a te. e a me

le mie carni pronte a te distese
la tua teatrale centralità dei gesti
la mia cura a cercarti e cercarti
anche quando non sei che illuminazione
l`essere tuo corpo a corpo
quando i nostri occhi non si cercano
perché buio e sacro son tutt’uno
noi due plastici arrovellati e infiniti.

a quell’età

la scorbutica vecchia signora
non c’è più, immobile nella buca
fredda come il mattino d’inverno
ora non saluta. per la verità
nemmeno prima. si può a quell’età
notare tutta la vastità del silenzio.

a mio padre

padre mio

contrafforte

della morte

(tutta nostra

speranza,

egoismo

ad oltranza)

.

la carne

putrefà

lasciando

odore d’anima

buona nella casa

di timbri novelli

.

(tirami se vuoi

i piedi

nella notte

lunga, cupa

e lorda)

.

padre sei contrafforte

dei miei neuroni

(esalta

la mia neutra

solitaria vitalità)

.

diluiti nel cocktail

originale e perpetuo

del gioco ricopiato

ed ingenuo

.

T’amo

tanto

quanto

sono

di te.

.

.

.

.