*

vidi mio padre seccarsi, ingiallire
immobile. altre cose non posso dire
se non che tutti, proprio tutti
dobbiamo soffrire, poi morire.

carezza di padre

la rara carezza d’un padre
resta per anni riposta
come nel sottovaso d’agosto
lo scorpione protetto.
io la tiro fuori quando
sono solo o sto per diventarlo:
parole e occhi amici
appaiono subito dopo
come fari nella buia notte.
perchè si ha bisogno
di una luce forte:
la vita si nasconde pure
agli occhi indiscreti.

diabaram (da “Padre e figlio”*)

notte nel rumore sordo lontano
ombroso del concerto pop o rock o nulla di niente,
cielo stellato caldo sopra
dentro nessuna morale
la televisione accesa
ma il cervello spento,
è imbarazzante. Diabaram
di Sakamoto e N’Dour
cesella l’indicibile
e s’illumina il buio
non di luce di lampione led
-nuovi, appena installati
dai politici
illuminati-
ma di terrena sacralità
atea, operaia. quanto cuore immane
nelle frasi più piccine:
l’insignificante
farà vivere ancora
e di più dirò:
ci farà
sopravvivere
un minuto ancora
sol ciò che serve, appunto.
.
.
.
.
*regia di Pasquale Pozzessere

padre e figlio

ti vorrei dire

talmente tante cose

ad esempio

che va tutto bene:

il pane è buono

la musica è mia fedele compagna

il lavoro c’è

mia madre è forte

vive ancora nella stessa casa

quella che avete diviso per quasi 50 anni

ho il mio amore e

diventerò padre ad agosto

penso che farò come mi hai detto

perché già penso come avevi cercato

non c’è rancore

non c’è nessun sospeso

se non la tua assenza

spero d’essere più o meno come te

forte calmo intelligente

di non sbagliare molto

ma d’essere felice molto

con discrezione

te lo volevo dire

con quei versi che ti facevo leggere

con tanti verbi

infinito per infinito

semplicemente

non è solo sintesi

è anche tanta

tanta ammirazione.

a mio padre

padre mio

contrafforte

della morte

(tutta nostra

speranza,

egoismo

ad oltranza)

.

la carne

putrefà

lasciando

odore d’anima

buona nella casa

di timbri novelli

.

(tirami se vuoi

i piedi

nella notte

lunga, cupa

e lorda)

.

padre sei contrafforte

dei miei neuroni

(esalta

la mia neutra

solitaria vitalità)

.

diluiti nel cocktail

originale e perpetuo

del gioco ricopiato

ed ingenuo

.

T’amo

tanto

quanto

sono

di te.

.

.

.

.

apologia d’amore

padre ogni tanto ti penso

scende una lacrima, non sempre

asciutto sortilegio.

rammento quando ce ne stavamo in laboratorio

per ore e ore segando e saldando

io a volte m’arrabbiavo

perché mi volevi insegnare

anche quello che già stavo scoprendo da solo

oppure ci stringevamo la mano

quando un apparecchio funzionava

una festa dai tratti dimessi, ma intensissimi.

non eri tanto generoso dei tuoi sentimenti

col contagocce centellinavi umanità

nelle piccole azioni

ma sei stato grande

grande grande.

 

 

irragionevolezza della gioventù

dicono

quando non ci saranno più

allora

sì ne sentirai forte la mancanza

di padre e madre-

si ricorda sempre più facilmente il peggio

non si apprezza mai

ciò che si ha tra le mani

tuttavia

una parte di ragione c’è

ed anche se vigorosi liti hanno martellato i rapporti umani

in svariate occasioni

bé, la realtà vera è

che

la solitudine brucia

e

che puoi dimenarti quanto vuoi:

gira la ruota

non è rosso o nero

non si vince nulla di più

alla fine è nero seppia sempre

e sferzate di sangue

rosso sotto.

…senza titolo…

il ricordo d’un padre è in una serratura al tramonto

nel temporale estivo (preferendo la montagna fresca)

nelle note della sinfonia di leningrado

nello sguardo del vicino assonnato

nelle riviste d’hi-fi

nel corpo

nelle mani

nell’idea di lavoro

(quant’era orgoglioso del suo lavoro)

in una mini cooper verde e bianca elaborata

nella potenza sportiva della golf gti prima serie

nella casa che abito nata dalla sua vivida intuizione

stamattina al bar col croissant ed il cappuccio

il ricordo del padre mi  rende piccino piccino

grande grande di commozione, struggimento, inazione

perché ultimamente passo così il tempo:

faccio ciò che penso e penso ciò che non posso.

mortalità

mio padre nell’urna nera sul mobile in alto, la guardo
sono persino felice, scoppierei a piangere
(lui mi leggeva, non parlava).
stiamo assieme ancora con la musica
un buon libro, l’intelligenza del silenzio:
come continuasse lo scambio.