quel tratto di felicità incontrato

quel tratto di felicità incontrato
è il mai abbastanza amato. t’ho citato
creatore per non essere solo nel mondo
e non credo assai alla tua risposta:
nella tua assenza, nel pericolo
che contiene il tuo dare
credo. e che forse sei solo domanda
forza d’un libro, non equilibrio.
una costruzione, un cavillo.
ma che bella storia, ma che bel divenire
d’un mondo gentile: dall’anarchia
dal disordine, sangue e conflitto
l’uomo nuovo che al suo simil paga l’affitto.

la felicità è un piatto che va servito freddo

mai vista gente così tanto triste
nei luoghi dove si dovrebbe divertire
il ristorante bollente e saturo
la musica sovrasta ogni stato d’animo
questo la gioiosa frivola sera
e le coppie si guardano attraverso gli smarthphone
educate chattano con l’amante del venerdì
altrettanto gli uomini veri depilati e truccati
con folte barbe (il venerdì le donne lo passano fra loro
libera uscita nella società equa e democratica
paritaria identitaria antifascista liberista)
i visi spenti dal frastuono che delizia
i dialoghi assenti, i pochi essenziali
urlati. ecco perchè tutti parlano ad alta voce
e non ascoltano: c’è troppo rumore di fondo
quando c’è troppo rumore
è necessario amplificare oltre misura il segnale utile
rischiando la saturazione
e proporzionalmente
la distorsione aumenterà
e con essa il rischio dell’incomprensione.

skyline e deindustrializzazione

la banalità delle maggior parte delle morti

è così lampante e la castrata motivazione

a concedere alla morte una durevole

linea d’azzurro cielo,

la notte scorsa ho sognato di vivere

tutta questa felicità m’ha sconvolto

ho ritratto lo sguardo verso il muro imbiancato

4 anni fa, a rullo. meglio, nell’illusione.

occuparsi della felicità

cerco lavoro

come uno schiavo

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raggiungerti

col palmo congiungermi a te, le dita

non col cuore non pensiero

ma guerriero, che calca la mano

giunge al porto, sporco. felice,

tentativo il raggiungerti schivo

e morirne come uno solo

che la felicità si può toccare

ed il tuo dolce sorriso.

felicità tra le righe

sotto pressione
non c’è mai nessun volo ampio,
la carrellata è più un
piano sequenza incriccato
(la caduta lenta
è promessa, più fatto
che tendenza).
tra il più ed il meno
c’è il necessario
ed allora devi accorgerti del sole:
guarda su
guarda su
incipria gli astri
falli ancor più belli.