solo

l’inconveniente
di star con la gente
sempre pertinente:
sia perché dell’ironia
insufficente e insofferente
di tutto e tutti
(l’italiano medio
è massimo nel lamento
un portento).
allora mi farò isolato
esterrefatto eremita
che da solo
si tiene la vita.

*

non è ancora finito
già ti chiedi perché al termine
la differenza sarà più della somma.
oggi che il sentiero è stato tracciato
all’ombra e non c’è una costanza
retroattiva
e
milioni si comportano
seguendo uno schema fisso
generico.
e poi se andrà bene
sarà merito
d’uno
solo.

diversi i giochi

raggiunto dal sole

accecante

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questa poesia senza titolo

notte. solamente da solo e
la musica di dimitri shostakovich
tra il pensiero ed il cielo stellato
fra il toast ed il prosciutto cotto
(tenero filante spuntino di mezzanotte).
sarebbe tutto più difficile senza le sue note grottesche
la sua schizofrenia eccitante. così studio, memorizzo
ogni nota ed anche il silenzio nero tra
e l’acida ironia del brutale delirio.
la magia ripropone se stessa così come la bellezza
si rende evidente, tangibile
all’incapace, al politicante.
anche all’agnostico infreddolito,
al dittatore, al capitano d’industria
all’operaio stretto nella catena di montaggio.
ed anche ciò che è spuntato e malato
inumano contro natura, è reso vivo
vibrante di luce.

ricordarsi

più ti sento vicino
più t’allontani.
più ricordo
tanto dimentico.
rimanendo solo
senza tuoi pensieri
è già ieri d’ore
che non si son mai
vissute.

luccicanza da balera

allora, s’è fatta ora
di mandar tutto in malora?
avevo i sentori, come dei sudori,
come cane il tartufo subodora
mi scopro solo a misurar la prole
e un futuro. sino in fondo
non ho compreso se capita
che bisogna tener duro
o di duro il solo cuore averlo
come di mattoni un muro.

armonie

arrivarci in piedi
in fondo
da solo
senza un volo
con un epitaffio
buono, al sodo.