te la fai una risata?! -raccolta piccola, per deboli di stomaco

(la giornata uggiosa e malinconica esige fauci spalancate e sonore risa di popolino. il popolino infatti odia l’alterigia e schernisce i seriosi padroni della parola. la parola è viva, la parola è ancora amata! -alla faccia vostra-… con una virata finale nel grottesco, che cullerà le notti insonni.
buona lettura ai poveri e agli umili. che gli altri cuociano lenti, come la rana bollita, nel loro brodo primordiale di menzogna).

*

visibile invisibile

tutto è ciò che è
nello spettro del visibile
l’atomo perlopiù inaccessibile
come cuore invernale, odio larvale.
si cresce più dell’atomo per interagire
deformare a proprio favore l’impotenza
della carnalità umana, demolita scienza.
la muscolarità del cosmo
marchia per sempre
la finitezza e la finezza biologica
è un tentativo in direzione.

*

vanagloriosi

quanto allusive e dispersive
le note a margine
fanno d’argine alle tue missive
retrive, ai tuoi tutti miei
calano allungano gli zebedei
unici doloranti dei
per gli incostanti atei addolorati
per sé per gli altri
non religiosi, più vanagloriosi.

*

nostalgia

oh, la nostalgia che funivia:
dall’alto al basso nel fulmine
lampo d’un ammanco.
ah, la nostalgia
cosa fa una bugia:
ti fa raggiunger l’armonia
e poi te la butta via.

*

eritema solare

l’anonimato dell’anima
stride forte con l’orrore
della frenesia del mondo
affondo nel prisma
di un raggio solare
scomposto nel suo io
e riposto senza costo.

*

strambotti farabutti

strambotti e ricatti
amore mio
questa è una guerra
senza liquore
senza amore
senza onore:
si scade piano
d’inverno
come il burro
e derivati
dal frigo.

*

zitto zitto

taccio e non acconsento
senza il pentimento del senso
non ha senso sparigliare il nesso
approdo giorno per giorno e spesso
a qualunque fraintendimento

e altrettanto non mi pento
tutto pur di godere d’un vasto panorama
vedere al di là della lama, non perire
digerire e offrirsi come un tempo
diverso. a volte avverso a volte immane
umano d’occhio intelligente.

*

zazzera

qual’è la nostra sorte
ce lo dice la morte
s’aprono in una vita
un’infinità di porte
alcune son vane insorte
una fetta buona si chiude
così come chi s’illude
chiacchiera a vanvera
assai s’allunga la zazzera
senza l’opera del barbiere.
siam tutti su una zattera
priva di timone, alcuna direzione
coglionarci senza obiezione
coglionarci nell’esibizione.

*

voyeur

non ho tutto il tempo
che vorrei eppoi non saprei
che farmene: è l’ansia
che anticipa la morte.
questa primavera a metà
non mi fa ancora spalancare
le finestre, pure con le palpebre
strette come sette. passeggio
planando sul non curar di loro
il mondo osservo da un foro.
voyeur per vizio o scala sociale
sento in me non so che di penale.

*

viene

viene lontano un ricordo d’un torto
come nell’albero forte un ramo secco
morto. passa la notte, così il giorno
invano. che strano: nulla di forte sentire
e non privarsene -neppure mentire.

*

vicini lontani

i vicini son vicini di casa
quanto basta per ignorarti
e se non t’ignorano
ti stalkerano sino
alla penetrazione violenta
delle tendine della camera da letto
imeni morbidi e succosi.
ho letto da qualche parte
di vicini nel tritacarne
senza vergogna un gendarme
uno sparato nelle cantine
uno lapidato nei giardini
pensierosi pensili:
accidenti alla vicinanza
esigo un’alternanza
di vicini e lontani
meglio sarà per tutti
contenersi nei propri ranghi
lontani dal gossip
dai suoi fanghi.

*

vi guardo!

ho un’idea malsana
di star dentro una tana
appartato solitario
vi guardo da non so quanto
da quando son nato?
non vi comprendo
nemmeno da dentro
nemmeno col giusto camminamento
le attenzioni del gentil sesso
le ironie i coppini
dei pochi amici
che dici? c’è un nesso
tra il controvento
ed il portamento
la postura è un’impostura
sarebbe opportuna un’abiura.

*

vero

quanto dovrò insultarvi
per crescere il bocciolo
sotto la pietra?
quanti rigurgiti
e fuochi fatui
si dovranno maneggiare
per cogliersi in tempo
nell’atto del vissuto
vero?
è la nebulosità dei tempi
a svolger lo sguardo
nei meandri di sé
nei diverticoli
nauseabondi.

*

vi disprezzo

sono la morte nel cuore
devi scrivere di belle cose
di sentimenti
dell’assenza
del cuore
del vivere meraviglioso
nel mondo splendido
devi scrivere armonioso
perché l’italiano è sempre stato musicale
e chi ti credi di essere?
e riscrivono il già scritto
malamente
come mediocri amanuensi
tutti tronfi e giudicanti
sono niente
il tempo li farà di polvere
copisti mal netti
e finti
ipocriti
come il mondo che li espone
in bacheche
al miglior offerente
puttanelle giudicanti
senza i calli dei viali
sui marciapiedi.

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