poesia yoklux

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

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no, non posso crederci

————————–da un’idea di Al

non credo a c’è il sole
tutti i giorni di sole
al mi piace purché piaccia
al rutilante baraccone
della pubblica commemorazione.
non credo alla poesia rosa
ed alle intermedie sfumature
d tedio e grigio dei versi
con bianco nero cartolina,
al se fossi stato un uomo
non sarebbe successo
da starnazzanti miliardarie urlato
non credo ai benestanti fruitori
dei diritti universali, benpensanti
e agenti malamente
non credo alle ideologie son tutte
manifestazioni dello stesso
luciferino e mostruoso potere
che sangue e grasso vuole
e ogni giorno ha
complici fanatici disposti
al martirio degli altri.
non credo al magico mondo
della concorrenza nuova
straordinaria scienza che tutto guarisce
non guarisce nulla, i ponti crollano
lo stesso, non credo a tutti quei volontari
anime belle manipolate tatuate bucherellate
non credo a tutte questa perfezione diffusa
che se la canta e se la suona
non credo alla chirurgia estetica
che brutalizza tessuti vivi
e cuori morti
non credo ai buoni sempre
campioni umani con villa sui colli
non credo al capitale
alla finanza internazionale
anche perché sono povero
il mio tempo è donato pressoché gratis
al datore di lavoro, ai suoi manager superiori
dovrò lavorare sino al disfacimento del corpo
e della mente, se non mi ammalo e muoio prima
riceverò un orologio e una pacca sulla schiena
(un tempo: ora non ti danno
l’orologio). non credo nello stato
che si elegge da solo, ai burocrati laidi
che sopravvivono anche alle guerre nucleari
non credo a tutta questa capacità di renderci umani.
eppure del capitalismo non saprei farne a meno
della santa possibilità di uscire di casa e dirigermi
al primo supermercato anche la domenica
e i giorni festivi e la notte
trovarmi di fronte all’apoteosi di colorato e splendido scatolame
a basso prezzo, tutto perfettamente impilato
organizzato come in nessun altro luogo
l’ordine e il fresco sovrani
l’inconsistenza del personale:
all’acquisto felice e soddisfatto
sprizzo entusiasmo
persino lussuria
sono uomo libero
che andarsene a letto vuole
dormire sognando e dimenticarsi.

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non si sfugge

mozart inizia
a tre anni
ma poi muore povero
finisce in una fossa comune
dimenticato
van gogh incomincia tardi
e muore povero
folle o sano senza un orecchio
picasso è quasi sempre ricco
modigliani spende tutto in alcool
e non vende un quadro
bukowski diventa famoso a 40 anni
poi deve comprarsi una bella casa
ed una bmw nera
per le tasse
beve molto prima e dopo
burroughs ha sempre
la scimmia sulla schiena
e spacciatore non solo di sogni
jim uno poeta stronzetto acido
che fa un’ultima gita a Parigi
pergolesi enfant prodige
si paga le rette del conservatorio
col suo enorme talento
napoli capitale della musica
chet drogato marcio senza sordina
e labbro spaccato
carver, dylan Thomas
sempre col bicchiere in mano
celine nazista e genio al termine dei giorni
pound fascista per non essere inghiottito
dal conformismo
artaud squilibrato
campana schizofrenico
electroshoccato sino allo spasismo
all’ultima cena
pavese sexton levi mishima
l’elenco infinito degli esausti
invece noi qui inesausti e determinati
siamo più forti
più ricchi
più creativi
viviamo tutti i giorni
uno alla volta
aggiungendo qualcosa o nulla
non posso illuminarvi
posso tranquillizzarvi
trovate voi un senso
non ho altro da dirvi
ah!

se non ci fosse l’amore

ci siamo lasciati male
urlando l’uno contro l’altra
perché siamo molto diversi
ma già lo sapevamo
fummo consapevoli delle discrepanze, degli scogli
ma lasciammo che le cose
andassero per il loro verso
rotolassero: è il bello delle scommesse.
poi è passato sornione il pomeriggio estivo
i pochi sono tornati dal lavoro sottofondo di cicale
con le macchine piene d’aria fredda
nell’appartamento vicino martellavano con insistenza
come se un nuovo inquilino stesse per arrivare
a minuti, a secondi, ora: la pacchia è finita.
poi alle diciotto circa
ha suonato il medico della mutua
sembrava un burbero boscaiolo con camicia a scacchi
gilet da pescatore, la faccia da stupido burocrate
tre autografi, il suo lasciapassare e via, buonasera.
quando sei tornata martellavano ancora
il cielo era buio o quasi
io avevo già mangiato i resti del pranzo
e non avevo dimenticato
di mettere sul tavolo
un piatto, un bicchiere, un pezzo di pane francese
prosciutto e melone, tovagliolo. una bottiglia
di pignoletto ghiacciata.
e le mie scuse. subito dopo le tue come dessert.

non s’insegna il potere

non s’insegna il potere
a chi potere non ha avuto mai
a chi ha sognato coi piedi interrati
e tutti i giorni paiono uguali
malleabili al profitto minimo
senza ampi margini. inimmaginabile
la libertà vagheggiata, le pulsioni
della linea che divide et impera.
impensabile la destinazione buona
i sentimenti facili, la busta paga
dei lavori intellettuali
e una eventuale umile riscossa
anche senza bandiera rossa.

18 non sono haiku

*
sale in pentola
sale in zucca
la sapidità oggi è reato.

*
il servo di nessuno
si dedica all’aria allo spazio
io non son mai sazio.

*
voglio scrivere ciò che voglio
la libertà non si scuce
io rammendo ogni buco.

*
dicevano il jazz è morto
poi col sax è risorto
con Kamasi ha rilasciato il porto.

*
mi fascia la panciera
assai mi prude la pancia
mi finirei con una lancia.

*
il gufo dà occupato
come lui insistente
mi ripeto: ho riagganciato.

*
l’allusione al popolo
l’illusione di contare
i numeri parlano chiaro.

*
temporale violento
foglie dappertutto
la mia furia pure sparsa.

*
l’indiano sbaglia civico
la pizza si raffredda
mi mette inappetenza.

*
ernia ombelicale
mi metto a passeggiare
mi segue la luna.

*
ammesso e non concesso
io esco lo stesso
sfiorano le parole.

*
vecchia noiosa la vicina
trascorsa è la mattina
l’ape sempre in cerca d’acqua.

*
appeso il bucato stremato
il filo rigido come metallo
pizzicato dal plastico ciappetto.

*
passo il tempo
stupro haiku
mi cade la penna.

*
penso a volte alla pensione
allora vedo Dante in purgatorio
la commedia va a cominciare.

*
il vicino mi porta la fattura
la strada ora è rammendata
tutto il tempo senza acqua.

*
l’acqua non esce
la strada è sbrindellata
la bolletta arriva lo stesso.

*
indossiamo una maglia rossa
intasiamo di gattini i server:
il nulla oltre l’arcobaleno.

non si invecchia facilmente

lavoriamo tutta una vita
spesso un lavoro che non amiamo
e non capiamo
poi ci ammaliamo
e finiamo in una stanza
con un dottore
ci lega al letto
e ci picchia duro perché
è incazzato nero
o per altri motivi personali
che qui non staremo ad indagare-
forse l’odore di vecchio delle stanze
e dei pannoloni pieni lo disturbano.
cerchiamo i figli
di quei padri e di quelle madri
rinchiusi in queste strutture solidali:
sono andati al mare
hanno pure loro dei figli
e magari una moglie
son cresciuti bene
sono civili consumatori
non hanno tempo da perdere
perché il lavoro ti prosciuga la vita
e quando torni a casa
vorresti solo dormire e sognare.
andate a prendere
i vostri padri
le vostre madri
siete ancora in tempo
portateli al parco
e parlate con loro
oppure non dite nulla
sedetevi e guardatevi negli occhi
sarà sorprendente.
o avvilente.

io non so

io non so
per certo
quante cose potrei
dire
forse dovrei starmene zitto
e
tollerare
l’azzurro del nostro cielo
le vibrazioni delle foglie
nel torpore
dell’autunno pensato.
ma non ho voglia
di questa poesia scadente
che è la realtà apparente:
datemi sangue
e
quell’odio atavico
che fa sentire giovani
e vivi
come a due anni
di fronte all`intero mondo.

vederti non vederti

non amo vederti diversa
t`ho conosciuta come roccia
e la roccia resta ferma
attorno il fiume
il mondo abbraccia il fiume:
come una filastrocca
ci si spezza cautamente
si giunge al buio con luce
si giunge alla luce
dopo tutti i tornanti delle notti
che la vetta giace:
è l`eroe che manca
sulla vetta la bandiera.

certi uomini non sono

certi uomini sono lavoro
e qualche birra la sera
i fine settimana esausti.
appendono i loro camici
solo la domenica sera
quando gli sguardi
son vuoti dal venerdì
fine turno. gli uomini
sono il loro lavoro
che ha fagogitato
come uno squalo affamato
vita figli cervello.
quando vanno in pensione
termina l’ultimo turno
finisce la vita
senz’essere mai principiata.
non è cosa buona
ma è l’unica cosa
altre non ci sono
nella società ognuno
ha il suo ruolo
anche uno solo
anche nessuno.

la classe operaia non ci va in paradiso

ho le mani sozze
so di tanti mestieri
che son pure miei
infermieri: quando
triste appaio
un chiodo pianto
come la chiave
nel bagagliaio
l’apro:
sotto che trovo?
trovo un nodo
un intreccio storto
di cappi, tanti, al collo.
il collo dell’operaio
distorto proletario
nascosto sotto al tappeto
del mondo
schifato oggi peggio
dell’usuraio.

non credo proprio

io non sono bravo
non ho nulla da insegnare
sul piedistallo
non mi sento a mio agio.
difficilmente
mi sento a mio agio:
in silenzio
con una sinfonia di Shostakovich
una birra ghiacciata
in una mano
calma, serenità
nell’altra
sempre a distanza di sicurezza.
l’equilibrismo
del mondo conosciuto
la comprensione schiva
di quello sconosciuto.
il mare non mi interessa
le auto, lo sport.
la bellezza
mi fa sentire
qualcosa di più.
credo nella fantastica
eccitazione dello
stile
della fantasia al potere.
non credo in una missione.
credo nell’abitudine
nella forza dell`acqua
sulla pietra.
sento
che abbiamo l’obbligo
di non essere
troppo tristi
dispersi
e sconosciuti.

non finito vagheggiare

nel distacco mi compiaccio
credo e son soddisfatto
che tutto sia eterno blù .
vedo rosso quando soffro
dal nero trafilato
e se rido giallo, viola, azzurro
di toni tutto un defilar .
eppoi tutti si fondono
mi confondono, ridacchiano
come finito il temporale
i merli: tutti qui saperli
ridanciani mi dovevan
cospargere di terriccio
ed in compagnia del riccio
radicare e alterarmi
di bocciuoli e rami.

non mi credo capace

non mi credo capace
e alla luna non sospiro.
figlio del tempo mio
sotto tono e sotto vuoto
come l’esalazione
gassosa nello stomaco lesionato.
non mi credo neppure
non mi specchio e spero:
spero nella luce migliore
in un angolo che non sia superfluo
illuso. incapace e freddo
come titanio
a far la storia, scriverla.

teologia del non credente

tutto è sacro
anche le foglie secche
sull’asfalto.
la percezione
il colore rosso
di ciò che sento
sotto e sopra gli alberi
dormienti.
abbiate cura
dei sentimenti
persino le azioni
li coinvolgono
pure quando e persino
se non amate.

chi ha tempo non aspetti tempo

questo tempo
che chiami speranza
ma la speranza
è del potere emanazione
bluff incoerente
fallimentare in terra
perché illusione.
questo tempo che segna la gente
talmente violento
questo gioire di un non terreno
che non avremo
davvero un gioco estremo.
il potere non vuole
una soddisfazione qui
vorrà ciò che non si vede
perché non c’è
ne qui ne là
né dove
né quando.

non c’è piú, è venuto a mancare, passare di là…

nostra sorte comune
la morte.
immaginarla
non è dato: una postura
un black-out
un soffio a mancare
forse.
nero seppia
tunnel senza sbocco
pace o inferno
chi sa
non può dirlo
chi vorrebbe
deve aspettare:
che di bello
ancora qualcosa
ci sarà da fare.

il tempo non esiste (?)

mi chiedo a che serva
questa inumana resistenza
alla macchina che tutto
sputa, macina
(mai e poi mai si sfugge alla macchina)
il tempo che non esiste per i fisici
ma per i lavoratori sì
denti digrignanti, fauci in tensione
produzione. mi chiedo
se la pulsione arginata dal verso
vita, sia una liaison tra carne e cielo

se povertà sia davvero dignità.

nel mentre il consumo fa

ciò che deve fare e non

ci rende immortali: ci si ritroverà
nel fondo della bottiglia
con la chioma ribaltata

occhi lacrimati:
chi ci guarda ci vede piccini
noi all’opposto sempre Dei cattivi

astrologie

salvatori straordinari,

esequie di ragione

piuttosto illusioni.

primordiali non liberi

lo sguardo fioco dell’operaio

la stragrande maggioranza silenziosa

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vangelo

non strade

ma percorso

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buone feste

vanno e vengono gli uccelli, come te. e non sai,

nulla. moriresti per me?! tralascia scuse, polvere

ricordi, tralascia… taccio, taccio per conclusione

buona creanza, elusione.

m’autoassolvo

sei coro di no

sculacciata continua

ma io non so darti via

anche se sei già ora

non più mia.

non sei stata

appartenenza, piuttosto

convivenza,

in contemporanea d’amore

singola mania di sicurezza,

indipendenza,

confusione di ruoli

e gioco di dadi-

che di strada ne hai fatta poi

tra appartamenti,

presunti miraggi,

sogni sfatati…

va bene, va bene

ti lascio libera

così che di libertà pretesa

non saprai che fartene.

ed io capo di me stesso

tra me e me

nuovo vecchio

darmi ordini, lenire.

non luogo

l’approdo non c’è, è un non luogo.

piuttosto una lenta marcia: a volte

sfianca, a tratti esalta, a volte bianco

o meglio trasparente. come niente.

non finito

all’incontrario

disegno l’incontro -memorandum d’occhi-

inchiostro come notte nero, perpetuo cielo

e pensiero snello. che posso rifarlo – gesto,

riaverti ogni volta per non risentirmi sola

carta del mazzo. ed ogni volta li ricavo

dal pieno i tuoi gesti, come non finito

michelangiolesco. perfetto infinito.

Quanto basta...

Riflettere, condividere pensieri. Senza esagerare. Quanto basta...

UNO STRANO POETA

Quando la poesia incontra la vita di un ragazzo

Giuditta Michelangeli (tra versi e prosa)

Scrivo per passione e per noia, scrivo per passione annoiata. Lo pseudonimo è uno strumento ed è confusione, è uno strumento per confondersi. ("Sii sempre un poeta, anche facendo prosa.” - C. Baudelaire)

Unterwegs

In cammino

sovrasenso bisbigliato

"quando ti sono postuma ti ritrai negando il nesso tra suono e pensiero pensato." (Anna62)

Brezza d'essenza

Quando scrivo dimentico che esisto, ma ricordo chi sono.

ilcollomozzo

FU ALL'INIZIO UNO STUDIO. SCRIVEVO SILENZI, NOTTI, SEGNAVO L'INESPRIMIBILE. FISSAVO VERTIGINI. A. R.

Parole & Carriole

Poesie D'Amore e Trucioli Di Libertà

amilgaquasino

A.A.A. Cercasi (un modo vecchio come il mondo per mettersi sul mercato)

Sogno Diurno

(la poesia è sogno diurno)

Neobar

"Noi non siamo mai esistiti, la verità sono queste forme nella sommità dei cieli." Pasolini

contro analisi

il blog di Francesco Erspamer

Rosa Frullo

Rosa Frullo. Un poeta e un filosofo tra Spleen e Masochismo

Angela Francia

LA DITTATURA PERFETTA AVRA' LA SEMBIANZA DI UNA DEMOCRAZIA, UNA PRIGIONE SENZA MURI NELLA QUALE I PRIGIONIERI NON SOGNERANNO MAI DI FUGGIRE. UN SISTEMA DI SCHIAVITU' DOVE, GRAZIE AL CONSUMO E AL DIVERTIMENTO, GLI SCHIAVI AMERANNO LA LORO SCHIAVITU.

formavera

rivista di poesia e poetica

Non di questo mondo

Nel mio taschino c'è tutto quello che va conservato per non andar perduto.

Michelangelo Buonarroti è tornato

Non ce la fo' più a star zitto

Un cielo vispo di stelle

tentativi di prosa e di poesia

Memorabilia

Mille sono i modi di viaggiare, altrettanti quelli di raccontare.

sibillla5

forse poesia

scritture immaginali

blog di Giovanni Baldaccini

Paolo Valesio

A Plurilingual Site for Creativity and Criticism

salone del lutto

«Se tutti moriamo o ci perdiamo è perché il meccanismo del mondo si basa sull'estinzione e sulla perdita».

STEREONOMONO

Classic Audio and High Fidelity

Musica & Musicologia

Musicista non è chi solo suona ma chi anche pensa in musica

Irene Rapelli's writing

(Il cielo stellato dentro di me)

LIMINA MUNDI

Per l'alto mare aperto

Versante Ripido

Fanzine online per la diffusione della poesia

mezzaginestra

Cultura? Pop e piano, sir.

Cultura Oltre

Rivista culturale on line

'twas my dog, babe

All'infuori di quel che manca, poi c'è tutto.

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il mondo non è tondo

Zonadidisagio

Il blog di Nicola Vacca

Musica classica ieri e oggi

La qualità viene prima dell'esistenza stessa.

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“La lettura della poesia è un atto anarchico” Hans M. Enzensberger

Poesia Ultracontemporanea

Un'antologia permanente a cura di Sonia Caporossi

Assolo di poesia

Luca Parenti, poeta a tratti. La poesia non è un museo delle cere e non è un pranzo di gala.

Moll(am)y

Costringimi, ma lasciami andare. Vieni anche tu, se no faccio da sola!

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