il grande camino arancione

il grande camino arancione
dell’ex manifattura tabacchi
s’erge come un totem di nulla
un grosso cazzo che non eiacula
senza palle e senza cuore
di fronte al cimitero degli autobus
le finestre spaccate suonano
percorse dal vento penetrante
il timbro acuto di un organo inquieto
ma non c’è più l’orchestra
e nemmeno la platea
il loggione l’han tirato giù
a colpi secchi di cannone
sembra di sentire i morti cantare
ma i morti non cantano
sono finiti nell’eterno dimenticatoio
ossario che crepita come un concerto di bartok
(anche shostakovich amava l’aspro suono
spigoloso ossuto del wood block
della frusta e soprattutto lo xilofono
fila d’ossa che si scuotono e s’arrabattano
per la fine del mondo)
la corsia preferenziale
percorsa da autobus vuoti
(gli spettri dei lavoratori
lungo la catena di montaggio
m’alitano addosso la loro anima catramata
e tumorale) le persone camminano
sotto il sole tiepido e poderoso
di una primavera che non c’è
sulla pallida pista ciclabile
sui sacchetti le cartacce la plastica
e tutta la merda dell’economia capitalistica
che ci fanno ingoiare ogni giorno
il mio lecca lecca sa di polimeri maleducati
il mio vestito buono non è cotone
né lana è tessuto da un dollaro al giorno
(ti diranno che è colpa tua
se l’antartide si sta sciogliendo
e gli orsi non sanno più
dove defecare e scopare)
siamo felici e dobbiamo comprare
la nostra gioia di vivere.
codice a barre reddito
isee detrazioni
e cittadinanza sfocata.
io sono un operaio
sono nato manovale.
umile discreto assente
come un fantasma incubato
negli incubi neri e vomitanti
nella risacca del sogno di gramsci
e compagni. ho le mani secche
nelle dita i tagli. mi fanno male
quando l’aria è fredda e ficcante
e le tonsille fremono tossendo
come un vecchio singulto di testata landini
compagni dai campi
i campi sono arsi dal sole
e uomini da pochi euro
senza sentimenti senza desideri
saranno sostituiti dalle macchine
compagni dalle officine
le officine sono sprangate
tutti al mare anche d’inverno
l’ultima spiaggia.
io sono un operaio
sono nato per costruire
assemblare e riparare
non saprei che altro fare.
ditemi voi. ditemi voi
le corde spezzate della chitarra
e quegli accordi dissonanti
dodecafonia degli sfratti.
ditemi voi del focolare domestico
e del sesso degli angeli.
ditemi voi del fuoco terminale
e della meraviglia di una nascita.
ditemi voi. ditemi voi
o tacete. per sempre.
paura nel sangue
preda. carne da macello.

2 pensieri riguardo “il grande camino arancione

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