mia adorata

di straforo con un’ora d’aria
t’indoro e t’adoro
odoro di te
ubriaco della lavatrice
girevole come le viole
allodole giravolte stravolte
quelle volte che ti bacio
regalate e rose
amalgamate e radiose
del tuo ferro da stiro
che ammiro
che io non son in grado
a quelle temperature
di stendermi raddrizzandomi
esultare. ma ammare
andremo con l’asse
come a Los Angeles
a surfare.

copia mia

labili sguardi incostanti.
delicati, aspri.
a vederli
tutt’assieme
avrebbe misura
l’insieme.
se l’universo
limiti avesse
quegl’occhi
a picco non colerebbero
anche per lo screzio.
e sarebbero specchio
dell’anima integerrima
pura. ma la purezza
è una chimera
ed il vuoto
non ha colmo.

la mia bilancia

metto sul piatto della bilancia

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m’autoassolvo

sei coro di no
sculacciata continua
ma io non so darti via
anche se sei già ora
non più mia.
non sei stata
appartenenza, piuttosto
convivenza,
in contemporanea d’amore
singola mania di sicurezza,
indipendenza,
confusione di ruoli
e gioco di dadi-
che di strada ne hai fatta poi
tra appartamenti,
presunti miraggi,
sogni sfatati…
va bene, va bene
ti lascio libera
così che di libertà pretesa
non saprai che fartene.
ed io capo di me stesso
tra me e me
nuovo vecchio
darmi ordini, lenire.