otium

bordone del traffico
improvvisate d’aerei furenti-
insani traffici troposferici, cala
il sipario nel pomeriggio
della calma agostana bella.
ancora la luce cerca invano
intensa, una pelle
d’ozio buono colorandola.

specchio, specchio delle mie brame

abiuro questo tempo immondo
che mi prende mi lascia
mi brandisce come un’ascia
m’offende, mi penetra, mi ferisce
mi scaccia come una lurida bagascia
mi istiga a bische di gioia.
io non sono cera, né creta leggera
non sono mito, carne, pesce
né buono né cattivo
né eletto né infetto
mi chiamo perché mi hanno:
vivo già vissuto.
fortunoso driblare
mi piaci, mi sferzi, mi garbi.
paio più vecchio, più noioso
stamattina senza taglio di barba
e sono. specchio, pace fatta:
smetto il concetto
mi butto a letto.

armonie

arrivarci in piedi
in fondo
da solo
senza un volo
con un epitaffio
buono, al sodo.