sangue

sento il bisogno di sangue, l’odore dei globuli
è nell’aria assieme allo smog, all’amianto
alle onde del wi-fi, alle scie chimiche, ai diserbanti
inesplicabile e potente
la gente non vede l’ora d’impiccare
il proprio capro espiatorio
più velocemente possibile
senza domande senza risposte
non c’è ragione a tutto quest’odio
eppure c’è, è cera tangibile, olio
è nelle fabbriche -le ultime-
negli uffici dei colletti bianchi inamidati
nelle mascelle dei dirigenti
nella santificazione dei capi di industria
una sete di sangue primordiale
da scimmie appena appena carnivore
con clava, canini e incisivi affilati
il popolo social vuole ogni giorno
carne della propria carne
eppoi azzannerà se stesso
nell’ultimo mostruoso impeto dei benestanti
lontano anni luce dal potere dei padri.

sangue sulle mani

quanto è buia la notte

della colpa. sanguinaria

e blasfema. sono forte

come Newman in Cool Hand Luke

stesso sorriso

parole poche.

la mia salvezza

le mie bugie

la mia salvezza

le mie certezze

qualcuno mi picchia

e io non reagisco.

sono tondo

in una storia quadrata.

guerra a noi

tutto nero di sangue

il mondo: è guerra, infame

scontro d’ignoranze

preconcetti, difetti e disumani

capitali. viene il tempo

dei fiumi rossi, dei torrenti

di globuli fanciulli, vecchi,

donne -e le strade

al mare sono sature ed i market

pieni, il sole arroventa

come il primo giorno

senz’atmosfera. ma si sa:

il grasso continuerà a bruciare

ed il prezzo inconsapevole del tutto

pagheremo come tatuaggi volgari.

un oceano senz’acqua

hai troppa passione

toglila.

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viso terso

c’è il tuo sorriso
nel cielo. alcune nuvole
coprono i denti.
quelli che m’hanno
portato via
tanto sangue.

*

ho un attimo grande come tutto il mondo
per l’acqua ritornante (tutto ridiventa:
come il sangue dal donatore
l’ispirazione dal quadro fisso secolare
il colore dall’arcobaleno appeso, liquefatto come Dalì
le interiora in un pasto senza tempo, senza danaro) sembro
questa nuova consegna dall’alto
anche se prima o poi sarò, come regola, beato commiato-
oggi, giorno fulcro di schiamazzo temporale:
precipita l’acqua
ticchetta, preme
sulle foglie, i tetti,
idrata le rosolate marsigliesi
in fretta, picchietta;
sfiora per sua presenza
gli assi cartesiani del tempo, tormenta
per peso e sostanza.
forma corolla di puri umori fulgidi tardivi
corona turbolenta di vapore freddo, pigia sulla capoccia
calda, non fa
ch’evaporare qui: pioggia riconsegna
il sorriso candido
la mano umida di pace
che la terra da sola m’ha tolto
abbandonandomi
tra un’idea di cielo
e la radice bitorzoluta del seme nel fondo denso
ferroso, di lombrico.
ed io non sono pianta,
non dico-
anche se nessuno
crede. apparendo
e dormendo farò
l’idea che serve
a farmi ritornante
nella mente fredda.

roulette russa

tra il mento sferico
e l’ugola bagnata
un taglio di barba
con baldanza esagerata:
sangue in gocce
sui peli invadenti
sì, mi convinco
oltre gli inaspettati incidenti:
l’aldilà attrae
dallo specchio che ritrae.