etica del lavoro

l’etica del lavoro
a pochi euro l’ora
un’assemblea sindacale
ogni sei mesi, tutta pagata
il venerdì dalle 17 alle 18
per non urtare gli animi
come gli scioperi del fine settimana.
gli operai non sono mai stati
liberi. stona l’Internazionale.
nemmeno a parlarne della dignità
svenduta centellinando
cartellini e richiami
di caporeparto: ogni dittatore
ha il suo seguito.

*

stralunato e distratto giorno di lavoro
con le carni addormentate, il cervello spento-
un operaio non ha bisogno del cervello, è un orpello-
deve essere solo capace di consumarsi lentamente e donarsi e sacrificarsi
comprando nel poco tempo libero cose che non servono, gode il padrone
il capitalismo non è la democrazia decantata dai media servili e ossessivi
democrazia non è libertà, ora come ora dittatura o democrazia non cambierebbe nulla
le pezze al culo ancora avremo, illusi di buoni sentimenti, tolleranza, gratitudine, beatitudine
umorismo involontario, come il lavoro rende liberi e poveri in canna. però andremo in vacanza.

lavoro e vita

s’esige il lavoro
per dignità e costrutto
che in pochi anni
divien privazione e lutto:
il lavoro pesante del metallo
dell’estrazione, è il bandito
che c’ha chiesto il dito
ed ora si piglia tutto:
nonni figli nipoti
timorati di tumori
eroi del lavoro
vengono sepolti in molti
salme col diritto
il pugno alzato
anche a quarant’anni.
lavoro, lavoro, lavoro.
la vita è sacra
non il lavoro:
se lo tengan loro.

sole e lavoro

al lavoro, sole fuori

mite primavera,

sghignazzano fior di giovani.

guardando la vita a metà

son vivo: dovere,

spero prima del piacere.

lavoro

s’è pensato per decenni

di liberarsi dal lavoro

con le bandiere i comizi i pezzi grossi di partito.

ora dell’uomo

s’è liberato il lavoro.

come lo eri prima del denaro

uomo torni povero

soltanto ora non sai più che significa

amare senza un tornaconto.

lietissima novella nera

sacrifichiamo così tanto al lavoro

quasi il lavoro è tutta la vita

tronfio annuncio perciò

un lungo abbondante sciopero:

mi ritirerei monaco in una grotta

ma con luce, acqua, gas

perchè -ahimè- quanto scotta

si sa specie alla sera

la povertà nera.

…senza titolo…

il ricordo d’un padre è in una serratura al tramonto

nel temporale estivo (preferendo la montagna fresca)

nelle note della sinfonia di leningrado

nello sguardo del vicino assonnato

nelle riviste d’hi-fi

nel corpo

nelle mani

nell’idea di lavoro

(quant’era orgoglioso del suo lavoro)

in una mini cooper verde e bianca elaborata

nella potenza sportiva della golf gti prima serie

nella casa che abito nata dalla sua vivida intuizione

stamattina al bar col croissant ed il cappuccio

il ricordo del padre mi  rende piccino piccino

grande grande di commozione, struggimento, inazione

perché ultimamente passo così il tempo:

faccio ciò che penso e penso ciò che non posso.

occuparsi della felicità

cerco lavoro

come uno schiavo

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progetti a lungo termine

problemi di lavoro e il sole
settembrino che pare far l’estate
infinita. ti bacio per quiete e sale.
ci rivedremo dopo. con la calma
dell’avvenuto.