se non ci fosse l’amore

ci siamo lasciati male
urlando l’uno contro l’altra
perché siamo molto diversi
ma già lo sapevamo
fummo consapevoli delle discrepanze, degli scogli
ma lasciammo che le cose
andassero per il loro verso
rotolassero: è il bello delle scommesse.
poi è passato sornione il pomeriggio estivo
i pochi sono tornati dal lavoro sottofondo di cicale
con le macchine piene d’aria fredda
nell’appartamento vicino martellavano con insistenza
come se un nuovo inquilino stesse per arrivare
a minuti, a secondi, ora: la pacchia è finita.
poi alle diciotto circa
ha suonato il medico della mutua
sembrava un burbero boscaiolo con camicia a scacchi
gilet da pescatore, la faccia da stupido burocrate
tre autografi, il suo lasciapassare e via, buonasera.
quando sei tornata martellavano ancora
il cielo era buio o quasi
io avevo già mangiato i resti del pranzo
e non avevo dimenticato
di mettere sul tavolo
un piatto, un bicchiere, un pezzo di pane francese
prosciutto e melone, tovagliolo. una bottiglia
di pignoletto ghiacciata.
e le mie scuse. subito dopo le tue come dessert.

sotterraneo amore

sempre diseguale il fior
dell’amore: a volte è crisantemo
quando non è sentimento forte
già nello sfinimento estremo
capita la margherita
quando si recita confusi
si scelgono i refusi,
oppure la rosa, quando amore
è principale attore
e non semplice
eccitazione d’onore.
capita il bocciolo
d’un fiore che fu
o ancora una rosa
ma blu, come
fondo del mare
dove cielo si specchia
il senso d’appartenersi
ma non appropriarsi:
che desidera il cuore?
non vuole! non vuole.

amore a minuti

quando l’amore si scuoce
l’amore è feroce come una croce
quando l’amore ti percuote
errando per strada, ad un certo punto
troverai uno spunto colorato, dietro un’aiuola
o nella comodità tiepida della macchina
meglio nell’appartamento ammobiliato
d’umido fiato e affezione in comodato d’uso
una donna bella, intelligente che va a minuti come l’orologio
in carica, non ti rifiuti, t’aiuti, finalmente sentirsi appagato
in pace col mondo, col proprio inferno, il proprio status, violento raptus
dopo un lesto pagamento, fresche notizie dallo interno svuotato.
è l’amore che dura il giusto, divaricato: incontro orgasmo saluto:
senza un bellissimo matrimonio non c’è un terribile divorzio o viceversa.

il mio amore

il mio amore
sta al balcone
quanti sogni
quanti bagliori
si libra nel vuoto
d’un mondo immoto
l’amore mio come farà
sta lì come niente
è venuto, andrà.

amore andiamo all’Ikea

col muso nero all’Ikea
scoppiano coppie
con sibili e brontolii
inseguendo il superfluo
per un tocco dar di geniale
al menage collaudato
in realtà più che paludato.
l’amor confezionato
è venduto nel commercio
a prezzo stracciato.

amore e critica

i poeti post-montaliani
sono poeti narratori
delle piccole cose
dell’intimo minuto
dello scrutare infecondo.
ma tante piccole cose
fanno grande la vita
e non ce lo devono dire
certi critici e amici dei critici
e parenti dei critici
perchè sia vero:
una piccola tavola
un pranzo piccolo
un fiorellino
un bacetto
una casina
una macchinetta
un grande amore.

ci devi scrivere dell’amore, baby

l’amore è una carta straccia
un tirare di braccia
una litigata al chiaro di luna
una baggianata, una cretinata
come è banale
come è ingenuo:
mi sono innamorato di un’idea
che conosco io solo
quando resto con lei
sono solo
e lei, presumo
lo stesso.
ci rende migliori?
ci completa
anche se non siamo
mai finiti:
siamo definiti
e non sappiamo come terminare
soli. l’amore
è calibrato al millesimo di millimetro
per renderci ipovedenti
ereditari sconcertanti.
l’amore è un sole
che nella canicola
può bruciarci.
l’amore l’amore
è questo calore
abbiate pietà
per gli innamorati
sono stracci da lavanderia.
l’amore è un canto di Ella
m’è sempre piaciuto
cantare sotto la doccia.
fanatico del canto.

scrivo troppo d’amore ultimamente

dirti amore non saprò
ma ti guarderò, ti cucinerò
un senso ti saprò dare.
senza sospingere e trasalire.
gli infiniti limitando
e i palpiti. gli incostanti
i sibillini, gli inibenti.
con attimi convivendo
che il cuore azzannano
e tutto un altrove mondo.

amore e genio militare

parlano d’amore
come di una fetta di prosciutto
e come quella affettano, tagliano
cuori con insensibile freddezza:
i macellai hanno più rispetto
delle carcasse delle vacche
oramai spente e spellate.
è per questo che non mi rivedo
in questo mondo
non so ascoltare il rantolo
della cosiddetta civiltà
e me ne infischio come Rossella O’hara:
domani sarà infatti
un altro giorno
con un nuovo amore da sbandierare
come armi spuntate
in una solenne parata
di saltimbanchi in alta
uniforme mimetica.

ehi, una volta sola parlerò d’amore

hai lasciato le tue ali in cucina

amore, sui fornelli

dell’antica stufa.

non c’è scampo:

solo al principio

dee lievitanti

palloni aerostatici

di cuori ingordi, maturi-

combuste nel crematorio

delle incomunicabilità

delle immaginifiche banalità.

idee riposte ed implose

in pace dei sensi, altre

in poche, poche cose.

amore

nella tua ricerca

del fuoco, hai trovato

l’incandescenza vera

con la luce bianca, neutra

delle sconfitte arbitrarie,

irrisolti poemi, sfratti.

amore ingordo

bulimico comandante

analcolico.

l’amore è servito

i piatti si lavano in due

dici,

io però ho lavorato fino alle diciotto

svogliato, estenuato, debilitato

però ho anche cucinato

perché mi piace cucinare

sorseggiando un buon vinello

sotto una sinfonia di Weinberg ed i merli

(la rumba non mi mette di buon umore solo perché indiavolata

e ad alto volume)

merli che han fatto il nido nell’abete in giardino

ad un passo dal gatto affamato e giocherellone e rossastro.

questa storia che bisogna condividere tutto

finisce in una faccia scura, una smorfia, un malanno:

l’amore è fatto di piccole cose

pure di stoviglie in frantumi.

apologia d’amore

padre ogni tanto ti penso

scende una lacrima, non sempre

asciutto sortilegio.

rammento quando ce ne stavamo in laboratorio

per ore e ore segando e saldando

io a volte m’arrabbiavo

perché mi volevi insegnare

anche quello che già stavo scoprendo da solo

oppure ci stringevamo la mano

quando un apparecchio funzionava

una festa dai tratti dimessi, ma intensissimi.

non eri tanto generoso dei tuoi sentimenti

col contagocce centellinavi umanità

nelle piccole azioni

ma sei stato grande

grande grande.

 

 

musica splendida per corpi sordi

la musica

esala lapilli ed energia, splende di luce e buio

ansima come una balena, stride e farnetica

come il primo dei non detti
l’ascolto e mi viene la pelle d’oca

la musica
è impalpabile respiro divino
(proprio di dio, quello vero
senza barba capelli triangolo luce

sì, quello che non esiste)

è il massimo col minimo

la musica è la parabola

la morale con l’etica

è il sesso degli angeli

la cravatta nel primo giorno di lavoro

il fiato dell’umanità, esaltazione creanza

comunione di genio e idolatria

la musica

la sconosciuta all’angolo che ti piace

sorrisi e palpatine

triangolo amoroso, corna e leccatine
la musica mi ha salvato la vita più d’una volta
m’ha tirato fuori dal pozzo
a calci in culo

scaravoltato, imbalsamato, irretito
m’ha strappato le vesti
mi ha fatto conoscere veramente mio padre
e lui mi ha presentato in un eccelso autunno nebbioso

vivaldi bach paganini frescobaldi lully berlioz verdi

handel puccini shostakovich corelli schubert mahler

stringendo le mani a tutti questi miracoli
m’è venuta persino voglia di scriverla

scarabocchiarla, inciderla

con le note

tentando l’impossibile, l’inesplicabile.

ed ora la musica è la compagna

nelle veglie, nei sogni

in bagno, in cucina

tra le fette di pane e la maionese

nelle pause, nella frenesia

combustibile e comburente

lei è la compagna più fedele, fuoco e fiamme

nessuno può rimpiangere nessun`altra cosa

dopo aver fatto l’amore

con la musica.

l’amore ai tempi nostri

si sente in gabbia in quella casa

ma le finestre sono spalancate

è estate ed il caldo ricama a sportellate il mondo

aaah… in gabbia, ma nessuno

l’ha mai incatenata, né mai vessata,usata, consumata

come un tubetto di colla vinilica

è che vive in quel particolare momento del mese

è perchè l’ha fatta innervosire

è che quando c’è pure lui

la casa sembra molto più piccola

e e e i ciuffetti di pelo sul pavimento

le manate sui mobili laccati

schizza fuori dal lavello

e quando non c’è i topi ballano

un ritmo indiavolato

l’amore allora

sembra ciò

che non è mai.

nella malinconica luce dei neon

e così si chiama amore

anche quel distratto confronto

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m’autoassolvo

sei coro di no
sculacciata continua
ma io non so darti via
anche se sei già ora
non più mia.
non sei stata
appartenenza, piuttosto
convivenza,
in contemporanea d’amore
singola mania di sicurezza,
indipendenza,
confusione di ruoli
e gioco di dadi-
che di strada ne hai fatta poi
tra appartamenti,
presunti miraggi,
sogni sfatati…
va bene, va bene
ti lascio libera
così che di libertà pretesa
non saprai che fartene.
ed io capo di me stesso
tra me e me
nuovo vecchio
darmi ordini, lenire.

battaglia d’amore

hai ottenuto il merito
(estorto)
della caccia:
mi baciasti per prima
come il morso della vipera
come Cassius Marcellus al primo
round.
ho succhiato il veleno
(poi)
per mesi e mesi
d’accurata insolazione
di scalzo eremitaggio.
sadomasochistica ricerca
del frutto proibito
ed ambito, felici a metà-
cercando quell’altra che
(poi)
non dà mai uno.
ma dà più di quanto.

Evanescenze

Piccoli uccellini
dal cuore, chè
ne dica l’occhio
e l’orecchio
non c’è parola
colore.

Nobilissima
visione l’amore
dentro scatole
aperte chiuse
di tempo, pensiero
un bagliore.