la libertà degli uomini

dove latita tutta questa
libertà, dove risiede
recalcitra, sboccia
o è tuttalpiù esangue
indistinta. dove ruggisce
dove coagula, dove copula
col vento ed il cielo
per crear giganti ed infiniti
mondi. quell’apertura d’ali
agognata da poeti
schiacciati dal potere,
oggi a tutti indifferenti
tra le strade, camminando
in una folla cieca, indistinta:
l’egoismo di classe
fa altre vittime
e non le colora
le disvalora sino
all’inconsistente trasparente.

*

stralunato e distratto giorno di lavoro
con le carni addormentate, il cervello spento-
un operaio non ha bisogno del cervello, è un orpello-
deve essere solo capace di consumarsi lentamente e donarsi e sacrificarsi
comprando nel poco tempo libero cose che non servono, gode il padrone
il capitalismo non è la democrazia decantata dai media servili e ossessivi
democrazia non è libertà, ora come ora dittatura o democrazia non cambierebbe nulla
le pezze al culo ancora avremo, illusi di buoni sentimenti, tolleranza, gratitudine, beatitudine
umorismo involontario, come il lavoro rende liberi e poveri in canna. però andremo in vacanza.

fiume

libertà d’esserlo
o di non, libertà
di credere o no
libertà di consumare
libertà di lavorare
o di ciondolare
libertà libertà libertà
per, di, libertà
usarla talmente tante volte
per non sentirne più effetti, diritti,
doveri. libertà dal nazifascismo
libertà di crepare
libertà dai padroni
naturalmente prima dovremmo liberarci
da noi stessi,
una volta fatto tutto questo
sarai liberissimo
sarai come tutti
sarai questo impossibile fiume di carne
che cerca risposte. e se le cerca

non sa.

saggezza infranta

porta consiglio la notte

anche se non c’è libertà vera

nemmeno nel buio pesto.

scavalco le tue onde notte

che possa risvegliarmi

tra luci che più

ne sappiano.

libertà in soldoni

libero arbitrio
pesante pietra
su scampolo
semplice,
su ciò
che centro vive,
abbaglia di sé
destra, sinistra
diffida politica.
sul fulcro oliato
della bilancia
che sfianca.
libero arbitrio
tra alte montagne
riflesse flessioni
aste minori.
e ciò ch’avanza:
impertinente
attinenza,
ineludibile
complicanza.