poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

ago

l’abete in marzo
perde sempreverde
gli aghi. mi pungo
punto per punto
neofita cinese
dell’agopuntura

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demenziale

una luce soffusa
per andare alla deriva
con te, anche confusa
perché polverosa è la terra
contusa perché violento
è il firmamento e noi
provincialotti scorgiamo
solo poco sotto il mento.
che andiam alla deriva
non so per quale diatriba:
dimentico tutto, son poco nulla
per quattro faccio il volgare
m’allontano quatto quatto
dall’altare.

*

il poeta è un’esteta
senza meta
nella città eremita
tra cielo calmo
e fragor di marmitta.
una bestia rara
nella ruggia dei motori
tra lo scappamento
e l’impegno alla luce
al bene e al male
al più interessante diseguale.
un animale da cortile
un vile: il poeta sceglie la corrente
non più follia e baionette
scrive canzoni corrette senz’emozioni.
il poeta frettoloso verso la festa
che infesta con autografi
fanatismi retrogradi.
persino il poeta di partito
che fine oscena:
fuor di scena
senza un tema
se non ego.
che pena.

l’abbuffone

cresciuto con lo strutto
nel sangue, friggione
zuppa imperiale e pasta fresca.
il domenicale era pranzo
fatale -oggi il dietista
m’imporrebbe una traversata
nel deserto per sublimare
le calorie in eccesso
ed io in risposta
ingurgiterei salsa verde
e del lesso
tanto prima o poi
giungeremo al decesso.

abbaiare

niente sono
mischiato con nulla
non sono l’ago
nemmeno il piatto
della bilancia.
faccio la mia vita
entro ed esco di casa
con la schiena dritta
il mento alto
sguardo libero
di andare poco oltre
le case in fila
come pecorelle.
il pastore reclama
il gregge- 
cane non sono
ma farò finta
d’abbaiare.

il cielo è un terribile magma

il cielo è un terribile magma
un intestino di blu, grigi e bianchi
un inviluppo di nodi e tarpati
sviluppi, come nella seconda di mahler.
un gorgo di feroci passioni
e indifese quisquilie.
poi d’improvviso tutto si placa
il rumore s’azzera ed un vento superiore
eco lontano, riporta l’uniforme pastrano
si mescolano colori ed il grigio vince.
tutto ciò che s’era detto non vale più
uccelli volano nel quadro, il vicino termina
il trasloco, un cane abbaia, la luce s’accende.
la sera porterà quiete? sveglio sarò e non pioverà.

incorporeo

gl’umani quanto s’ingegnano
per lasciarlo un segno:
con forza, coll’inazione
più  spesso con ostinata discrezione.
quella del disegno d’ogni giorno
dell’amabile, dell’armare, del presunto ordine.
chi perlopiù vive nel silenzio
nel silenzio incorporeo ritorna.

quando un padre

quando un padre
ti muore di cancro
tu pensi d’essere spiccicato
fatto con lo stampo.
quando un padre muore
il figlio ne sarà l’eguale traslato
padre d’un figlio nuovo e ricordo
come una matrioska di tessuto e metafora
educatore fraterno amatore
il tempo di vivere
il tempo di trasferirsi
non essendo più carne
nemmeno stomaco marcito
alito puzzolente
ma solo previsione
come una nube di polvere
che si deposita sul mobilio
l’ombra magica che indica
di là, di là dalle fiamma
aldilà del burrone.

a volte quando arrivi

a volte quando arrivi
incespichi sui declivi
ed i rigagnoli son burroni
le apparenze spoliazioni.
eppure la magia dell’arrivo
è il giorno dell’infanzia
che ha fatto crescere di colpo
il bambino, è l’eterno
marchingegno che ci tiene
in pista, c’implora d’umanità
intimo fraterno destino.

cattocattolici

i fratelli c’insegnano
come si fa la democrazia
con flash ball e diplomazia
di segreti servizi e militari
in carriera, mentre nel bel paese
ogni moto di popolo
è squadraccia e canti di fascio
e rutto libero. bei tempi
delle rivoluzioni andate.
oggi si sciopera in ordine
dalle 17:00. del venerdì.

alberi ciechi

a tratti
si sta
negli alberi
ciechi
mani nelle radici
occhi nei boccioli.
e s’aspetta primavera
il caldo soffocante
agostano. si rotola
a capofitto
col discernimento
della cellula clonata.
del prato incolto
ma verde ed ampio.
col suono della pietra
ed i sonagli
del sempre.
la reincarnazione
dell’argilla
prima della bocca
del forno.
e la corteccia
che protegge dalla bufera.
a tratti si sta
negli alberi
ciechi.

specie speciale

tatuarsi il nulla
vuoto specialmente
così da cancellarsi
non esistere, mai fu, ei fu.
invece voglion tutti
esserci, sproloquiando.
come il codice a barre
si concede alla pistola
il digitale comanda.
si nasce urlando
poi si può silenziare
il tormento. al momento.
il gregge uccide la specie
o la potenza nella dittatura
anche democratica-
apparentemente, demoniaca.

*

alle quattro là fuori
i passeri cantano ancora
un giorno come un altro.
in alto il cielo terso
in basso la terra fredda.
povero cristo che la calpesti
col laccio nel taschino
livido, disteso ora sotto
il portico, cristo biondo.
nel silenzio come altri
assopito. l’alba viene
nuova e non riscalda.
i passeri insistono sul ramo
lo sconosciuto a piedi
davanti ad una porta-
a forza di bussare
qualcuno aprirà.
le stelle scemano
in giorno, indecise.

poesia di merda

poesia di merda
il mondo è in fiamme e…
e lei parla d’amore
ricordi abnormi
o d’un fiore.
poesia inutile
poesia futile:
non fa la rivoluzione
non fa la differenza
sta lontana da tutto
dal sangue e dallo sperma
dal pugno e dalla galera
dal fetore e dal pozzo nero
poesia del cazzo
almeno servisse
a parare le flash ball
o ad impedire ad incerti apolidi
l`abbandono della terra
per un paradiso
col numero chiuso
un paradiso in saldo
un paradiso clonato
e bastardo
poesia, poesia
non annoiare
soddisfa il sangue
descrivi la rabbia
abbracciala e urla.
sei un errore
stupro
un tanto osannato aborto
nono mese di follia e macello.
sei il miliardo in più
corona di spine del figlio di dio.
stuoino che avvampa
davanti alla casa di nessuno.
preghiera del massacro
indifferenza al creato.
poesia poesia
mamma cattiva
mamma serial killer
troia sterile e femminista
da barzelletta
che tu sia benedetta
che tu sia maledetta
poesia, poesia. poesia.

*

il vicino con moglie e bimbo
ha traslocato, via silenzioso
e non loquace è sparito.
dopo dieci anni di vicinato
non mi si è neppure mai
veramente avvicinato.
nemmeno m’ha salutato.

*

fiorisce il pesco
tra mura ed il giardino.
abbastanza caldo per svegliarlo
ma ancor troppo freddo
per figliare. io stesso
da dentro, del sole
cauto testimone.

*

sono biologo
mi do al microbo
nel troppo piccolo
c’è l’infinitamente grande.

*

l’antropologo dovrebbe
spiegarci quanto siamo
civilizzati. o quanto in percentile
dovremmo di nuovo salire sui rami.
chi mi ama non mi segua.
non gli darei mai tregua.

*

passa l’aereo
mi lascia
scie chimiche
di traverso
passa il passero
volatile guano.
2 rifiuti
in un giorno solo.

*

i giorni del sole
non piove da mesi
io i panni li ho stesi
ma ho il terrore di fuori
di non veder più i fiori.

3 poesie piccole per i passanti e gli astanti

nessun editore
qualche lettore
su di una mano.
mano a mano
vengono e vanno
un pasto eppoi
di corsa alla mostra:
le vanità vanno servite fredde.

*

il lettore ti legge
è fuori dal gregge
ma non sai chi sia
è virtuale, oggi
la bramosia può
esser puramente
cerebrale. selezionato
dal solo gusto personale.

*

scrivi per diletto
non per esser letto.
ti va di traverso
l’istituzionalità:
dà quella sensazione
di sazietà.

ascolta la grande musica

non si ascolta la grande musica
nei bar, nei parcheggi è un sottofondo
un brusio insignificante, amorfo
i visi sono spenti perché
i cervelli
sono spenti da tempo
è più freddo
anche l`inverno è gelido
gelido come i ghiaccioli montani
la grande musica dimenticata
nel paese di Gesualdo, Corelli
Frescobaldi, Monteverdi. chi si dimentica
il proprio passato non è mai esistito
di volta in volta sarà qualcosa d`altro
qualcosa d`impreciso, d’indefinito

decideranno altri.

ehi, amico

hai mai osservato
la gente che esce dalla metropolitana?
sono tutti incazzati
facce scure drammaticamente
segnate dalla vita infame
e il perché è presto detto:
il mutuo, le tasse, la separazione e il lavoro.
poi viene la mamma o il papà ammalati
(ma se sono abbastanza vecchi
si infilano in uno ospizio
con qualche stronzo di dottor menghele
ed il problemone è risolto)
le rate dell’auto ed il cazzo che non si rizza
(la figa di legno non ha nemmeno questo problema
è così abituata a mentire).
hai mai osservato la gente
che esce dalla metropolitana di giorno?
meglio ancora quella che esce la sera
dopo 8 o 10 ore di schiavitù
in qualche ufficio superfluo
a bollare carta igienica
o in qualche fabbricuccia
intestata a un cinese
che ha chiaramente mire espansionistiche globali.
che visi nevrastenici. e pensare
che cento anni fa
saremmo stati in qualche casolare
in mezzo alla campagna coltivata e malarica
ad osservarci con le stelle tra di noi
stanchi morti
ma rispettosi.
e tutta la compassione cristiana del caso.

alla finestra

indicazioni
per le tue
emozioni
non ci sono
vai a destra
vai a sinistra
mi vien male
alla testa
e tu sei lesta
a rigirarti
rigirarti
rigirarti
come un dado
che mette
a soqquadro.
anche chi vince
la partita.

progettazione

i progetti lungo il viaggio
nascono e muoiono, così.
eppoi i viaggi: ci copriamo
le spalle coi progetti, li amiamo
li salutiamo, come taluni amici.
e sfumano, come alcune amicizie
o il rossore della zanzara
che ha appena poppato:
quel sangue scomparso
è andato a far altra prole.

alle giornate mondiali

quante palle ci raccontano
dall’alto basso i giornali
del loro capitale inumano
venduto e spacciato
per oro colato.

la stampa accarezza
il pelo del padrone
illusione dei cervelli apatici
l’equilibrio, la completezza
il pallore del vero.

unica evasione
instillare il dubbio
ad ogni proficua occasione
come corrosione.

c’organizzano, ci stipano felici
in fila per due col resto di nulla
in una nuova battaglia
con la serale medaglia
tutti in piazza, tutti in piazza!

ed intanto vi fottono il cervello
con la mazza
come al tiro al piattello.

faccio di carta un bel rotondo pallone
me ne libero beato con lo sciacquone
non farò la fine del pesce coll’amo
sarò cervello pensante che amo.

marzo

marzo è il vicino
scende le scale
si porta via il cagnolino
l’ucraina con lui
poliziotto dell’equilibrio
sennò girello.
è un sole timido
aggrappato all’ora solare.
un odore di brace
di romeni che non vanno al mare.
quando ti stringo a me
è marzo. pazzerello
per diletto. marzo
ci sarà tutto il tempo
marzo promessa
io ti prometto
che non dubiterò.
vedo la gemma
nell’ansia del ramo
farsi fiore.

vieni qui che ti spiego…

se vuoi scrivere
scrivi
e non rompere i coglioni
a nessuno
osserva il sole
dietro un bel paio d’occhiali
e scrivi
guarda le nuvole in movimento
tieni alto il mento
non frignare
incendia l’ossigeno
col comburente
della tua carne
strafottitene dei corretti
ammanta di poesia i reietti
gli scontrosi
gli irosi
i pulciosi
gli invidiosi
i tediosi
non piangerti addosso
lacrime di coccodrillo
che tanto fanno
poeta con sciarpa e pipa.

che tu sia furente, selvaggio e terribile.

musica delle parole

aulico non sono
e m’affascina
la difficile perfetta
incastonata parola.

e musicale s’impegna
in armonia, canto:
passione musicale
che di moda non passa

e se anche c’è
l’antipoesia, il caos,
i poeti scaltri
e tronfi, la banalità

la semplicità vuota
ed esibita dei vati, la poesia
sopravvive, s’inerpica
scala, cinge la perfezione

irradia, silenziosa monda. affonda.

come spesso accade

il mio cucciolo mi dorme a fianco
schiena a schiena
cuore a cuore, stesso alito
era un grillo
sino ad un momento fa
e ora lo sento
polmoni lenti e regolari
sprofondato nel mondo sognante
serenamente posseduto da morfeo
in posizione fetale
come ancora in pancia

anche se lì io non arrivo
non posso proteggerlo
la mente può esser divertente
o tremendamente pericolosa
un mostro con coda e artigli
in quel pugno di neuroni
in formazione costante
ci sono tutti i giochi del giorno
tutte le parole sentite
tutte le spinte
gli atti di sopraffazione
sgambetti, urla, graffi e pugnetti
ma anche tutta la bontà umana

il latte coi biscotti, la cioccolata,
il contatto, gli occhi dolci, carezze
parole stralciate, copiate, storpiate.
tutto mescolato
per neofiti di vita
un corso accelerato.
anche nei sogni più cupi
salvarlo dal lupo cattivo.
un padre può questo.
e altro.

*

come si nota il grigio
nelle buie giornate
quando uno spiraglio
semplice del sole potente
pare un segno divino
come si nota.
e si vede il mondo
che fatica, stride, ulula
urla e mugghia.
rotola la pietra
su un catrame d’ossa.
quell’attimo di sole
sorriso di cielo
impara ad amarlo.

Quanto basta...

Riflettere, condividere pensieri. Senza esagerare. Quanto basta...

UNO STRANO POETA

Quando la poesia incontra la vita di un ragazzo

Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

Scrivo per passione e per noia, scrivo per passione annoiata. Lo pseudonimo è uno strumento ed è confusione, è uno strumento per confondersi. ("Sii sempre un poeta, anche facendo prosa.” - C. Baudelaire)

Unterwegs

In cammino

sovrasenso bisbigliato

"quando ti sono postuma ti ritrai negando il nesso tra suono e pensiero pensato." (Anna62)

Brezza d'essenza

Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.

ilcollomozzo

FU ALL'INIZIO UNO STUDIO. SCRIVEVO SILENZI, NOTTI, SEGNAVO L'INESPRIMIBILE. FISSAVO VERTIGINI. A. R.

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Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

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Moll(am)y

Costringimi, ma lasciami andare. Vieni anche tu, se no faccio da sola!

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