lungo inverno

non tutto so
e quel poco
non basta
perchè grandi e grossi
siam fragili
e scomposti.
perchè la domenica
come il creatore
necessitiamo di quiete
come l’acqua del mare
dopo il ruscello.
come il bocciolo
dopo il lungo inverno.

inverno

starsene alla finestra
vedendo che la più gran festa
è di quest’io la ricerca
evanescenza apparenza
riflesso dell’incoscienza
essenza dell’assenza:
mitigare il malaffare
col sogno o son desto
sferrando col destro
d’una vita intera
la luce acuta terminale
dove più non fa male.

*

quando in cielo non c’è, allora
il sole si carica d’emozione:
tornerà quel giorno, quel tepore.
nemmeno possono restare fredde
le ore: quanto luminosa
sulla terra la promessa radiosa
anche nell’inverno che viene.

nostro inverno

la pazienza non è mai troppa

mai abbastanza. se io ne ho tanta

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memorizzo la forma, i colori dei fiori

è inverno, non c’è spazio per la frenesia della vitalità-

nella stagione fredda i fiori sono la mia vigorosa stufa a carbone.

confermo e riconfermo i petali, uno ad uno, come scrigni

annuisco divertito al polline fresco, dolce

che mi scava idee nella testa fredda, umida.

senza  fiori come farei a passare vivo l’inverno?

memorizzo quest’esplosione di vita consegnata alle api zampillanti

con idee fredde, febbricitanti, non c’è via d’uscita:

segue sempre alla deflagrazione un silenzio assordante.