mai niente di troppo

la poesia non ti salverà
da tutta la crudeltà
del mondo.
non ti salverà
da tutto quel sangue versato
dalla violenza
dal terrore
e dall’insoddisfazione, dal vuoto.
nemmeno il chirurgo
il profeta
il prete
possono.
la religione
è una fiaba per bimbi.
la medicina un’illusione
la psichiatria nevrosi.
la senti l’acidità
nello stomaco?
il reflusso che scarnifica
dall’interno?
come una porno tenia
affamata?
bene: l’amaro in bocca
fiele
ti farà sentire vivo
anche per l’ultima volta
ne valga la pena.
la poesia non ti salverà.

evidenze digitali

tutti singoli

laptop tra le mani

abbiamo creato una rete di solitudini

obbligatorie: tra quattro pareti

niente sindacati

niente lavoro

niente gruppo

niente cortei

niente piazza

niente umanità

niente perdono

niente peccato

niente politica

niente comunità

niente di niente

ognuno solo sul cuor della terra

senza la minima forza,

tutti come nessuno.

resta la bellezza

a tratti, non limpida

ma bisogna spingersi fuori

tra i fulmini, le maree, i terremoti.

silenzio devoluto

imponderabile non voluto silenzio fuori dentro case

ma devoluto, perché niente si è detto

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cuore spezzato

ognuno dei vicini di casa ha il cuore spezzato:

il pasticcere all’angolo s’è dimenticato

della torta bianca panna dell’anniversario;

il vecchio col cane, camminando e dondolando,

al saluto non ti guarda mai il viso;

la ragazza bionda in fondo alza al massimo

lo stereo della macchina tedesca, cerca

di dimenticarsi della separazione;

l’ex postino passa malinconico presso

le buchette, sospira. è allora che fa capolino

il sole in mezzo alla strada ancora umida e

che le nostalgie s’asciugano illuminate.

ed io penso ai suoi difetti, ai miei.

così che il latte versato, non lo sia stato

per niente.

non luogo

l’approdo non c’è, è un non luogo.
piuttosto una marcia lenta: a volte
sfianca, a tratti esalta, a volte bianco
o meglio trasparente. come niente.

…senza titolo…

suppliche di madre
suppliche che non trovano
tuniche lunghe sfilaccianti
né capo né coda
né storia né dimora.
suppliche che non sanno
di stanchi arzigogoli portatrici
labbra piegate verso
sfibranti attese di pietas.
questo tempo mi domanda
ed io rispondo coll’attesa
al mistero di qualcosa
mentre l’albero fruscia brezza
la lucertola sfila come top model
la macchina scuoce, calda crepita
ed il mio viso s’incaponisce
in un eterno involontario
grigio pietoso, inoperoso.