l’estate scema

ho la moralità del contadino
la rugosità del cemento armato
l’odore del fieno la sera.
son stato tutto e nessuno
e la mia schiena diritta
non è un complimento
nel paese degli aggiustamenti.
le sfumature deboli
i sorsi effeminati e puerili:
bisogna tagliare alla radice
stroncare sul nascere
allora sì uomini dal collo forte
muscolosi e guerrafondai
masticheranno presente e sogni
che furono di bambino aitante
e sognato sognatore.

*

fresco il vento accarezza le fronde
come dolci campanellini annunciano
dell’estate lo scemare. un’altra volta
il calore s’eclisserà per tornare.

principia l’estate

eruzione delle cicale
voglia d’andarsene
dell’avvertir la movida.
vengono lente lente
nuvole, nel bicchiere
si sciolgono, minuta serra
ferma, pensierosa:
tutto fuori si raccoglie
nel vento mai violento:
principia l’estate
senza sgomento
e senza argomento.

quanto odio

oggi non son vivo
sono piuma.
la brezza mi porterà lontano
soltanto se vorrò
questa carezza non pagata
che ci dichiara pensanti.
e forse amati. con le pattine
le presine: un tegame caldo
ha in sè i suoi danni,
un pavimento in parquè
la sua maledizione splendida.

odio l´estate

resto muto

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