poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Tag: bambini

eravamo bambini

s’andava dietro l’argine del Reno
ci s’acquattava d’astuzia e tu m’infilavi
senza esitazioni la mano lunare
nei pantaloni, era giorno d’erezioni:
son quei giorni belli che la natura
non è matrigna e la mattina dopo
son tutti ricordi di quei dolci calori:
tornar bambini, immediatamente
ma non è possibile se non reiterarsi
disertando la vita, invecchiando.

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bambini svegli

andavano ad appartarsi
reciproco esplorarsi
risatine e sciocchine
e birichini maialini
io rosicavo col mio coso
poi in mano, solo a casa
pruriginoso minuto
piagnisteo di peccato:
la giovinezza
è una lunga sequela
di masturbazioni
pensando agli altri
non come coglioni
ma desideri
irraggiungibili
sogni inagibili
inseminazioni
non percorribili.

bambini al parco

spensierati giocano i bambini
al parco. nessuno di loro sa
della poesia, del lavoro, delle donne, della vecchiaia.
non sanno ma tutto nel loro palmo sta
come la lunga nota, vibrante dello strumento:
la gioventù possiede questo bordone
luminoso, come lieta festa.
e nemmeno il temporale scalfisce il fuoco
d’un geyser sorto appena.

da bambini, chiusi nelle proprie serre

tornavo da dietro, ti evitavo

con la soggezione negli occhi

arrossivo se chiedevi.

così escogitavo, tergiversavo, mancavo

allungando come “gomma del ponte”

la strada di casa -netta linea retta,

in realtà più serene, calmierate. scoprendo

ciò che l’uomo fa per coprirsi d’ombra

impolverando voglie, desideri, allunghi

che s’intorpidiscono poi, irrigidendosi

polimeri timorati, alle intemperie.

t’avrei potuta prendere per mano

sfiorarti il collo ed invece

quei colori, quegli odori

han fatto la fine immeritata o giusta:

ognuno in un vaso di terracotta

col sottovaso di nostalgia soffusa

nella serra umida dei ricordi, radicando.

turbinio e catalessi

cincischio di merli

turbinoso sconquasso dell’auto

ed in mezzo tutta la terra

e le radici profonde, mistero.

non ci sono bambini a rivelarlo,

il mistero, perchè? c’è troppo silenzio

nel tempo fulgido

del preludio ai fiori, al tepore

della rinascita. c’è troppa omertà

nella gioia, perchè?

imbonitori da quattro soldi

esaurita passione e virtù

tra un monsone ed una tv

scontiamo il vuoto

uno ad uno

in diversa postura

con la sola conosciuta andatura

sconosciuta armatura:

come bambini

della puntura

abbiamo una fottuta

bestiale paura.

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