instabile o d’una certa nostalgia – una raccolta per i postumi

“I cammini del senso sono strani
deviano spesso misericordiosi
in altri, e vani, i suoi significati(…)”

P. Bigongiari

“siccome son stanco dei giorni uguali
ne metto insieme un numero incerto
per tentare un riassunto del momento”

l`autore (comunque un assente)

*
*
*

rosso fuoco

il cielo adesso
è d’un rosso acceso
inquinato cielo terso
non basterà cantarlo
perché torni com’era
decenni fa sopra campagne
risaie, boschi e umanità
non basterà amarlo
perché sia più forte dell’uomo
che non si vergogna del potere
avarizia, della vanità.
s’accumula colore
dove c’è più dolore.
e proprio ora
la luce rossa ha padiglione
m’ascolta e svampa
inapparente come niente.

*

ho incontrato guy debord

abbiamo tutto e tutti appesi
alle labbra, interessati al niente
che produciamo ogni giorno
(spazi risicati e raccolta grossolana):
intrallazzi, minuterie inconsistenti
rapporti e amori e corna.
questo ha l’amante, quell’altro
è morto, fa nulla era una testa
di cazzo. si dice che è la società
dello spettacolo che plasma la farsa
rivalsa dell’estetica invalsa.
oppure che l’uomo o la donna
tendono ai quindici minuti
di celebrità. come la curiosità è donna
rosso di sera bel tempo s’avvera.
al posto vostro prenderei una casa in campagna
coltiverei l’orto, coglierei cachi
fichi spappolati e attenzione alle vespe.
la sera ammirerei il cielo stellato.
orsa maggiore orsa minore
stella polare
cigno cèfeo orione.

*

sotto le case

la sostanza sbava sotto le case
sotto i piedi, quando cammini
e lo fai col sole davanti
sui rami gli uccelli.
la verità manca ad uno sguardo disattento
ma persuasivo e le intensive durezze.
scava il tuo sole nell’umanità
e conta le gocce di pioggia
sarà questo il tuo stare al centro
con le amarezze ai lati
ed un po’ del latte versato
raccolto con le mani di calli.

*

è una pietra il tuo viso

è una pietra il tuo viso
dall’alto calato
come i burattini
gesticoliamo rallentati
o accelerati. so che lo sai.
tu sai pure
che dietro c’è convenzione
elaborazione del lutto
parentesi, la precisione
sotto la fine pioggerella
e sotto i petali
le coccinelle
niente di tuo
e non dio. gesticolando scende
la precisione e l’anarchia
senza una folla, senza
pubblico. e le crepe
che modulano il dovunque
crescono come radici
la muffa nell’angolo più freddo.
scolori e ammendi
il da farsi
mondi ed apprendi.

*

sole e nubi

si squarcia la coltre
di grigie nubi
n’esce insperata
splendida luce.
nel dì funerale
coltre d’invasate
consolazioni sgualcite
un attimo ha atteso
restando nel luccichio
improvviso acceso
sfavillante il sole.
sole oggi sembri appeso
alla croce, caldo fratello
ma ogni giorno è sorpresa
ed io mi tingo di quella
della stagione nuova le vesti
con tutta la gioia manifesta.
son vivo. par questo basti.

*

come la merda d’artista numero 69

negli abbracci che tu sostieni
aver trattenuto (come la merda d’artista
nell’antica lamiera scatologica numero 69)
ci fu l’ammortamento di una menzogna.
tutti quei sbaciucchiamenti tarocchi
hanno il sapore nauseante del raggiro.
pugnali alle spalle con gli occhi vitrei
e colpisci alla gola. affamata di te stessa
sconfini nella solitudine efferata.

*

non sapeva neppure scopare bene

non sapeva neppure scopare bene
parlava giusto un filo d’inglese
a pensarci bene era più maschio che femmina
con qualche turba- da bambina
aveva miscelato il latte con la benzina.
le spedivo ogni mese amorevole e preciso
un ricordo dell’opulento occidente
eppure non ne potevo fare a meno
la fighetta un po’ troppo larga
era come infilarlo in una manica larga.
fummo una coppia, bella o brutta
ora non rammento troppo
il tempo mette tutte le toppe
anche dopo rovinose ruzzole.
schizza l’odio ed il sangue
alla passione l’estrema unzione.

*

travaso

soffermati su minuto secondo
sull’attimo svanente: c’è di meglio
nel furoso annoiato incedere
del mondo tecnologico imprimente
che scuoia malmena prostra ammacca
scolora e disintegra l’ambiente
la nostra spettacolarità nell’incedere
della cometa: il suo strascico di luce
amore potere e fessurazioni di malvagio
nel continuo travaso amaro.

*

buone feste

vanno e vengono gli uccelli, come te. e non sai,
nulla. moriresti per me?! tralascia scuse, polvere
ricordi, tralascia… taccio, taccio per conclusione
buona creanza, elusione. allusione precisa, non soluzione.

*

armeggiare

non morire letizia
quando ti guardo
al balcone allontanandoti
nel rosso tramonto.
chiedo un rinvio
di gioia negli occhi
tuoi, speranza mia.

*

minore

viviamo a tratti rasenti al filo
con gli occhi puntati in avanti
come fari e condanna. nemmeno
dietro e sotto si guarda.
alla filettatura esemplare
universale si punta alla quadratura.
ma l’olio manca ed una severa decifrazione.
ci decorano ed imbellettano
ci schiacciano e frenano:
l’educazione del servo è minore.

*

ferie nostrane

silenzi prescritti
da madre natura
in vacanza, certi
nella cittadinanza
lieve e distratta,
certi che settembre
lì da venire,
ha terribili umori
da lenire.

*

capronatura piccata

da un pezzo me ne sono accorto
è male esser eccessivamente
contorto. e anche aver sempre ragione
non dà diritto ad una pigione.

*

il tempo fa paura

il tempo fa paura
una paura sconfinata
mai nata per i disperati
pungente per i ricchi
instabile per i borghesi
piccoli piccoli.
nella media c’è l’età
per morire che è come
vivere a metà
come si potesse.

*

mi metto alla finestra

mi metto alla finestra
non voglio guardare
lì ricomincerò forse
a respirare.
non più a spizzichi e bocconi.
i miei alberi, le piante, la pace.
non invitatemi alla feste di gala
non conoscetemi perché vi aggrada.
abbandonatemi nella traslucida
esposizione della pellicola
al sole e all’umido. eppoi
voi siete digitali.
io sono analogico.

*

la poesia mia inciampa

la poesia mia inciampa
nel suono gutturale del giorno
dalla mattina tenue
alla sera sfatta.
nasciamo a frotte
non per tenerci la mano
anche per stare lontano
l`uno dall`altro
come magneti dello stesso segno.
abbiamo caricature per il lavoro
maschere e trucchi
per la famiglia
e la convezione che lievita
nelle mura domestiche
e negli uffici dei professionisti
che dovrebbero distribuire amore
ed invece cadono spesso
nel mancarsi a vicenda.
io inciampo ma non cado
la mia lingua s`inceppa
allora scrivo.

*

sangue

stremato dal sangue
la storia prende i corpi
e li distrugge
frantuma idee
costruisce mostri.
noi stiamo a guardare
lo scempio
preoccupati di servire
pranzo e cena
piccoli ometti
di pasta frolla
batuffoli di cotone
in balia dell’uragano.
miserabili i nostri sogni
le nostre pretese.
ho paura per i figli
i bambini ed i vecchi
soffriranno di più
è sempre stato
il sangue chiama sangue.
la logica umana
è spoliazione degli alberi
delle nuvole.

*

se e ma

la profusione dei tuoi se
la manifattura dei tuoi ma
la stesura della nostra
reciproca interferenza
vien da dirsi cose uniche
piacevolmente tornite.
esibite nel magma del tempo.
manipolate d’occhi e mente.
io mento e tu lo stesso
quando ci sentiamo distanti.
ogni giorno si pospone
la piacevolezza, ed io
ti guardo quante volte
son necessarie a proporla
a maneggiarla con cura.
si scopre lentamente
di cosa sian fatti
acqua sentimento
e spesso distratti
vediamo sfondo
dello splendido
che abbiamo davanti.

*

poietica

sono dedalo complesso, florido il mio riflesso
se non fossi io stesso parrei in astratto diverso.
eppure so che ha una valenza la nuova versione
m’incanto a volte al mio soggetto ch’evade creativo.

*

slegato

son slegato dal mio nome
la pronuncia è lieve
non il significato
né il dato, che presuppone
sempre un avere.
son datato nella pelle
le pieghe, dal numero
d’azioni, da come mi guardi.
sai tutto di me
meno ciò che trascuri
ed è nella notte dei tempi.
tra la foglia e la terra
dove risposi. e tu non curasti
coi tuoi vagiti
guardasti solo i rami sullo sfondo
infinito del cielo, le tue
guarigioni, tocco
taumaturgico
l’esatto senso drammaturgico.

*

mappe di cuori

osserva fiducioso
la mappa dei cuori
vivi alcuni altri timidi
pompe perdenti
pompe ridenti.
son rinati i cuori
da quando splende il sole.
ma il sole non splende sempre
né puoi sapere come amare.

*

sognare forse

lasciami solo
non mi coccolare
tu davanti alla tv
io in camera con un libro
non si ha voglia di parlare
sono state 12 ore di lavoro
il bimbo dorme già per fortuna
è caldo sotto il piumone
le piume fuoriescono
e non volano
lasciami solo
non sono mica arrabbiato
è che non ho voglia
non mi coccolare
se vuoi al massimo
toccami la fronte
e vedi se ho un po’ di febbre
oggi sono particolarmente
stanco. ho solo voglia
di spegnermi lentamente
e sognare forse.

*

pranzo di parole

mi mangio le parole
come piatti d’alta cucina
ma anche un semplice
sandwich per strada.
ho fame d’altri e di sentirmi
parte di un tutto
che so non afferrare
ma tenterò di deflagrare.
semplice il concetto
e nel tempo il dispetto.

5 risposte a "instabile o d’una certa nostalgia – una raccolta per i postumi"

  1. Ho notato in te, lggendoti da tempo, due inclinazioni opposte. In una sei fangoso, accartocciato mescolato alla terra se non addirittura al _claustrofobico_ sottorerra.
    Nell’altra tutto proteso verso orizzonti smarginati, lontano dalle cose umane. Sprigionato, espanso. La cosa meravigliosa è che l’una non è negazione dell’altra..il tuo sguardo è sensibile e completo.
    Ciao Luca oggi mi è piaciuta questa, e questa.

    armeggiare

    non morire letizia
    quando ti guardo
    al balcone allontanandoti
    nel rosso tramonto.
    chiedo un rinvio
    di gioia negli occhi
    tuoi, speranza mia.

    sognare forse

    lasciami solo
    non mi coccolare
    tu davanti alla tv
    io in camera con un libro
    non si ha voglia di parlare
    sono state 12 ore di lavoro
    il bimbo dorme già per fortuna
    è caldo sotto il piumone
    le piume fuoriescono
    e non volano
    lasciami solo
    non sono mica arrabbiato
    è che non ho voglia
    non mi coccolare
    se vuoi al massimo
    toccami la fronte
    e vedi se ho un po’ di febbre
    oggi sono particolarmente
    stanco. ho solo voglia
    di spegnermi lentamente
    e sognare forse.

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