poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

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*

il tuo manifestarsi placido
come il pane in forno
la tua delicatezza affranta di panna.
in un nano secondo ho compreso
la pasta di cui sei fatta
e tiepida e soffice e ladra
di sole. quando la guerra
si fa sotto le coperte
e la mattina seguente
tra bollette e appuntamenti
per la dichiarazione dei redditi
l’asilo e un qualunque puntiglio.
poi la pace non dichiarata
tra cena e l’acquasanta
del sentimento: intingi
le mani tue con le mie
pennelli del quadro mutuo.
e tutti i dipinti si completano
con l’ispirazione e l’inspirazione
d’armonia consonante.

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*

stralunato e distratto giorno di lavoro
con le carni addormentate, il cervello spento-
un operaio non ha bisogno del cervello, è un orpello-
deve essere solo capace di consumarsi lentamente e donarsi e sacrificarsi
comprando nel poco tempo libero cose che non servono, gode il padrone
il capitalismo non è la democrazia decantata dai media servili e ossessivi
democrazia non è libertà, ora come ora dittatura o democrazia non cambierebbe nulla
le pezze al culo ancora avremo, illusi di buoni sentimenti, tolleranza, gratitudine, beatitudine
umorismo involontario, come il lavoro rende liberi e poveri in canna. però andremo in vacanza.

*

il canto della cicala
è tutto il giorno
e io non chiamo
e io non voglio.
ho fatto uno sformato
pur nel caldo
il forno arroventato
e avventato son
io stesso: come la cicala
canto e canto
senza quiete.

*

vicino il tramonto
l’alba lontana
tu vieni con occhi
io vengo col cuore
ci troveremo
a metà strada
con desideri
e parole?
amenità varie
senso, storie?
tutti i viaggi
contengono memorie
che sian tortuosi o lineari
siam nati bene o male
per trovarci
siam nati bene o male
per provarci.

*

il duro ammicco
dei transienti
perchè ci son venti
e venti e picchi ed abissi
che non stringi
ma ti possiedono
come proprietà nuda
alla faccia della religione
della filosofia della politica
lo spicciolo diviene alle volte
moneta corrente
e stato sociale.

*

immobile spazio
il senso cercato non trovato.
immobile la lingua
che giustificazione cerca
al caos, della ragione
lo svenimento.
immobile il giorno
che senza il suo contorno
si morde la coda
come l’anatra nel forno.
e la sera? la sera
più straziante ancora:
domani è altro giorno.

*

fresco il vento accarezza le fronde
come dolci campanellini annunciano
dell’estate lo scemare. un’altra volta
il calore s’eclisserà per tornare.

*

sguardi svaniscono
azioni, orpelli vari.
miete grano e sterpaglie
il tempo, con tediato
sguardo, alla nostalgia
sfiorando il mento son intento.

*

il cielo azzurro sopra di me

malinconia come nebbia
la terra ferma sotto di me

l’erba, del centro della terra il fiato:
quanta autorevolezza negli elementi.

*

nel turbinio burlesco della neve mi cercavi
m`hai trovato nel ghiaccio esterrefatto
della famiglia bella e sorrisi col ritratto
sornioni di giorni passati segni e brumosi.

*

tutto termina come il rumore
del merlo la sera col gatto in agguato
terminano le feste tutte appese
ad un albero e le strade
in altre ghiaiose, polverose
e poi fango, nell’erba croccante
la ripresa e l’offerta incerta.

*

il tempo è contato
se n’è accorto il proletariato
invaghito prima delle idee
oggi del mercato
il tempo è contato
disse la sorte
senza significato
imbandita a festa
sui bancali piramidali
del supermercato.

*

tutto nella città fredda e di nebbia
vien messo da parte, tutto ciò
che non ha valore, ai lati della tela
come esausto colore. al centro
il capitale, ogni giorno più forte
l’uomo più incolore come un errore.

*

il senso della giornata
già dietro l’angolo, appena
dopo un non ricordo
ricordo appena, presente:
ciò che è dimenticato o trascurato
va messo necessariamente
a lato, come pregiudicato.

*

spaventati a tentoni
uomini col lume
della ragione
di qua dal bancone.
di là chi c’è, chi serve?
chi c’ascolta, chi ci consola?
ci comprende o c’asseconda?
ancora non comprendo
il dilemma del mondo
nemmeno se sulla scrivania
ho il mappamondo.

*

talmente concentrati
in noi stessi
gl’attori facciamo
senza trucco e parrucco
se non gli zigomi spostati
gl’occhi pagliacci
iridi sfilacciate e non rimpiante.
quante coglionerie
e castronerie: le bellezze
passano come comete
restano echimosi.

*

anche la morte abbisogna di sorte
sennò sola pure lei
come assolo esile di noia.
quando ci raggiunge
questa fine che non pare
s’ha timore d’un dolore.
è questa parte
che ci farà vivi realmente
esistiti naturalmente.

*

cammino
è fatto di tracce piccole.
similitudini
avvicendamenti
scorie, sedimenti.
si procede man mano
mano nella mano
come pascolante nidiata
o formazione in volo.
starsene sul cielo
a ricamar nuvole!

*

se m’ami
non mi odi
se m’odi
magari non mi senti:
gli eccedenti
sono accidenti inerenti
i sentimenti.
e dopo un poco d’anni
ed assieme tanti danni
o cadauno senza il ca
e credersi ancora
indenni. e felici perenni.

*

partivo piano
per arrivare lontano
non per cruccio
per astuto dettato.
creatività secondo me
e per alcuni, molti
ritrovarsi in mondi altri
partendo dalle stesse scarpe
slacciate: i nodi infatti
non solo al pettine
servono.

*

mi rigiro sulle e nelle
lenzuola umide. è notte
fonda, come impantanato
non sapessi. castrazione serena:
l’auto incensarsi
crea mostri, spinge
alla vanità.

*

ti penso
o no.
ti penso
o non ti penso
ti credo
e ti penso ed ancora ti ripenso

senza scompenso:
di questo passo
tu ne fai quattro
nel mentre io
uno soltanto

(oppure son quattro
anche per me:
magari avanti uno
indietro tre).
è la dialettica
della coppia
che se non scoppia
nel tempo
si copia.

*

non è ancora finito
già ti chiedi perché al termine
la differenza sarà più della somma.
oggi che il sentiero è stato tracciato
all’ombra e non c’è una costanza
retroattiva
e
milioni si comportano
seguendo uno schema fisso
generico.
e poi se andrà bene
sarà merito
d’uno
solo.

*

tentenni e non rendi.
l’arroganza nell’immediato
paga ed assai. come il lucro
nel dopo non sarai presente.

*

  (a A.)

sei così impaziente
la mitezza non ti si addice
e scopri presto la consunzione
perché il continuo paragone
rende infelice possessore.

*

t’ho annotata
t’ho trascritta
maledetta…
come forma ultima
incetta di sostanza
idea
sogno
lampo
contrassegno.
tra le tante scelte
sei stata
quel non so che
tra le non poche noie
miracolo sfuggente
riaffiorata
anfora
anticata
mai delicata.
avanzando
molto più
di tutte quelle
sporche
promesse
promesse mai mantenute
che io poi
non avrei potuto.

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