una meta

il pomeriggio della domenica
è il peggiore: la settimana
sta per ricominciare
e finisce infierendo coll’annoiare.

tutte le promesse son sciocchezze
poi c’è il peso costretto del lavoro
mai abbastanza libero né desiderato.
a questo punto tutti vogliono un segreto

per far tutto più leggero (e un pochino
menzoniero: eh, no! il segreto non c’è,
non c’è poesia, non c’è poeta, allegria
non c’è che tutto, il suo contrario)

tutta la distanza si palesa alla meta.

pomeriggio senza metà

afferro la carrozzina
la riempio
investo la mia felicità
in un sano tortuoso
lungo tragitto nel verde cittadino.
e il mio bimbo
gode e poi si addormenta sereno.
a volte la terra mi manca sotto ai piedi.
cammino senza la meta
che tutti vogliono.
non rispetto il tempo
che pochi comprano-
l’immersione è nella luce potente
primaverile: la luce
tutto monda
l’indicibile anche,
l’irragionevole.

inerzia debole

amara abitudine la sintesi:
ore ore ad aprir bocca
per non dire
hanno un’utilità
ben maggiore
quando si scopre
che c’è solo un rumore
di vicini nella fredda
aria della casa.
per metà è fatta
l’altra potrà o no
per inerzia, magari.

la via

diritta via
ricalcitri e lontano
posteggi, o
delimiti come sinfonia
luce.
sapessi dove sei-
quando-
sonno
mi par sempre
in una non mia
dimora.
senzatetto e poeta:
doppia aggravante
nell’esiger meta.