mille occhi

negli anfratti
della buia città
mille occhi ci sono
spuntano come fuochi fatui
pungono come api senza miele
negli anfratti sozzi
urinati, immerdati
ci sono coscienze pulite
cuori buoni
crocifissi dall’indifferente
derisione del mondo.
quando la notte
vi rimboccate i caldi
profumati piumoni
assaporate il silenzio
drammatico delle strade
congelate, la luce fioca
della vita che si spegne
esaurendosi timida
nei vicoli appassiti
intrisi di rabbia
e violenza.

una sera stuzzicando le parole

sono ferme foglie stasera

non un sussulto. magra

consolazione il fremito

della clorofilla nel carcere

del traffico aereo e nel basso

bordone d’automobili. già

scomparsi i passeri

piccioni monotoni.

e i vicini? quelli non servono

vecchi, malandati

(la notte lo sento mille volte

dal letto

chiamare la moglie -malattia

sonno, sordità). è

così che si finisce spesso

da dove si era cominciati.

legami potenti

c’è la bruta forza muscolare
che spiana la strada ai sentimenti
ed una forza molecolare ch’allontana
e attrae a seconda che il fiore del tuo viso
sia ambra o inchiostro nero d’infuocato polpo.
questa natura magnetica che studia
i movimenti, li appiana come un magistrale
mattarello d’azdora, li amplifica come un corno da caccia
intonante cuciture e legami chimici furenti, milioni.
così la rete tra simili fa come la spugna e la lamina:
si stende, diviene silenziosa, discreta
ma violenta, mutua reale realtà intramolecolare.

melancolia

malinconia di gazze arroganti, merli
malinconia cento mille volte e più
non tra quattro mura odorarla, ma
nel soleggiato muricciolo con le grida
attorno, urla sguiate e folli, subirla;
precipitarsi fuori, sotto alberi disadorni,
masticare i vuoti, sentirli immoti.
ricominciando da bambino i silenzi
e rinunciando da adulto i pensieri.

senza coscienza

lontani cento mille
un milione di chilometri
amici, conoscenti
non provo nulla,
lontane assenze
prevaricate da rette parallele
che non si incontrano all’infinito.
come un vetro
anti sfondamento
tra me, me
e altro ed ancora
me
mastico la gomma
della mia indifferenza
spoglia
come una puttana.