dolce primavera

già i fichi pronti
bitorzoluti infanti
appesi ai giganti:
le foglie come madri
in delicate pose,
tace il verde nella sera
è stato pomeriggio
senza polpa dolce:
lo sarà, con meno
discrezione e sennò
andrò in dispensa
m’impossesserò
della zuccheriera
così fiera, che sì
non potrà che dirmi:
sarà dolce primavera.

guarda che sole splendente, è primavera

non ci sono più i padroni
autoritari d’una volta
e nemmeno il lavoro
non so, forse c’è un collegamento

ma non ne sono sicuro.
i robot ci faranno le scarpe
la politica muore
sotto al peso della pecunia
i sindacati elargiscono
servizi indotti
da un potere kafkiano
la merce ha vinto sull’umanità

perché non c’è più umanità

che grande ruota la storia

milioni di persone
ci osservano affamate
e vogliono assomigliarci

ma non sanno

pretendono l’illusione
vogliono perdere la libertà
ogni giorno:
otto ore di gioie e soddisfazioni
ogni santo dì
messo sulla terra
dal nostro grande creatore
per far arricchire
un uomo, il timoniere.
la civiltà
domanda

ma nessuno risponde
il capitale pretende
la vita se ne va
pian piano
senza disturbare.

passaggio a goccia

s’asciuga l’umido non tace più il sole

arriva la primavera? così pare ed è

naturalmente, imbrigliata vitalità

nel cuore di goccia. s’appare allora

più chiari, quasi ialini, ch’ io

possa allacciarti come nodo

finalmente e non al pettine.

ma non farmi innervosire, ti prego.

 

aspettativa dolorante

l’estate defilata, autunno inoltrato
pare primavera. l’inversione è acceso divertimento,
burla. figlierà dolore l’alta aspettativa.