liberamente io

quando scrivo
quello che mi pare
mi sento libero
ma dura poco-
è come quando ti lavi i denti
e al mattino ti svegli
uomo nuovo e solito stronzo
come se niente fosse
pronto per la nuova colazione
la democratica sperimentazione:
gli sguardi indicano cosa sei
e uno specchio economico
appeso come un capolavoro
è l’etica nel dopolavoro.
abusiamo del tempo
e il tempo ci mastica
come gomma
senza coscienza
di classe: io
liberamente.

io non so

io non so
per certo
quante cose potrei
dire
forse dovrei starmene zitto
e
tollerare
l’azzurro del nostro cielo
le vibrazioni delle foglie
nel torpore
dell’autunno pensato.
ma non ho voglia
di questa poesia scadente
che è la realtà apparente:
datemi sangue
e
quell’odio atavico
che fa sentire giovani
e vivi
come a due anni
di fronte all`intero mondo.

oh mio dio, io

dio io non te ne voglio
ma tu applicati meno
te ne porti via migliaia
in un baleno. lo so, dio:
c’hai creati per lo sberleffo
tuo e del tuo speculare
con lunghe corna e zoccoli
partita combattuta
a monopoli: c’hai inbroccolato
con l’umanità e l’aldilà
a lato, segno ereditato
d’un destino intestino
d’una morale acquitrino.

io e te te ed io

gl`inganni conosci bene
come le mie tasche buche.
da quei buchi escono
tanto in tanto carezze
opinioni opinabili.
permane quell’irrisolto
quegli sbalzi come
il carro vecchio
sulla sterrata.

capoverso

verso cosa sei

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porzioni di cielo

veramente ti domanderei chi sei nel vento violento

e nella pesta radura se sapessi chi sono io

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delicato tornito

mi ricami un sorriso di carta da forno
e mi chiedi se mi ritrovo nel delicato piegarsi di labbra
tenere, ma io ti ascolto -non ti guardo
perché oramai, cosa sola, non posso rivedermi
se non allo specchio del nostro io.

Negli annali

Dolore, che anche se non ci sei
pari qui, le mie mani con le tue
i pensieri come una comunione
e ora sbadigli e doloranti aritmie
d’un cuore asciugato dal tempo:
chi sono io per non dimenticarti
lo so ed è già calda sera di luglio.
Ed il dolore non sarebbe permesso.