no, non posso crederci

————————–da un’idea di Al

non credo a c’è il sole
tutti i giorni di sole
al mi piace purché piaccia
al rutilante baraccone
della pubblica commemorazione.
non credo alla poesia rosa
ed alle intermedie sfumature
d tedio e grigio dei versi
con bianco nero cartolina,
al se fossi stato un uomo
non sarebbe successo
da starnazzanti miliardarie urlato
non credo ai benestanti fruitori
dei diritti universali, benpensanti
e agenti malamente
non credo alle ideologie son tutte
manifestazioni dello stesso
luciferino e mostruoso potere
che sangue e grasso vuole
e ogni giorno ha
complici fanatici disposti
al martirio degli altri.
non credo al magico mondo
della concorrenza nuova
straordinaria scienza che tutto guarisce
non guarisce nulla, i ponti crollano
lo stesso, non credo a tutti quei volontari
anime belle manipolate tatuate bucherellate
non credo a tutte questa perfezione diffusa
che se la canta e se la suona
non credo alla chirurgia estetica
che brutalizza tessuti vivi
e cuori morti
non credo ai buoni sempre
campioni umani con villa sui colli
non credo al capitale
alla finanza internazionale
anche perché sono povero
il mio tempo è donato pressoché gratis
al datore di lavoro, ai suoi manager superiori
dovrò lavorare sino al disfacimento del corpo
e della mente, se non mi ammalo e muoio prima
riceverò un orologio e una pacca sulla schiena
(un tempo: ora non ti danno
l’orologio). non credo nello stato
che si elegge da solo, ai burocrati laidi
che sopravvivono anche alle guerre nucleari
non credo a tutta questa capacità di renderci umani.
eppure del capitalismo non saprei farne a meno
della santa possibilità di uscire di casa e dirigermi
al primo supermercato anche la domenica
e i giorni festivi e la notte
trovarmi di fronte all’apoteosi di colorato e splendido scatolame
a basso prezzo, tutto perfettamente impilato
organizzato come in nessun altro luogo
l’ordine e il fresco sovrani
l’inconsistenza del personale:
all’acquisto felice e soddisfatto
sprizzo entusiasmo
persino lussuria
sono uomo libero
che andarsene a letto vuole
dormire sognando e dimenticarsi.

scusi, ho un male cane, dove posso estrarre una morale?

uh, hai visto in televisione
tutti quei politicanti mostri?
hanno vinto tutti, nessuno escluso
nessuno perde e nessuno va a votare
perchè il maschio medio italiano
non trova lavoro, sotto i 25 soprattutto
la femmina invece non trova
più il sex symbol che la fa sognare
(i politici sono brutti quasi sempre
dentro e fuori, diciamolo).
tutti hanno studiato la tecnica
dimenticando l’umanità
che chi sa come muoverle le mani
è già a metà dell’opera
chi pensa perde tempo
eppoi s’arrovella e i panni sporchi
si lavano in casa.
il popolo non crede più nella politica
e pensa all’uomo forte
che raddrizzi
la penisola al volante
la penisola delle spiagge affollate
del divertimento illimitato:
a tutte le età, a tutte le ore
c’è un uomo felice d’esser contento
quanto è assetato di democrazia.
qualcuno afferma che un paese
che dimentica la storia
non ha futuro. cazzo,
io mi sono già scordato
che cosa dovevo scrivere…

…senza titolo…

il ricordo d’un padre è in una serratura al tramonto

nel temporale estivo (preferendo la montagna fresca)

nelle note della sinfonia di leningrado

nello sguardo del vicino assonnato

nelle riviste d’hi-fi

nel corpo

nelle mani

nell’idea di lavoro

(quant’era orgoglioso del suo lavoro)

in una mini cooper verde e bianca elaborata

nella potenza sportiva della golf gti prima serie

nella casa che abito nata dalla sua vivida intuizione

stamattina al bar col croissant ed il cappuccio

il ricordo del padre mi  rende piccino piccino

grande grande di commozione, struggimento, inazione

perché ultimamente passo così il tempo:

faccio ciò che penso e penso ciò che non posso.