiamo dall’infinito
paralisi glaciale
slanciata, scura
gelata: laggiù
tutto nevica
ed il sole riscalda.
Note scavate
mi consolano
nel tempo
registrabile
vivo argento.
Immersione
che sa di vetro.
Magico pifferaio:
piatti, grancassa, basso, sax
ti seguono
ed io ti seguo
in pensieri d’aria fredda.
Magnifica tromba
galleggi in acque artiche
ma sei lava
e ribolli
nel mio cervello.
A Miles
ed alle sue orge
metalliche.

*

guarda che splendore
il cielo azzurro
in tutto il suo disamore
terso come l’inverso
dell’agenda umana
affannati bannati
non cercano amore
il contrario suo
possibilmente
senza sudore.

il frigorifero

in frigo
non c’è quasi più nulla.
c’è un vasetto di olive
un litro di latte
una coca
una bottiglia di vino economico
un termometro
per vedere quanto freddo fa
una banana
le banane non si mettono in frigo.
ah, e il caffè
(non sapevo dove metterlo).
chi andrà a far la spesa?
lo stomaco brontola sconsolato
tu sei a dieta.
lo so, dovremmo mangiare meno
e dovremmo muoverci più spesso.
ma sono pigro
mi piace star fermo
e guardarti negli occhi.
assaporarti come un intingolo.
mai stato a dieta, io.

operaio

mio padre tutta la vita fu operaio
o-pe-ra-io una parola semplice
che vale un attimo di tempo
un umile tratto nel sentiero accidentato
il tempo ora che scema dimenticato
come la schiuma nel gorgo dello scarico.
mio padre che si dimenticò dell’orgoglio
carico del bagaglio altero e possente del nonno
uomo di campi e aratro. credette nel sindacato
fece lo sciopero bianco, il picchetto
simpatizzò per la rivolta armata
leggendo gramsci lenin marx engels il vangelo. padre mio
t’accarezzo l’anima in questo disfarsi
del passato. ma non si toglie ancora
la paura. la risacca dei diritti.
la povertà. il salario. la lotta.
padre tu potrai pur sfinire
rottamato dalle moltitudini
ma la lotta al più presto
dovrà ricominciare.